Coronavirus: continua il massacro dei medici, ma per il PD non deve essere reato

Sono 77 i medici morti dall’inizio dell’emergenza, mentre i contagiati non si contano. Questo massacro non era inevitabile se alla prima linea del fronte sanitario fosse arrivato, invece che un fiume di retorica sugli “eroi della corsia”, il materiale necessario per proteggersi dal contagio. Ancora oggi mancano le mascherine (quelle che bloccano veramente il virus, le FFPP3), i camici e tutte le protezioni necessarie. Mancano negli ospedali e soprattutto tra i medici di base, quelli che vengono in contatto per primi con i malati. Una catena di inadempienze e di intoppi burocratici che parte dal Governo, attraversa molte regioni ed arriva fino ai dirigenti periferiche della sanità ospedaliera, territoriale e privata.

Ma cosa pensa di fare il Partito Democratico? Deresponsabilizzare non solo i personale medico in prima linea – cosa più che giustificata – ma anche i dirigenti dell’apparato sanitario, quelli che stanno nelle retrovie e spesso utilizzano per loro quel poco di materiale protettivo che gli arriva.

Al Senato infatti è stato presentato dal PD il seguente emendamento al decreto Cura Italia:

“Le condotte attive e omissive dei datori di lavoro, pubblici e privati, degli esercenti le professioni sanitarie e degli operatori socio sanitari impiegati nella gestione dell’emergenza COVID-19, che abbiano cagionato danni agli stessi professionisti ed operatori, non determinano responsabilità, né personale né solidale, di ordine penale, civile e amministrativo-contabile, se giustificate dalla necessità di garantire, sia pure con mezzi e modalità non pienamente conformi ai migliori standard di sicurezza, la continuità dell’assistenza sanitaria indifferibile in regime ospedaliero, in regime ambulatoriale e domiciliare o in altro luogo comunque autorizzato…”.

In altri termini tutti i medici e gli infermieri contagiati e i parenti di quelli morti non potranno neppure chiedere i danni a chi li ha mandati a combattere il virus a “mani nude”. Non ci si può appellare soltanto alla deontologia professionale per evitare una vera e propria rivolta del personale sanitario in prima linea. Oggi sul Fatto Quotidiano prende posizione contro questo emendamento anche l’ex-PM Guariniello (quella famoso per le lotte ambientaliste e contro gli OGM in agricoltura): “giusto difendere gli operatori in prima linea, sbagliato estendere uno scudo così assoluto anche ai loro datori di lavoro. Così si rischia un boomerang.”

Per completare il quadro aggiungiamo questa testimonianza di Chicco Costini, militante sovranista e medico di base: “Io faccio il medico di base,la guardia medica ed il medico in carcere e ad oggi la mia ASL non mi ha dato nulla in nessuno dei tre casi, se no gli swiffer rifiutati, giustamente , da Lombardia e Campania. Io so che la mia Direttrice Generale, blindata dentro la ASL, gira – come buona parte degli amministrativi (i pochi che lavorano) – con una mascherina FFPP3.  Io so che a mio fratello che sta in rianimazione hanno detto di entrare con la FFPP2 ed i camici monouso nel reparto COVID. Io so che la DG mi ha detto (dalla finestra perché mi considerava un appestato) che per il rischio ero pagato. Io so che in carcere ci hanno fatto il tampone solo dopo il primo caso positivo, e che la stessa DG ci ha detto che ci stava facendo un piacere, perché non era previsto e lei non ha il personale per fare i tamponi. Io so che due colleghi e tre infermieri ora sono positivi, e piangono a casa per i loro genitori e figli che potrebbero aver contagiato. Io so che la regione Lazio, invece delle mascherine, ci ha riempito di circolari vuote. Io credo che qualcuno alla fine di questa guerra dovrà pagare il fatto di averci mandato al fronte senza le armi. Ma leggendo certi emendamenti, credo che anche molto politici, di maggioranza e opposizione, dovranno risponderne.”

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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