Avversari e non nemici, l’inganno del pensiero unico

Nel discorso di insediamento del nuove presidente degli U.S.A. Joe Biden (nuovo presidente al netto dei ricorsi legali, ma di fatto “nominato” dal Mainstream mondiale, a cui poco importa la realtà del voto democratico) compare immediatamente la frase simbolo del politicamente corretto “sarò il presidente di tutti, chi non mi ha votato è un mio avversario e non un nemico”

Avversari e non nemici, questo il dogma dei democratici globali.

Poco importa se per vincere le elezioni Biden abbia usato i teppisti di Black Lives Matter, distruttori di vetrine, statue, che tra un inginocchio e l’altro, aggredivano fisicamente “gli avversari politici”, svuotando quando possibile negozi ed abitazioni.

“Avversari” e non nemici, così simili a quelli nostrani, che impediscono fisicamente comizi e manifestazioni di chi non la pensa come loro.

Ma in realtà in questa frase c’è tutta l’ideologia del pensiero unico dominante: si può essere avversari, cioè si può discutere sui nomi ed i personaggi chiamati a guidare un’amministrazione, ma non si può essere in conflitto sul modello del sistema, che al di là di chi vince, deve rimanere il medesimo.

La democrazia globale, il liberismo, l’idolatria del mercato sono dogmi non discutibili nella nuova religione mondiale, immodificabili.

Questa la vera grande colpa di Trump, talmente grave da avergli alienato una buona parte dell’establishment repubblicano, da Bush ai maggiori notabili del partito dell’elefantino.

Ci si può scontrare sul nome, su chi deve occupare le postazioni di potere, ma non si può mettere in discussione, come ha fatto Trump, il modello globale, pena essere additato come un pazzo ed un giullare.

Ed il medesimo schema che si sta ripetendo in Europa: la dialettica tra popolari e socialisti è utile e funzionale alla vita democratica del continente, ma guai mettere in discussione il libero mercato.

Pena l’esclusione dal consenso democratico, esclusione non determinata dal popolo, che in teoria votando dovrebbe legittimare o meno le posizioni, ma dalle elite che decidono in autonomia cosa è giusto dire o meno, quali siano le battaglie politiche che si possono condurre e quali siano invece i temi “tabù”, che non possono entrare nel dibattito.

Questo è quello che Giancarlo Giorgetti sta spiegando a Matteo Salvini, questo è quello che quotidianamente viene “suggerito” dalla stampa a Giorgia Meloni.

Questo fu il viatico con cui si concesse a Gianfranco Fini l’ingresso nel salotto buono della Politica europea.

Avversari e non nemici, disconoscendo in modo definitivo quanto affermava Carl Schmitt, che individuava nella categoria Amico/Nemico, l’unica vera categoria della politica.

Ed in questa frase che si cela il vero inganno dei tempi attuali: un’ideologia, quella globalista, anti comunitaria, anti tradizionale si impone come verità dogmatica, i suoi valori non sono soggetti a discussione, chi si pone in antitesi perde la dignità di soggetto politico, per divenire folle e pericoloso.

Queste sono le regole, e le devi accettare, perché altrimenti anche se prendi milioni di voti, anche se vieni scelto dalla maggioranza del popolo, il tuo destino è di venire emarginato.

I dogmi imposti da una oligarchia che si legittima da sola, diventano i cardini della moderna società globale.

E così non puoi affermare di essere contro l’immigrazione, al massimo puoi contestare quella illegale, perché difendere l’integrità culturale ed etnica di un popolo non è un posizione politica, ma una malattia della mente, ed anche se non hai mai alzato le mani contro nessuno, sei immediatamente equiparato ad uno xenofobo violento.

Poco importa che il democratico illuminato voglia cancellare usi e costumi di chi arriva, imponendo i valori del pensiero occidentale, e lo xenofobo rispetti le colture degli altri, rifiutando di voler imporre la propria: il primo è un “giusto”, il secondo un delinquente.

Ed anche affermare che nel rispetto delle scelte sessuali di tutti, solo le coppie eterosessuali hanno la possibilità di avere figli, invece di essere una realtà tautologica, in quanto determinata dalla natura e non da scelte ideologiche, diventa reato.

Di fatto nel mondo globalista l’avversario politico è colui che la pensa nel medesimo modo, le variazioni possono essere di tipo nominalistico, non culturale o progettuale.

Perché se immagini un modello sociale, culturale ed economico differente, non sei un avversario, ne un nemico: sei un folle.

Ed allora viva la follia

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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