La degenerazione finale del Movimento 5 Stelle

Chi avrebbe mai pensato che il partito dell’”onestà”, quello nato da nessun’altra istanza se non quella di un malcontento rabbioso verso la dubbia integrità e adeguatezza della classe politica italiana, avrebbe prodotto il più imbarazzante e ambiguo Ministro della Giustizia della storia repubblicana. Uno che, limitandoci alle ultime settimane, interviene maldestramente sulla prescrizione dei reati, confonde il dolo con la colpa, si inventa l’inverosimile nuova attenuante dell’affievolimento della condotta criminale, fa scoppiare rivolte nelle carceri e, poi, per porre rimedio, fa scarcerare mafiosi di spessore. Il suo Capo di Gabinetto risulta essere stato, insieme al buon Palamara, impegnato per pilotare importanti nomine ai vertici degli uffici giudiziari, in particolare procure, ma lui non fa una piega.

Se in principio il neonato movimento poteva vantare una poco ma sicura alterità rispetto alle nefandezze politico affaristiche tipiche del potere, oggi, nemmeno più quello. Del resto, si tratta di un partito in grado di formare due governi consecutivi del tutto incompatibili fra loro e programmaticamente antitetici nell’ambito della stessa legislatura, di passare dall’essere il soggetto politico principale di una maggioranza di centro destra a una di centro sinistra con la stessa assoluta disinvoltura di un recipiente vuoto.

Se si pensa alla storia della politica italiana, alle sue radici nelle tradizioni liberale, repubblicana e socialista del XIX Secolo, viene da ridere per non piangere a cospetto di questi nani ammaestrati, a queste evanescenti bolle di arroganza senza né arte né parte.

Qualcuno ancora si illude che si possa arrivare ad elezioni anticipate. Temo che a costoro non sia chiara una cosa: i Cinque Stelle sono bullonati alla poltrona e non si schioderanno da lì finché non scenderà il Padre Eterno del fine legislatura a mandarli via a pedate. Sosterrebbero e sosterranno qualsiasi esecutivo pur di non andare a casa anzitempo, e con chiunque: Renzi, Berlusconi, Mao Tse Tung o Bestie di Satana non fa alcuna differenza per loro. Le ragioni, oltre la totale assenza di dignità, sono evidenti: nel prossimo parlamento eleggeranno meno della metà degli attuali deputati e senatori, nella quale non rientreranno – per ridicole questioni di regolamento interno – quelli attuali. Questi ultimi sono dei miracolati unti da Beppe Grillo che fino a tre anni fa facevano gli impiegati, gli studenti, i commercianti, i disoccupati, dediti alle insolenze verso la “kasta” sui social network, ed oggi si ritrovano con 18 mila euro al mese più i benefit.

Sono nient’altro che i pupazzi della magistratura e di Marco Travaglio infiltrati nei palazzi della politica per distruggere la politica. Sono la dimostrazione lampante che la loro decennale propaganda era mera demagogia di infimo livello, atta a soggiogare il consenso della fetta più ingenua o bacchettona della popolazione. Le loro battaglie erano specchietti per le allodole. Tutto ciò che credevano e sostenevano di combattere loro lo incarnano nella forma peggiore. Quando avranno esaurito la loro credibilità – e sono sulla buona strada – verranno buttati al macero e usati come capro espiatorio dai burattinai che li hanno piazzati là dove si trovano adesso, ricevendone comunque in buona uscita un bel gruzzolo di privilegi che al cittadino comune sono preclusi.

Un’entità della stessa sostanza di una scorreggia. Una macchietta nella storia di questo paese che avrà, qualora la politica dovesse sopravvivergli, l’unico beneficio di rendere non più percorribile la via del giustizialismo populista da stadio. Sono il punto di arrivo della parabola discendente che parte dalla questione morale, passa per mani pulite, e arriva al travaglismo prima di farsi partito. Una delle più grandi truffe della politica italiana. Una scorreggia che parte rumorosa e si fa loffa, silenziosa e puzzolente.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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