Conte sempre più in bilico, si scusa con gli Italiani

“Ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti. Chiedo scusa a nome del Governo, e vi assicuro che continueremo a pressare perché i pagamenti e i finanziamenti si completino al più presto” Per la prima volta su Facebook  Giuseppe Conte, noto per la sua arroganza intellettuale e il suo narcisismo, ammette gli errori e chiede scusa agli Italiani. E continua mieloso: “Non farò finta di non sentire i vostri consigli, le vostre sollecitazioni, la vostra rabbia, la vostra angoscia. Non cadono nel vuoto, non sono parole al vento.”

Conte è uscito ammaccato più del previsto dall’ultimo dibattito parlamentare, dove, oltre alla sferzante opposizione di Fdi e Lega, ha registrato la freddezza del vice-Segretario del PD Orlando e la netta presa di distanza di Matteo Renzi.

D’altra parte è evidente a tutti la confusione e l’insufficienza delle regole date per la Fase 2 che comincia il 4 maggio, come i ritardi di tutti i pagamenti dei sostegni all’economia fino ad ora promessi. Ma è la trattativa in Europa che può fare la differenza, anche perché da questa trattativa dipendono le effettive capacità finanziarie del Governo.

“Una possibile rimpasto o crisi potrebbe avvenire solo a giugno al termine dei negoziati europei”, scrive il sempre bene informato sito Dagospia, “Se Conte-Gualtieri non otterranno il Mes senza clausole di killeraggio alla greca, e il varo entro l’estate delle prime tranche del Recovery Fund, scatterebbe il liberi tutti per un rimpasto o nuovo esecutivo di unità nazionale”.  C’è da dire, però, che non tutti nel Pd sembrano d’accordo sulla sorte di Conte. “L’ala democristiana del quartetto Franceschini-Delrio-Guerini-Marcucci spinge perché rimanga”. L’ex Guardasigilli Andrea Orlando invece si è ribellato: “Quanto più la situazione va verso la normalità – ha detto al Messaggero -, tanto più dobbiamo riprendere la normale fisiologia istituzionale”. Che dalle parti del Nazareno, spesso, coincide con ribaltone.

Dagospia parla di “modello Ursula”, per un governo sostenuto “dal Pd, dall’ala governativa dei 5 Stelle, da Italia Viva e Forza Italia” che è esattamente il modello di Matteo Renzi, che pensa a un appoggio esterno al Governo Conte – che potrebbe annunciare a giugno – ponendo così le basi per una crisi. “La strada migliore sarebbe quella di un nuovo esecutivo, con un altro premier”, confida ai suoi fedelissimi secondo quanto riporta La Repubblica in un retroscena. “Ma se Conte si illude che staremo qui fermi ad aspettare che i danni di oggi si trasformino nella valanga di ottobre si sbaglia. Noi saremo altrove, la valanga ci troverà all’opposizione”.

“Conte gode certo di un consenso nell’Italia dei garantiti”, sostiene il leader di Italia Viva, “peccato che tutto il resto del Paese, quello che garantito non è, non sta con lui”. Renzi lo vuole fuori da Palazzo Chigi. Vuole una maggioranza senza di lui. Senza Matteo Salvini e ovviamente senza Giorgia Meloni. Il problema è come fare.  Per convincere i dem Renzi fa sapere che accetterebbe la premiership di Zingaretti o di Franceschini.

Ma non è setto che la Lega sia definitivamente fuori dai giochi prossimo futuri: Giancarlo Giorgetti fa il filo a un’ipotesi Mario Draghi. “Il nome di Draghi non lo ho tirato fuori adesso: lo ho fatto già alla fine dello scorso anno. Ma non è che abbia una ossessione sul nome di Draghi. Poi, sì, a me piace”, ha spiegato l’ ex sottogretario alla presidenza del Consiglio. Una frase però subito ridimensionata per evitare polemiche che riguardano lui e il numero uno del Carroccio: “Il mio partito si chiama ‘Lega Salvini premier’ e quindi è chiaro che l’obiettivo è scritto nel nome del movimento che ho contribuito a far nascere. Chi vuol capire – aggiunge – vada a rivedere l’intervento di Draghi in Cattolica nel 2019. Il titolo era: ‘Conoscenza, coraggio e umiltà’. Chi vuole governare deve avere queste tre virtù”. Doti di cui Giuseppe Conte non può di certo vantarsi.

E chissà che le parole di Giorgetti non siano una profezia: a tifare per un governo di unità nazionale per traghettare il Paese fuori dalla crisi c’è, non a caso, anche Berlusconi. L’unico vero perno che impedisce questo nuovo inciucio nel centro-destra è Giorgia Meloni, che ha in mente un altro scenario, ben più democratico: voto anticipato ad ottobre insieme alle elezioni delle Regioni.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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