Abolire le preferenze: un altro scippo alla sovranità popolare

Il blog Affari Italiani ha riportato nel suo numero del 29 aprile l’indiscrezione secondo la quale nella Commissione “Affari Istituzionali” della Camera si stia lavorando, maggioranza e opposizione, ad un testo di modifica della legge elettorale per le prossime elezioni comunali e regionali da tenersi probabilmente in autunno. Secondo questa modifica sarebbero eliminate le preferenze e sarebbe lasciata ai partiti o ai patron dei movimenti civici l’ordine dei candidati nei listini che indicherebbe l’ordine di elezione nei consigli comunali e regionali: le così dette “liste bloccate”, per intenderci. L’unico vincolo sarebbe l’alternanza nelle prime postazioni di candidati e candidate.

Tale scelta sarebbe motivata col fatto che, eliminando le preferenze, si eviterebbe una campagna elettorale particolarmente agguerrita, fatta all’insegna di una spasmodica caccia al consenso personale, con il rischio di far saltare ogni cautela e prudenza ai fini della prevenzione del possibile ritorno del contagio.

Vediamo innanzitutto di dimostrare la futilità e l’inconsistenza di siffatta motivazione. A giugno (non a ottobre, novembre) centinaia di migliaia di studenti dovranno fare gli esami di stato in presenza, decine di migliaia di insegnanti formeranno le commissioni, di conseguenza qualche centinaio di migliaia di collaboratori scolastici ed assistenti amministrativi ritorneranno a lavorare nei loro uffici e nei loro plessi e ci si preoccupa di non poter fare svolgere le elezioni con le preferenze? In cosa sarebbe più rischioso rispetto anche alla riapertura delle scuole in settembre? Considerato, tra l’altro, che in quel caso torneranno a riempirsi autobus, treni, metropolitane ed altri mezzi di trasporto?

Inoltre poiché, con questo sistema sono eletti solo i primi in lista, non è assolutamente improbabile che tutti i candidati che si trovano a centro lista non si mobilitino accanitamente perché per loro ci sarebbe una speranza di essere eletti solo se la lista vincesse. E quindi in che misura sarebbe scongiurato il rischio paventato?

Queste le ragioni di contorno. Affrontiamo ora le ragioni di merito. È ormai evidente che l’emergenza sanitaria abbia dato la stura ad un progressivo indebolimento delle garanzie democratiche e delle libertà personali e comunitarie. Il frutto di carciofo della democrazia e della sovranità popolare viene “spennato” foglia dopo foglia. Prima la quarantena della “Fase 1” che ha di fatto limitato l’agibilità delle forze e dei movimenti di opposizione nell’effettuare una efficace opera di vigilanza e di controllo sull’operato del governo. Poi i DPCM a raffica che hanno escluso dal processo decisionale il Parlamento (diretta emanazione della volontà popolare secondo l’ortodossia delle democrazia parlamentare). Poi l’Unione Europea che ci cala dall’alto il MES senza che i rappresentanti del popolo possano discuterne ed esprimersi con un voto, di recente si sarebbero registrati anche episodi in cui le forze dell’ordine hanno bloccato manifestazioni di partite IVA contro il governo, pur organizzate e programmate in sicurezza con tanto di distanziamento e mascherine. Le ragioni oggettive del contenimento del contagio sono state strumentalizzate per questa sottrazione di libertà e sovranità.

Last but not the least non si potranno chiedere preferenze e i consiglieri regionali e comunali saranno dirette emanazioni dei partiti o meglio, in tempi di crisi dei partiti, di chi li controlla. Forse i che grillini intendono il loro caro “uno ad uno” come il rapporto tra il loro capo ed ogni singolo aspirante candidato? Insomma l’ennesimo duro colpo alla democrazia e alla partecipazione popolare rischia di essere inferto quando con poche ma semplici, chiare e non contraddittorie, indicazioni si potrebbe far tenere una campagna elettorale in tutta sicurezza, soprattutto facendo appello a quella correttezza che complessivamente il popolo italiano ha dimostrato e che tutti gli hanno riconosciuto.

Per quasi tre mesi si sono svolte “lezioni a distanza” con le conseguenti riunioni di consigli ed organi collegiali vari utilizzando piattaforme informatiche, social, whatsapp e quant’altro e non sarebbe immaginabile che i candidati si possano proporre ai loro elettori in questa maniera evitando, eccezionalmente per questa tornata, assemblee, comizi, incontri, cene elettorali e distribuzione di santini porta a porta? Forse c’è da essere più preoccupati se si pensa di poter far votare in un solo giorno o in un giorno e mezzo e far entrare gli elettori uno alla volta nei seggi, operazione questa matematicamente impossibile.

Pubblicità
Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi