Antifa e Black Bloc: i due volti oscuri della provocazione globale

Sta continuando ad infiammare l’America la rivolta esplosa dopo la morte di George Floyd, avvenuta nel corso di una  operazione di polizia ad opera di alcuni agenti, che per questo sono stati arrestati con l’accusa di omicidio.

In particolare, l’obiettivo di questa rivolta sembra essere divenuto il Presidente Donald Trump, al quale in qualche modo, si ricondurrebbe la responsabilità del cattivo operato da parte della polizia.

Peccato che ormai la rivolta stia colpendo in modo trasversale l’intera società statunitense, senza più alcuna distinzione politica, danneggiando esercenti e proprietari, conservatori o liberal, di locali, esercizi commerciali, banche, auto, mezzi, strutture pubbliche e perfino chiese.

Ci sono stati due morti a Chicago. Sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco contro agenti di polizia. Un poliziotto è stato investito da un auto dopo una rapina avvenuta ad opera di alcuni rivoltosi travisati al Banco dei Pegni di New York. È stato saccheggiato il Night Store a Manhattan, sono state spaccate le vetrine a centinaia di negozi. Nel Missouri quattro agenti sono stati feriti da colpi di arma da fuoco. Le proteste dilagano ormai in tutte le città americane, in particolare a Dallas, Atlanta, Los Angeles, Buffalo, New York, Washington, e naturalmente Minneapolis.

Il problema del razzismo nella società americana è un vecchio problema che ha riguardato, in realtà, tutta la storia degli Stati Uniti, a partire dall’abolizione della schiavitù, per la quale è stata necessaria una Guerra di Secessione, cioè una vera e propria guerra civile.

Può essere interessante notare che la risoluzione della questione relativa alle minoranze razziali era stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale che aveva portato all’elezione il Presidente Obama. Ma forse è bene notare che la questione razziale è stata anche il più grande fallimento dell’amministrazione Obama.

Proviamo a fornire alcuni dati.

Soltanto nel 2016, prima dell’elezione del Presidente Trump, la polizia americana ha ucciso 509 persone, molte delle quali appartenenti a minoranze etniche.

Ricordiamo alcune di queste vittime di colore.

Philando Castle fu freddato dalla polizia mentre portava le mani al portafoglio per prendere i documenti che la polizia stessa gli aveva richiesto.

Alton Sterling fu abbattuto senza motivo mentre veniva immobilizzato durante un arresto.

Michael Brown fu ucciso a Ferguson. Brown aveva 18 anni, era disarmato e la sua uccisione da parte di un agente di polizia generò la rivolta di Ferguson, scoppiata durante la veglia funebre. Nel corso della rivolta, avvennero saccheggi, e furono distrutti negozi ed incediate auto della polizia.

L’elenco continua con l’uccisione, a freddo di Eric Garner, che morì soffocato dall’agente Daniel Pantaleo, pronunciando la frase “I can’t breathe”, non posso respirare, esattamente nelle stesse condizioni di George Floyd.

Il triste elenco continua ancora con Tamir Rice, Freddy Gray, Jonh Crawford, Tony Robinson, Walter Scott, Jerome Reid, Sandra Bland.

I responsabili di queste uccisioni non sono stati puniti.

L’80% dei fermati a New York, durante il periodo della Presidenza Obama, erano neri o ispanici, percentuale particolarmente importante se si considera che a New York i neri sono il 13% della popolazione americana.

I neri sono il 14% dei consumatori di droga, ma il numero dei neri arrestati per droga raggiunge il 37% del totale.

Come si vede, questi numeri parlano piuttosto chiaramente, circa quello che l’Huffington Post, in un articolo sull’analisi dei fatti qui descritti, definì: “La sfida persa da Obama sulla questione razziale”.

Ciononostante, non solo nessuno ricondusse ad Obama la responsabilità diretta per l’operato della polizia, ma come sappiamo Obama fu addirittura insignito del premio Nobel per la pace, potremmo proprio dire, “con buona pace” anche delle tante guerre di aggressione di cui si è reso responsabile.

Invece, nella attuale rivolta, per qualche strana equazione politico-morale, del genere di quelle a cui siamo abituati anche in Italia, Trump viene indicato come il responsabile da abbattere, nonostante gli indiscutibili successi ottenuti dal Presidente sul piano del rilancio dell’intera economica americana.

Proviamo a capire perché. Quanto sono spontanee le proteste che stanno avvenendo, e quanto sono manovrate? Chi opera all’interno del composito mondo dei manifestanti?

Si tratta di una galassia piuttosto complessa, all’interno della quale, spicca in particolare il gruppo denominato Antifa.

Che cosa è Antifa?

Antifa è un collettivo radicale internazionale, apparentemente privo di leader, strutturato in cellule locali. L’origine storica di Antifa risale addirittura a cavallo degli anni ‘20 e ‘30 in Germania, dove essa nacque per contrastare il nazionalsocialismo.

Ma si tratta di una radice storica che resterà silente fino agli anni ’80, periodo in cui ricomparirà, sempre in Germania con una veste del tutto originale: la veste dei Black Bloc, che useranno il simbolo di Antifa e la sigla AFA (Antifaschistische Aktion) nel corso di violente manifestazioni tenute a Goettingen.

Da allora, la storia di Antifa e dei Black Bloc  si intreccia misteriosamente, in diversi contesti internazionali, come se si trattasse di due volti della stessa realtà.

Il ruolo svolto dai Black Bloc in Europa è noto e le vicende ad essi collegate sono oggetto di indagini che ancora non hanno fatto piena luce sul loro operato. Sono tristemente note, anche in Italia, le vicende del G8 di Genova, che li hanno visti come protagonisti.

Apparentemente schierati contro la globalizzazione, hanno in realtà inquinato e poi fatto fallire le spontanee proteste di popolo che si opponevano al processo teso ad instaurare il cosiddetto mercato globale.

Sono altresì note e dimostrate le infiltrazioni di agenti di polizia all’interno del loro movimento, durante gli episodi di violenza avvenuti nelle manifestazioni. Anche su questo non si è fatto piena luce.

C’è però un episodio che portò all’arresto di un attivista dei Black Block, resosi responsabile di fatti particolarmente violenti, tale Rod Richardson, distintosi proprio durante i disordini del G8 a Genova.

Una Commissione Parlamentare di Inchiesta, voluta da Sir Christopher Pitchford, ha dimostrato che Rod Richardson era in realtà un infiltrato della polizia inglese, che aveva addirittura assunto la falsa identità di un bimbo inglese nato il 5 gennaio del 1973 e morto lo stesso giorno al St. George Hospital di Tooting.

La Procura della Repubblica di Genova è ancora in attesa di chiarimenti da parte delle autorità inglesi.

Un quadro piuttosto inquietante.

L’altra faccia dei Black Bloc, in America, è proprio Antifa. Operano nello stesso modo: teorizzano la violenza come metodo di lotta, vestono di nero e usano le maschere esattamente come i Black Bloc.

Ma stranamente, mentre in Europa si sono schierati contro la globalizzazione ed in realtà l’hanno favorita, in America si schierano contro il grande nemico della globalizzazione, e cioè Donald Trump, puntando a destabilizzare il quadro sociale per indebolire il profilo politico di Trump stesso.

Una sorta di Giano Bifronte al servizio degli oscuri disegni della globalizzazione mondiale e del grande Fratello Sanitario a cui Trump si oppone.

Per completezza di analisi, aggiungiamo che Antifa è presente anche in Germania, nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Svezia, in Danimarca, Grecia, ed al livello informale anche in Italia, Francia ed Israele.

Forse questo può spiegare il senso di alcune proteste solidali con i manifestanti americani avvenute in alcuni paesi europei, e che invece non si verificarono quando il Presidente era Obama.

Può essere altresì interessante aggiungere che Antifa, già presente negli Stati Uniti dal 1999, sotto varie forme, in particolare nel mondo degli ultras del calcio americano, prende improvvisamente vigore negli USA nel 2016, subito dopo l’elezione di Donald Trump.

Ci sono tutti i presupposti per configurare un quadro mondiale che è quello che vede, da una parte, gli oscuri sostenitori della dittatura globalista, tra cui spiccano i nomi dei falsi filantropi come Bill Gates e George Soros, amici della UE di Angela Merkel e di Giuseppe Conte, legati ai nomi dei Clinton, di Obama, dell’OMS e della Cina di Xi Jinping, e dall’altra, la prospettiva di un mondo, che oggi vede proprio in Trump il primo difensore, che sostiene il diritto dei Popolo Sovrani e delle Nazioni di auto-determinare il proprio divenire nella Storia.

Si ripropone ancora una volta, il ruolo dell’Italia all’interno di questo quadro globale.

Di quell’Italia che proprio in questi giorni vede ricomparire inquietanti segnali di repressione a senso unico, nella politica dei due pesi e due misure, che sembrano riecheggiare gli antichi echi già tristemente conosciuti dal nostro paese della strategia della tensione.

Dobbiamo forse aspettarci anche in Italia, oltre alla repressione a senso unico, il risveglio delle cellule dormienti di Antifa?

Il panorama che si intravede non è dei più rassicuranti.

La sfida resta aperta, ed è una sfida che vale la pena di accettare e per la quale vale pena combattere.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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