Al Parlamento Salvini e Meloni stroncano le larghe intese. Election day in autunno con le Regioni?

Un dimesso e biascicante Giuseppe Conte ha svolto ieri le sue informative in Parlamento sulla Fase 2, quella della ripresa economica dopo l’emergenza. A parte le solite (sempre meno convinte) autocelebrazioni e la confusione più assoluta sul futuro, l’unico elemento politico significativo (!!!) è stato l’ennesimo tentativo di mantenersi in equilibrio tra fedeltà europeista del PD ed euro-scetticismo dei 5 Stelle: come camminare su un filo teso sul vuoto fino al prossimo Consiglio europeo del 23 aprile.

A questa informativa del Presidente del consiglio hanno fatto da contraltare le energiche prese di posizione delle opposizioni “sovraniste”. Scontata nella sua coerenza Giorgia Meloni, molto più significativo l’intervento del Senatore Alberto Bagnai che, sotto lo sguardo vigile di Salvini, ha chiesto a gran voce le dimissioni di Conte e il ritorno dell’iniziativa nelle mani del Parlamento, ponendo fine alla sospensione della democrazia con la scusa dell’emergenza.

L’intervento di Bagnai è stato rilevante non solo per quello che ha detto, ma soprattutto perché Salvini, per dare voce alla Lega al Senato, ha scelto proprio l’esponente più simbolico dell’anima sovranista del suo partito. Quindi un chiaro messaggio per stroncare tutta la narrazione che in questi giorni è stata imbastita sulla possibilità di far nascere un Governo di larghe intere. Leggendo Repubblica, e anche Dagospia, questa narrazione si snoda tra un Gianni Letta di nuovo in movimento come pesce pilota di Berlusconi per trovare intese trasversali, Matteo Renzi cerniera di questo obiettivo e Giancarlo Giorgetti a rappresentare l’anima accordista della Lega. Con Mario Draghi nelle vesti del tecnocrate predestinato alla guida del Governo.

Ovviamente il sottofondo ideologico e programmatico di questo tentativo trasversale – come nel caso del Governo Monti – è una convinta adesione alle ricette liberiste ed europeiste come guida per portare l’Italia fuori dalla crisi economica. Prospettare grandi intese significa impedire alla democrazia di scegliere la linea di governo della nazione e, in mancanza di qualche generale golpista, l’unica alternativa è quella dirigista e tecnocratica che viene da Bruxelles (e Berlino). Tutto il “pacchetto” di misure preparato in Europa per fronteggiare l’emergenza economica e sanitaria è costruito su questa linea: un insieme di prestiti finalizzati a strangolare l’Italia e costringerla ad accettare la guida economica e politica della Troika (Ue-Bce-Fmi).

Stroncare questa narrazione non significa avere immediatamente delle alternative. E infatti nessuno sa dire cosa accadrà quando Conte, in questo o in un prossimo Consiglio europeo, andrà a sbattere contro i diktat europei, perdendo definitivamente l’equilibrio sul filo dell’equivoco che ha mantenuto fino ad ora. Tantomeno è pronosticabile se il Movimento 5 Stelle, che di questi equivoci è la causa principale, riuscirà a non infrangersi di fronte all’impatto con la realtà.

Ma oggi c’è una alternativa alla scelta tra la padella del Governo Conte e la brace di un Esecutivo di unità nazionale. Con un recente decreto, appena firmato dal Presidente Mattarella, il Consigli dei Ministri ha spostato le elezioni regionali nella finestra tra settembre e novembre prossimo. In questo periodo, quindi, voteranno ben cinque regioni. Perche non accomunare queste scadenze elettorali in un bel election day anche per il rinnovo di Camera e Senato?

Tanto, con cinque decisive regioni in palio, la campagna elettorale ci sarà lo stesso, le lacerazioni politiche pure, alla faccia dell’emergenza e della crisi economica. Tanto vale levarci tutto il carico dalle spalle ed accomunare le elezioni nazionali con quelle regionali. Finalmente, in questo modo, avremo un governo in grado di scegliere, con la legittimazione democratica, che linea tenere in Europa e in Italia. Tutti dovranno sciogliere i loro equivoci e parlare chiaro agli elettori e probabilmente vedremo scomparire dal Parlamento quell’equivoco fatto partito che si chiama Movimento 5 Stelle. Coraggio, ragazzi, il momento della verità sta arrivando.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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