Che cosa ci insegna la storia sulla pandemia da Coronavirus – di Stephen Davies

Attraverso la traduzione del nostro Roberto Pecchioli, proponiamo un articolo del professor Stephen Davies sulle prospettive aperte dalla crisi globale in cui ci ha precipitato il virus Covid 19. È tratto da un sito francofono, <dedefensa.org>, impegnato nell’interpretazione della crisi sociale, culturale, antropologica dell’Occidente. Ci è parso utile portare a conoscenza dei lettori queste importanti riflessioni, anche perché l’autore è al di sopra di ogni “sospetto”. Infatti il professor Stephen Davies è un uomo del potere, un accademico e uno scienziato ricoperto di onori e lodi, insospettabile di inclinazioni rivoluzionarie o complottiste. E’ responsabile educativo presso l’Institute for Economic Affairs di Londra, Senior Fellow all’American Institute for Economic Research, docente di storia e storia dell’economia a Manchester.

Attualmente, c’è un grande dibattito sul tipo di politica più appropriato per affrontare l’epidemia di coronavirus. Ci confrontiamo con una vera pandemia, da quando, all’inizio di febbraio, è stato confermato che il virus si è diffuso in tutti i continenti. La pandemia non avrà termine prima dell’estate e proseguirà con sequenze di episodi per circa diciotto mesi. Il visus presenta una combinazione distruttiva di caratteri, nella misura in cui è altamente infettivo con effetti gravi e ha un tasso di mortalità non trascurabile in una parte significativa di casi, mentre una gran parte delle persone colpite non presenta alcun sintomo. E’ opportuno riflettere sulle probabili risultanze a lungo termine e, al riguardo, la storia è la migliore guida.

Le pandemie e le grandi epidemie sono una caratteristica ricorrente della storia dell’umanità. Una vera pandemia è mondiale, ma il termine è utilizzato anche per ogni epidemia che si propaga oltre il suo punto d’origine geografico. In questo caso, la diffusione dipende dall’uomo, per il tramite dei suoi spostamenti e di quelli degli animali che ci sono associati, come ratti e pidocchi. Le pandemie sono epidemie che si diffondono in quella che possiamo chiamare ecumene, una parte di mondo dall’economia integrata, con una divisione del lavoro (e della produzione N.d.T.) determinata e tenuta insieme dal commercio e lo scambio. Noi viviamo oggi in una vera e propria ecumene mondiale.

Se esaminiamo la storia delle pandemie, ci accorgiamo che hanno la tendenza a prodursi alla fine di un periodo crescente di integrazione commerciale ed economica su una parte rilevante della superficie del pianeta. Infatti questi processi hanno tra gli effetti la crescita dei movimenti umani e l’urbanizzazione massiva, che rendono più probabili le grandi epidemie. Storicamente le pandemie si sono propagate lungo le vie commerciali e di scambio. Molte caratteristiche del nostro attuale modo di vivere rendono più probabile una grave pandemia, in particolare i livelli più elevati di globalizzazione e l’allevamento intensivo moderno, che porta alla nascita di nuovi agenti patogeni tra gli animali, e in seguito l’apparizione di nuove specie di virus assai volatili. Gli scienziati, dopo un certo tempo,se ne sono preoccupati e hanno elaborato piani d’urgenza, quelli che sono attualmente sperimentati.

Quali saranno gli esiti di questa pandemia? La storia mostra che le pandemie fermano o ritardano, talvolta rovesciano, il processo di integrazione economica. Questo è ciò che probabilmente constateremo da oggi. Le catene di approvvigionamento a lunga distanza saranno poste in grave difficoltà, il che porterà molti a rivolgersi di più ai fornitori locali e, di conseguenza, a integrare meno le economie a lunga distanza. Questo processo era iniziato già prima dell’epidemia. Stiamo anche assistendo a un rafforzamento dei controlli sui movimenti, non solo ai confini nazionali, ma anche al loro interno. È improbabile che questa tendenza si inverta completamente, quindi vedremo un inasprimento delle frontiere e un minor numero di viaggi internazionali, specie di lunga distanza.

La pandemia può anche avere importanti ripercussioni politiche. Storicamente, le epidemie indeboliscono la legittimità di Stati e leader e spesso coincidono con disordini popolari. Inoltre debilitano le élite, che hanno proporzionalmente maggiori probabilità di contrarre malattie infettive, poiché viaggiano di più e vivono in grandi metropoli, snodi dei sistemi commerciali. Inoltre, nel mondo di oggi, queste classi sociali sono generalmente più vecchie della media. Un’ulteriore, più diffusa epidemia originata in Cina potrebbe avere gravi conseguenze, soprattutto se la popolazione dovesse pensare che il Partito Comunista ha perduto per questi fatti il “mandato del cielo”.

Inoltre, la pandemia che viviamo potrebbe aggiungere altre pressioni su un sistema finanziario e monetario globale fragile, e innescare un forte calo dei valori patrimoniali che spazzerà via gran parte della ricchezza degli ultra ricchi. Come afferma Walter Scheidel 2in The great leveler, generalmente le catastrofi importanti come guerre e pandemie portano a una forte riduzione della disuguaglianza.

Infine, dal punto di vista generale, le pandemie hanno spesso significativi effetti psicologici e culturali. Spesso sono associati a una ripresa di religioni millenariste, all’idea che la fine del mondo è imminente se non cambiamo radicalmente il nostro pessimo comportamento. Questo tipo di credenza para religiosa ha già trovato espressione in movimenti come Extintion Rebellion 3, e la tendenza è suscettibile di rafforzarsi, con esiti politici e culturali imprevedibili. Per converso, molte persone reagiscono pensando che se la vita è precaria, tanto vale vivere alla giornata e non trattenere alcun desiderio. Alcuni vedono ripristinata o rafforzata la loro fiducia negli esperti, ma molti perdono la poca fiducia che avevano e si rivolgono a idee emarginate, un processo che era già in corso.

La pandemia che il mondo sta attraversando passerà ma non sarà l’ultima. Inoltre, qualunque sarà la sua gravità, la storia dimostra che avrà effetti e conseguenze sul comportamento delle persone in futuro, e questi effetti e conseguenze potrebbero essere più significativi e avere ripercussioni più durature di quelle della pandemia stessa. (trad. Roberto PECCHIOLI)

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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