Cosa ne penserebbe Paolo Borsellino…

di Serena Giorgio, studentessa universitaria di Messina

Sono passati ventotto anni dalla strage di via d’amelio, il 19 Luglio 1992 un attentato mafioso costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della sua scorta. Paolo Borsellino fu uno dei magistrati più importanti del pool antimafia e un simbolo alla lotta a Cosa Nostra, organizzazione di stampo mafioso che procurò la sua morte. Ma, voglio ricordare, una citazione che Paolo borsellino fece quando, ancora in vita e consapevole che sarebbe stato ucciso, dichiarò “Mi uccideranno. Ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica, forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”. Infatti, in seguito, la famiglia rifiutò i funerali di Stato, sostenendo di non aver avuto sostegno e tutela da parte di quest’ultimo. Voglio porvi una domanda, che vorrei fosse uno spunto di riflessione: Cosa avrebbe pensato Paolo Borsellino riguardo la scarcerazione di duecentocinquantasei mafiosi, di cui molti quarantuno bis per via del corona virus? Se avesse vissuto questi nostri giorni avrebbe condivido questa scelta o avrebbe manifestato dissenso?

Noi giovani ogni anno in questa data ci ritroviamo qui per dare voce e un senso a quello in cui lui credeva fortemente, e in cui adesso crediamo anche noi.
Egli sosteneva che la lotta alla mafia doveva essere un movimento culturale e morale che coinvolegesse tutti, specialmente le giovani generazioni. Infatti, diceva testualmente, e concludo : “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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