Condanna sovranista dell’omicidio del Generale Soleimani

Quando Donald Trump vinse su Hillary Clinton nella corsa per le presidenziali Usa il mondo sovranista ha esultato per due ordini di motivi. Il primo era la promessa di Trump di rimettere in discussione il sistema liberoscambista che sta divorando lo sviluppo e il lavoro nell’era della globalizzazione. Il secondo era quello di mettere da parte le pretese imperiali di esportare la democrazia in tutto il mondo, tipiche dei democratici americani, non intromettendosi più del necessario nella vita politica degli altri popoli.

La prima promessa ha trovato riscontro nella “guerra dei dazi” che ha messo un argine all’espansionismo economico cinese, facendo volare l’economia americana. La seconda promessa ha avuto invece una tragica e forse definitiva smentita nell’omicidio del generale iraniano Qasem Soleimani. Peraltro questa violenta svolta avviene pochi mesi dopo che, proprio in nome della dottrina del disimpegno americano dal Medio Oriente, i soldati Usa hanno abbandonato i curdi al loro destino nelle aree un tempo occupate dall’Isis.

La sinistra internazionale ha ovviamente approfittato dell’occasione per scatenare la sua propaganda contro la “follia sovranista” di Trump. Ma in realtà l’omicidio di Soleimani è da condannare proprio in un’ottica sovranista, ancor più che in una logica di umanitarismo cosmopolita. Dal punto di vista del globalismo moralistico alla Obama e alla Clinton per esprime un giudizio bisognerebbe addentrarsi nella biografia del generale ucciso per stabilire se è più un eroe della lotta contro l’Isis o un pericoloso esponente del fanatismo scita. Operazione improbabile ed inutile perché Soleimani non era il capo di una banda terroristica ma il comandate di reparti regolarmente inquadrati nel Repubblica islamica iraniana.

Nell’ottica sovranista basta questa constatazione per condannare l’attacco del Presidente Trump, che con il suo gesto ha violato contemporanea due sovranità nazionali e popolari. Quella in faticoso consolidamento dell’Iraq che, dopo aver subito una simile incursione nel proprio spazio territoriale, ha dovuto reagire chiedendo l’immediato ritiro di tutte le truppe occidentali. E quella di una grande potenza continentale come l’Iran che non può certo accettare che un proprio fedele e importante esponente venga eliminato per l’arbitraria iniziativa di un’altra potenza. Il risultato più grave di questa seconda violazione non saranno tanto le possibili ritorsioni iraniane e islamiche contro gli americani e gli europei, quanto una forte ripresa dei programmi nucleari dell’Iran visti ormai come unica ancora di salvezza rispetto alla perdurante ostilità americana.

Quindi il gesto di Trump non è stato affatto una conseguenza del suo presunto sovranismo, ma è un’aggressione imperialistica contro le sovranità nazionali di altri popoli. Il sovranismo nasce proprio per reagire contro ogni forma di imperialismo sia di carattere politico-militare sia di carattere economico, mentre è il globalismo a rappresentare la foglia di fico dietro cui si nascondono tutti i tentativi di sottomettere i popoli a poteri sovranazionali. Per cui vanno respinte al mittente le accuse e le elucubrazioni del progressismo internazionale, anche in questa occasione preoccupato più di cancellare ogni forma di “anomalia sovranista” che di difendere l’autodeterminazione dei popoli.

In realtà la presidenza Trump, fin dai suoi esordi sullo scenario internazionale, ha oscillato pericolosamente tra l’opportunità di essere la capofila di un cambiamento dello scenario globale in chiave sovranista e, all’opposto, la tentazione di riproporre in forme nuove – e ancora più sgangherate ed improvvisate – vecchie dinamiche imperialistiche. Questa oscillazione rischia di essere pericolosa per il mondo e anche per Donald Trump che si sta sempre più isolando dentro e fuori il suo paese, diventando facile bersaglio dalle élite globaliste, mentre fa crescere ancora il ruolo di Vladimir Putin, l’unico leader mondiale che fino ad ora non ha sbagliato una mossa in Medio Oriente.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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