Accordo UE: bene per Conte, male per l’Italia

Dopo cinque giorni di gran teatro l’accordo al Consiglio europeo è arrivato. Grandi applausi da parte della sinistra e delle forze filo-governative e indubbiamente – come ha ammesso anche Giorgia Meloni – Giuseppe Conte è riuscito a portare a casa la pelle. Ad una prima lettura, infatti, l’Italia non sfigura particolarmente nelle cifre che gli verrebbero assegnate, ma – purtroppo – il diavolo, come al solito, è nei dettagli. E in questo caso è un brutto diavolo, che non si manifesterà subito ma strada facendo nel corso dell’attuazione di questo accordo.

Innanzitutto deve essere chiaro che Conte si è bruciato la più importante carta che aveva in mano: poteva esercitare il diritto di veto sul bilancio pluriennale europeo e invece, approvandolo, si è impegnato a versare soldi certi dell’Italia in cambio di soldi che (forse e lentamente) arriveranno e di prestiti che dovremo comunque restituire.

Citiamo da scenarieconomici.it:

In totale i fondi vengono distribuiti come segue :

390 miliardi di denaro a fondo perduto;

360 miliardi di prestiti.

Questi fondi vengono poi distribuiti fra i diversi programmi europei, come segue:

Recovery and Resilience Facility (RRF) EUR 672.5 miliardi di cui prestiti per EUR 360 mld e contributi per EUR 312.5 mld
• ReactEU: EUR 47.5 mld (sono i fondi per la cassa integrazione )
• Horizon Europe: EUR 5 miliardi (ricerca)
• InvestEU: EUR 5.6 Mld
• Rural Development: EUR 7.5 mld
• Just Transition Fund (JTF): EUR 10 mld (lavoro)
• RescEU: EUR 1.9 mld (protezione civile)
Totale: EUR 750 mld

  • “L’impegno” dei fondi perduti (non la loro erogazione , attenzione….) dovrà essere fatto per il 70% entro 2021 e 2022,  il restante 30% nel 2023. Questo significa che i progetti devono essere pronti subito e non possono essere poi integrati in seguito nell’arco dei 7 anni del piano pluriennale;
  • già nel 2021 il 10% del fondo dovrà essere versato, per 67 miliardi , come pre -ammortamento…
  • resta il “Super freno a mano”voluto dai nordici. Il testo è come segue : “La Commissione chiede il parere del comitato economico e finanziario in merito al raggiungimento soddisfacente delle tappe e degli obiettivi pertinenti. Il comitato economico e finanziario si adopera per raggiungere un consenso. Se, in via eccezionale, uno o più Stati membri ritengono che vi siano gravi deviazioni dal soddisfacente raggiungimento delle pietre miliari e degli obiettivi pertinenti, possono chiedere al presidente del Consiglio europeo di sottoporre la questione al prossimo Consiglio europeo.”
    Per essere chiari OGNI SINGOLO STATO può sollevare una questione di inadempimento contro un altro Stato, e questa sarà decisa A MAGGIORANZA dal Consiglio d’Europa. Praticamente ogni stato può sollevare la questione e poi la maggioranza, che ha base politica, della UE viene a decidere….
  • Una fetta molto consistente dei fondi è vincolata al raggiungimento della neutralità climatica e questo rischia di renderne l’impiego perfino controproducente per i vari sistemi economici, come l’Italia: “L’azione per il clima sarà integrata nelle politiche e nei programmi finanziati nell’ambito del QFP e dell’NGEU.Un obiettivo climatico globale del 30% si applicherà all’importo totale delle spese del QFP e del NGEU e si rifletterà in obiettivi adeguati nella legislazione settoriale. Devono rispettare l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050 e contribuire al raggiungimento dei nuovi obiettivi climatici dell’Unione per il 2030, che saranno aggiornati entro la fine dell’anno.”
  • Tutto questo sarà pagato da nuove tasse europee, o , come amano chiamarle, “Risorse proprie dalla UE“. Le tasse europee arriveranno allo 1,4% del Prodotto Nazionale Lordo (non quello netto , che crea delle distorsioni per i paradisi fiscali…..) dei singoli paesi sino al 1,46% complessivo sul PIL della UE:“L’attuale risorsa propria basata sull’IVA sarà sostituita dal metodo alternativo semplificato e raffinato della Commissione a partire da gennaio 2019 con un’aliquota uniforme dello 0,3% che si applicherà alla base IVA di tutti gli Stati membri determinate secondo la metodologia raffinata proposta da la Commissione. Per ciascuno Stato membro, la base IVA da prendere in considerazione a tal fine non deve superare il 50% del reddito nazionale lordo. 145. L’Unione nei prossimi anni lavorerà per riformare il sistema delle risorse proprie e introdurre nuove risorse proprie. 146. Come primo passo, una nuova risorsa propria sarà introdotta e applicata dal 1 ° gennaio 2021, composta da una quota delle entrate provenienti da un contributo nazionale calcolata sul peso dei rifiuti di imballaggi in plastica non riciclata con un tasso di chiamata di 0,80 EUR per chilogrammo con un meccanismo per evitare un impatto eccessivamente regressivo sui contributi nazion” Quindi l’Italia e gli altri paesi dovranno pagare un contributi ulteriore sulla base delle plastiche non riciclate. Una Plastic tax a livello nazionale…
  • Qualcuno però ottiene riduzioni importanti  e su base annua: Risorsa propria basata sull’IVA:
  • Germania: EUR 3 671 milioni; Danimarca: EUR 377 milioni;
    • Paesi Bassi: EUR 1 921 milioni;
    • Austria: EUR 565 milioni;
    • Svezia: EUR 1 069 milioni.

