Anche i notai chiedono i 600 euro: l’emergenza mette a nudo la crisi delle professioni ordinistiche.

La notizia è di quelle che imbarazzano , ma è proprio vero, ai tempi del Covid 19 a chiedere il sussidio di 600 euro ci sono, tra gli altri, 353 notai. Ma in realtà potrebbero essere molti di più, perché dalle statistiche rese note ad averne diritto (cioè coloro che in base al fatturato 2019 non hanno superato i 35.000 euro oppure hanno avuto un calo del 33% sotto i 50.000) sono più di mille, quindi parliamo  del 20% dei notai italiani, che stando alle dichiarazioni dei redditi vivrebbero al netto delle tasse con poco più di 1500 euro al mese.

Cosi il Coronavirus mette a nudo la crisi della più ricca e invidiata professione italiana: solo qualche anno fa, il reddito medio dei notai superava i 310.000 mila euro l’anno, sicché non senza un evidente imbarazzo, la Cassa del notariato ha spiegato che il fenomeno riguarda soprattutto i giovani e coloro che hanno sedi nelle aree interne, il che certamente offre una spiegazione ma di certo non fa ben sperare per il futuro.

Le cose vanno molto peggio per gli avvocati: sono addirittura più della metà degli avvocati italiani ad aver chiesto il reddito di ultima istanza, in tutto 131 mila su 240 000 legali iscritti all’ordine di riferimento. Anche qui la risposta delle casse è la stessa: ad essere più in difficoltà sono soprattutto i giovani.

Inar cassa da parte sua non ha ancora reso note le percentuali dei richiedenti tra gli ingeneri  e gli architetti.

Ricordiamo che per le professioni ordinistiche c’è tempo fino al 30 Aprile, ma tutto ci lascia pensare che i richiedenti saranno numeri altissimi.

In ultimo, uno studio recente  del Consorzio Aster della Camera di Commercio di Milano, il ventre ricco dell’Italia svela che “il reddito della metà dei professionisti non supera i 1500 euro al mese”. Questo dato sconcerta perché al di là della contingenza della Pandemia in atto, mette a nudo la fragilità reddituale e strutturale delle professioni ordinistiche in Italia, un male che evidentemente attanaglia le professioni  da anni, e non bisogna essere un matematico per comprendere che se la povertà del fatturato riguarda i più giovani, che poi in Italia sono quelli fino a 50 anni, è a rischio anche il sistema previdenziale gestito dalle casse di riferimento, quindi è a rischio la sopravvivenza stessa del sistema.

A conti fatti, pare compiersi  il disegno di una certa sinistra, che negli anni ha lavorato per depotenziare sempre di più l’autonomia e il peso degli ordini professionali e del ceto medio, pilastro di una società fondata sull’importanza dei corpi intermedi nella crescita economica e sociale dello Nazione, attraverso il principio della sussidiarietà. La sinistra ha favorito la destrutturazione e il depauperamento delle libere professioni, depotenziando gradualmente il ruolo degli ordini professionali, promuovendo la formazione delle società di capitali (anche stranieri) negli studi professionali,   gettando  in pasto alla liberalizzazione più audace possibile un patrimonio culturale e umano che era invidiato in tutto il mondo e che oggi conta più di 2,5 milioni di persone.

Appare di tutta evidenza che non basterà il ritorno alla normalità, per avere un’inversione di tendenza, urge una riforma vera del sistema ordinistico italiano che deve tornare ad essere un valore aggiunto della nostra economia e della nostra società, partendo dal rispetto dell’art. 33 della Costituzione. Una riforma che sappia ridisegnare il ruolo del lavoro autonomo, il sistema degli ordini professionali e dei collegi, le forme organizzative, le misure di promozione e di sostegno dei professionisti, partendo proprio dai giovani che sono l’anello più debole della catena.

La destra politica  italiana, che negli anni passati ha svolto un ruolo storicamente rilevante a tutela del sistema ordinistico, deve poter raccogliere la sfida: oggi il mondo delle professioni è privo di un interlocutore politico di riferimento, ma è ancora desideroso di assumere quel ruolo centrale che le compete nel concorrere allo sviluppo economico del paese. Per questo deve ritrovare nella destra italiana un interlocutore politico in grado d’individuare il nuovo orizzonte, rilanciando questo importantissimo ruolo di corpo intermedio tra istituzioni pubbliche e società civile, a garanzia dell’equilibrio tra le finalità della comunità nazionale e i legittimi interessi privati.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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