Contro le trappole del MES e del SURE, Conte metta il veto sul bilancio europeo

Il presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, dopo aver chiesto scusa all’Italia per la scarsa solidarietà europea con una lettera ad un famoso quotidiano italiano, lancia il SURE (Support to mitigate unemployment risks in emergency), un piano di sostegno alla cassa integrazione destinato ai paesi in difficoltà per contrastare le conseguenze dell’esplosione della pandemia del Coronavirus.

Analizzando quanto comunicato dalla Commissione, si tratterebbe di un prestito di 100 miliardi di euro vincolato a garanzie che gli Stati membri dovranno conferire per 25 miliardi di euro, quindi si tratterebbe dello stesso meccanismo di rotazione finanziaria a debito del MES, il Fondo salva stati. Facendo i conti della serva il nostro paese potrà accedere al Piano SURE se anticiperà una garanzia di tre miliardi di euro, per poter ottenere (non si sa bene quando, perché dal piano non risultano chiari i tempi di immissione di liquidità) alcune centinaia di milioni di euro in più di quello che ha versato. Il tutto dovrebbe avvenire tra l’altro in uno scenario preoccupante, destinato a far crescere l’asimmetria sociale ed economica già presente tra stati membri. Infatti, mentre Spagna e Italia hanno chiuso le industrie e hanno in larga parte bloccato la produzione, la Germania e l’Olanda continuano a produrre perché hanno fatto scelte precauzionali diverse.

Quindi appare evidente che un meccanismo come il SURE, così come è stato concepito dalla Commissione, non serve a nulla se non ad accrescere il nostro debito e ad aumentare il divario tra i paesi del Nord e quelli del Sud.

Di fronte a questa proposta il Ministro agli affari europei, Vincenzo Amendola, si è subito mostrato entusiasta e con una striminzita nota ha salutato il piano come un gran passo in avanti della Commissione europea. Ma il presidente Conte, rispondendo con una lettera ufficiale alla von der Leyen, ha sottolineato (sia pure con un certo garbo istituzionale, che onestamente alla luce della ritrosia e dell’egoismo dirigista della Commissione è fuori luogo) che, per quanto il SURE  sia una proposta sostenibile, “Le risorse necessarie per sostenere i nostri sistemi sanitari, per garantire liquidità in tempi brevi a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, per mettere in sicurezza occupazione e redditi dei lavoratori autonomi, sono molte di più.”

Insomma, se questo è il teatro della trattativa in vista dell’Eurogruppo del 7 aprile e del successivo Consiglio europeo, appare chiaro che  la Commissione ha presentato il fondo SURE sapendo che il blocco dei paesi del Sud non potrà accettarlo, mentre il blocco del Nord, con l’Olanda capofila, cercherà addirittura di ridimensionare verso il basso anche quel poco che la Commissione vuol mettere in campo. La Germania, come al solito d’intesa con la Commissione, cercherà di proporre come punto di sintesi il ricorso al Mes (il famigerato Fondo salva stati) , magari ammantato da una forma leggermente più “light” dei pilastri di condizionalità.

A questo punto bisogna pretendere che il Governo italiano assuma una posizione forte in vista dell’Eurogruppo, senza fidarsi troppo della Francia ci ha abituato negli anni a repentine modifiche di posizione, perché l’asse franco-tedesco a Bruxelles si regge su patti bilaterali molto solidi.

Se davvero Conte e il suo Governo vogliono  incidere sul prossimo Eurogruppo, devono immediatamente abbandonare il bon ton istituzionale ed minacciare di esercitare il diritto di veto dell’Italia sul voto del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2021/2027 (il Bilancio europeo), un diritto contemplato dall’art. 312 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea. In questo modo l’Unione Europea verrebbe paralizzata in tutte le sue funzioni e si troverebbe in una posizione di debolezza estrema.

Oggi è il momento dell’orgoglio nazionale per difendere i diritti essenziali del nostro popolo, non della retorica europeista che troppe volte ci ha portato ad essere arrendevoli e condiscendenti. Questo è l’ineludibile banco di prova per Giuseppe Conte e la sua maggioranza.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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