Alla fine la Germania porta a casa una riduzione della propria contribuzione alla UE per quasi 26 miliardi in 7 anni. Noi italiani pagheremo di più.

Questi risultati ci permettono di dire che abbiamo dei vincitori: Paesi Bassi, Germania, Austria, Svezia e  Danimarca pagheranno meno, mentre l’Italia pagherà di più. Si, otterremo qualche fondo perduto in più, ma di difficile utilizzo perché vincolato alle politiche della Commissione sull’ambiente. I fondi saranno “Impegnati”, non erogati, subito, quindi avremo anche una progettazione raffazzonata e lasciata in mano al partito Democratico.

“Ci adopereremo per evitare una fregatura che si intravede grossa come una casa in fondo al tunnel“, dice Matteo Salvini in conferenza stampa al Senato. “Isoldi arriveranno fra un anno se l’Italia farà le riforme nel campo delle pensioni, del lavoro, della giustizia e dell’istruzione decise dall’Europa: legge Fornero e Patrimoniale sui risparmi. Noi come Lega vigileremo perché così non sia. Si tratta di un prestito che va restituito con i versamenti annui: diamo 15, abbiamo indietro 10 e i soldi a fondo perduto dovranno essere restituiti fino al 2056″, spiega il leader della Lega. “L’ammontare complessivo è dimezzato, ma anche le modalità di finanziamento sono diverse visto che si tratta di somme da rimborsare”, commenta Alberto Bagnai, responsabile Economia della Lega. “Ricordo che i fondi vengono erogati subordinatamente alla presentazione di un Piano per la ripresa e la resilienza (Rrp) che viene approvato se ci scriviamo quello che ci hanno detto di scriverci. Ovvero in base alle raccomandazioni”, precisa Bagnai. Inoltre, in base all’accordo aumenta “il condizionamento politico che la Ue esercita sulle politiche nazionali. Abbiamo lasciato la politica industriale ed economica dell’Italia in mano alla Commissione europea“.

Critica anche la Meloni che però ammette il risultato tattico di Conte: “Abbiamo votato a Bruxelles per il debito comune, che ha reso possibile il Recovery Fund. Abbiamo tifato per l’Italia in ogni momento. Con la coscienza a posto ora, a negoziato concluso, voglio dire che Conte è uscito in piedi ma poteva e doveva andare meglio. È stato sbagliato dare per acquisiti i 500 miliardi di sussidi proposti da Merkel e Macron e poi aprire a un taglio in cambio di zero condizionalità. È tornato a casa con meno sussidi e più condizionalità.” Che continua: “Ma quello che ci preoccupa di più è che non solo queste risorse arriveranno a primavera 2021 inoltrata ma che per spenderle dovremo comunque passare dalle forche caudine dei Rutte di turno: non si chiama “diritto di veto” ma il “super freno di emergenza” funzionerà allo stesso modo. Si rischia un inaccettabile commissariamento delle scelte di politica economica di una Nazione sovrana.”

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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