Bonafede, il Ministro delle scarcerazioni dei boss, è soddisfatto

L’Aula del Senato ha bocciato oggi la mozione di sfiducia del centro-destra verso il Ministro della Giustizia Bonafede con 160 voti contro 131 ed un astenuto.

Analogamente, ha respinto la mozione presentata da Emma Bonino, di  +Europa, con 158 voti contro 124 e 19 astenuti.

Il Ministro Bonafede si è dichiarato soddisfatto.

C’è da chiedersi se si dichiarino soddisfatti anche i parenti delle vittime di mafia, i cui autori sono stati rimessi in libertà, in regime di arresti domiciliari.

C’è ancora da chiedersi se anche il popolo italiano possa dichiararsi soddisfatto della conclusione di questa ulteriore farsa della politica italiana.

Ma in fondo, ciò che conta sembra essere la soddisfazione del Ministro e quella della consorteria di potere non eletto dal Popolo, da quel Popolo della cui soddisfazione ormai non ci si preoccupa più da tempo, tanto che  lo si priva del più elementare diritto, che costituisce il fondamento di ogni vera democrazia, e cioè del diritto di voto.

Ancora una volta sembra aver trionfato, nel rispetto della più pura tradizione di Machiavelli, la logica della ragion di Stato.

Quella ragion di Stato in nome della quale, dal dopoguerra ad oggi, si sono giustificati misfatti, tragedie, crimini, stragi, su molti episodi dei quali ancora non è stata fatta piena luce.

Forse neanche in questo caso, il tempo consentirà di acquisire una visione più ampia sui retroscena di questa vicenda.

Proviamo a rimettere un po’ d’ordine negli aspetti ormai già noti di questa storia, limitandoci a fornire alcuni dati.

376 criminali scarcerati, fra cui, Antonino Sacco, erede dei fratelli Graviano, parente degli uomini delle stragi del 1992 e 1993, membro del triumvirato del mandamento di Brancaccio; Francesco Ventrici, esponente della ‘ndrangheta e broker del traffico internazionale di cocaina; Fabio Costantino, della famiglia Mancuso di Limbadi; Ciro Quindici, del clan Mazzarella di Napoli; Emilio Pisano, cognato del boss di Arena; Giosuè Fioretto, cassiere dei Casalesi; Rosalia Di Trapani, moglie del boss mafioso della cupola, Salvatore Lo Piccolo; Nicola Capriati, manager della droga della sacra corona unita; Vito D’angelo, socio del boss Matteo Messina Denaro.

All’interno di questo elenco, colpisce particolarmente la connessione tra Antonino Sacco ed i fratelli Graviano, responsabili delle stragi in cui perirono Falcone e Borsellino, dell’omicidio di Salvo Lima, dell’attentato a Maurizio Costanzo, delle stragi di Firenze, Milano e Roma, e del fallito attentato allo Stadio Olimpico.

Colpisce in modo particolare questa scarcerazione, anche se non meno delle altre, perché proprio oggi Matteo Renzi, per giustificare il suo voto contro la sfiducia a Bonafede, ha citato, devo dire con una certa sfrontatezza, proprio Giovanni Falcone, quando egli si dichiarò contro la cosiddetta “cultura del sospetto”.

Peccato che Falcone sia stato il primo ad essere vittima di quella cultura del sospetto, fino al punto di aver pagato con la vita.

Peccato che colui che si è reso responsabile del suo omicidio sia stato rimesso in libertà, anche grazie alla responsabilità di quel Ministro che, per questo, non si è voluto dimettere e che Renzi oggi ha difeso.

Peccato, ancora di più, che su quella cultura del sospetto, che costò la vita a Giovanni Falcone, ancora oggi non si sia fatta piena luce.

Per di più, non contento, Renzi ha definito la gestione della Giustizia, da parte di Bonafede, “pessima”, ma ha continuato dichiarando che avrebbe votato contro la sfiducia a Bonafede perché così “si comporta un patriota”.

Una strana visione del concetto di amor di Patria, forse figlia di una visione troppo acuta per essere compresa dai più.

Se non fosse tragico, sarebbe davvero comico.

Sulla stessa linea, Matteo Orfini, del PD, che nel suo intervento ha definito “pessima la politica della Giustizia” ed ha aggiunto che “essa deve cambiare radicalmente”.

Ma anche lui ha votato contro la sfiducia a Bonafede.

Può essere interessante notare che, nei giorni scorsi, Teresa Bellanova aveva condannato la politica giustizialista dei Cinquestelle e di Bonafede in particolare, auspicando segnali importanti prima del voto della mozione.

Anche la Boschi, si era recata due volte a Palazzo Chigi, dichiarando che, per orientare il proprio voto sulla sfiducia, attendeva un segnale importante sul “Family Act” e sulle Infrastrutture.

Come non pensare, a giudicare dagli esiti del voto, che questi “segnali” ci siano stati, anche considerando il mutato atteggiamento del M5S sulla sanatoria dei clandestini?

Ma l’Italia, ormai da anni è abituata alla politica dei “segnali”.

E proprio di “segnale” aveva parlato il pentito Pasquale Di Filippo, a proposito della scarcerazione dei 376 criminali, “segnale” alla mafia, quella mafia che con buona probabilità, aveva organizzato la rivolta delle carceri, costata, in 27 istituti di pena, 35 milioni di Euro di danni,  12 detenuti morti, 19 evasi, 41 agenti feriti.

Quella mafia che, come emerso da intercettazioni ambientali, non avrebbe “gradito” la nomina di Di Matteo ai vertici del DAP, quella nomina, prima promessa dal Ministro Bonafede, e poi negata al giudice Di Matteo, al quale aveva preferito l’ormai “dimissionato” Basentini.

“Segnali” tanto chiari, ed univoci da aver evocato nei più attenti analisti lo spettro ancora vagante della trattativa Stato-mafia.

Ma, nonostante tutto questo, il Governo, in nome dell’amor Patrio e della ragion di Stato, “tiene”, l’asse PD-M5S non cede ed il Ministro Bonafede è soddisfatto.

D’altronde, poteva mai accadere che, in un momento come questo, in cui il Governo può continuare a servirsi strumentalmente, ed in assoluta malafede, del potere che gli deriva dalla possibilità di imporre ogni tipo di restrizione e di limitazione e soppressione dei diritti individuali, costituzionalmente garantiti, potesse cedere il proprio potere?

Il “sistema” imposto grazie alla dittatura sanitaria nazionale, riflesso della più ampia dittatura globalista, sta garantendo prospettive di controllo della libera espressione del Popolo, a cui essa non intende certo rinunciare.

Ma, a proposito di segnali, oltre a quelli oscuri e criptici, che emergono sullo sfondo delle trame di potere, per fortuna, ve ne sono anche altri.

Segnali autentici, puri, chiari, immediati, trasparenti.

Segnali di rivolta, non soltanto in Italia, ma in tutta Europa, da parte di quei Popoli che ormai, stanchi di subire una oppressione, economica e culturale, si ribellano e fanno sentire, con la forza delle piazze, la forza del proprio anelito alla libertà ed all’auto-determinazione identitaria.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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