Covid-19: tutte le ipotesi convergono sulle responsabilità della Cina

Sotto osservazione la pandemia, un’emergenza sanitaria globale causata dal Covid-19, che ci attanaglia la vita da mesi, dal sito del Ministero della Salute si apprende che “I primi due casi di Coronavirus in Italia, sono stati individuati in una coppia di turisti cinesi, come confermato, il 30 gennaio, dall’Istituto Spallanzani, dove sono stati ricoverati in isolamento dal 29 gennaio e dichiarati guariti il 26 febbraio. Il primo caso di trasmissione secondaria si è verificato a Codogno, Comune della Lombardia in provincia di Lodi, il 18 febbraio 2020.”.

La domanda spontanea è quale sia l’origine del Coronavirus che ha causato la pandemia, si va dalle teorie naturali a quelle complottiste, fino a quelle di errori commessi in laboratorio.

Sull’argomento interviene un illustre scienziato Luc Montagnier, è un medico, biologo e virologo francese, professore presso l’Istituto Pasteur di Parigi, presidente della fondazione mondiale per la ricerca e prevenzione dell’AIDS, ha scoperto nel 1983 il virus dell’HIV, insieme alla dottoressa Françoise Barré-Sinoussi e al dottor Robert Gallo, ed ha vinto il Premio Nobel per la medicina 2008. Nel 2012 Montagnier venne nominato direttore ad interim del Chantal Biya International Reference Centre (CIRCB) di Yaoundé (Camerun), centro di riferimento a livello internazionale nella lotta a HIV e AIDS.

Nell’aprile 2020, in occasione di un’intervista rilasciata ad un podcast francese che tratta tematiche mediche, Montagnier ha dichiarato che il virus SARS-CoV-2 – responsabile della pandemia da COVID-19 iniziata alla fine dell’anno precedente – sarebbe originato in un laboratorio di ricerca della città cinese di Wuhan durante alcuni studi sulla possibile creazione di un vaccino contro il virus HIV.

Lo scienziato spiegava e provava che nel gennaio 2020, l’università di Nuova Delhi pubblicava la teoria che il genoma del SARS-CoV-2 conterrebbe alcune sequenze presenti anche in quello del virus HIV.

Tale dichiarazione ha scatenato delle critiche e delle reazioni, anche nel mondo scientifico.

L’illustre premio Nobel, nel dichiararsi uomo libero, e non condizionabile da pressioni politiche, insiste nella sua posizione spiegando che sussiste una somiglianza tra i due genomi virali, come confermata da ulteriori ricerche dallo stesso condotte con la collaborazione del ricercatore Jean-Claude Perez (ingegnere già dipendente della IBM e che si occupa di biologia teorica), il quale aveva pubblicato studi che approfondivano l’origine e l’evoluzione del virus, da Wuhan fino al covid-19.

Montagnier intervenne in diretta durante una trasmissione del canale all-news francese CNews ribadendo la sua posizione, ed ancor più affermando che nella diffusione nella pandemia ha avuto un ruolo determinante anche le frequenze elettromagnetiche della tecnologia 5G, recentemente introdotta e ampiamente diffusa proprio a Wuhan.

In definitiva la posizione è che il virus Sars-CoV-2 è il risultato di una sperimentazione che ha generato un virus ibrido con quello dell’Hiv.

Un accenno provocatorio che ha nuovamente comportato opposizione da altri scienziati, che disconoscevano la correlazione tra covid-19 e tecnologia 5 G.

La Federazione Italiana Scienze della Vita (Fisv) ha sottolineato che l’ipotesi di Montagnier si fonda su una ricerca indiana, pubblicata su un sito non filtrato da revisori scientifici e ritirata, ed afferma che dall’analisi delle sequenze genetiche del nuovo coronavirus si tratterebbe di “una naturale evoluzione e non di una ricombinazione in provetta… Le brevi sequenze codificate anche nel genoma dell’Hiv si sono generate per caso, come dimostra il fatto che si ritrovano in numerose proteine di mammiferi, insetti, batteri, e virus”.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha detto che il coronavirus della COVID-19 proviene dagli animali e non ci sono prove di manipolazione in laboratorio, smentendo, quindi la teoria di Luc Montagnier.

Afferma la portavoce dell’OMS Fadela Chaib, che “Tutte le prove disponibili indicano l’origine animale del coronavirus: non è stato manipolato o costruito in laboratorio né da nessuna altra parte”, “Riteniamo quindi molto probabile che il virus sia di origine animale e che abbia il suo serbatoio ecologico nei pipistrelli”.

Per il Dott. Massimo Galli, esperto di malattie infettive e primario dell’ospedale Sacco di Milano, il Coronavirus non può essere stato creato in laboratorio, ed afferma che “sulla base delle caratteristiche e comportamento appare evidente che è un virus che si è evoluto e cresciuto in natura, non certo in laboratorio…”.

Per cresciuto in natura (e non in laboratorio), si intende quel mondo animale dai cani e gatti, scorpioni e serpenti, i famigerati pipistrelli e chissà cos’altro, tanto apprezzati dalla cucina cinese, come documentano alcuni corrispondenti del Daily Mail, che affermano sono tornati ad occupare le solite gabbie strette e arrugginite che forse, durante le scorse settimane di emergenza sanitaria, non hanno mai lasciato.

Infatti, che il contagio da coronavirus sia partito dal mercato di Wuhan, lo afferma il biologo Jared Diamond, membro dell’Accademia delle Scienze Usa e vincitore del Premio Pulitzer con “Armi acciaio e malattie“, il quale sostiene che la pandemia che ha costretto il mondo al lockdown e provocato migliaia di morti, “non si sarebbe mai diffusa se 17 anni fa, dopo la Sars, i cinesi avessero chiuso i mercati di animali selvatici vivi. Sono stati i mercati aperti in Cina a spianare la strada al virus Covid 19. Questi poi sono stati chiusi, ma resta ancora aperta la strada di trasmissione rappresentata dal commercio illegale di animali per la medicina tradizionale. Se questo traffico rimarrà aperto continuerà la diffusione di malattie dagli animali all’uomo”.

Nel contempo il Presidente Usa, Trump, ha dichiarato che non finanzierà l’OMS, considerata la gestione della pandemia nei primi giorni, di cui è il primo contribuente con 400-500 milioni l’anno (un decimo del bilancio), accusandola di aver insabbiato insieme alla Cina l’emergenza coronavirus causando molte più vittime, nonché di aver criticato la sua decisione di sospendere tutti i voli provenienti da quel Paese.

Una decisione temporanea, finché gli Stati Uniti avranno completato la loro indagine sulle responsabilità dell’Oms,

Nel contempo il 22 aprile 2020, il Missisipi ha dichiarato che il suo Stato presenterà una causa contro il governo cinese e chiederà un risarcimento per le perdite subite.

Un dato importante che il dottor Li Wenliang, medico di Wuhan che aveva cercato di dare l’allarme sull’epidemia, ma era stato redarguito dalla polizia, successivamente è deceduto a causa del virus.

Alcuni medici ospedalieri a Wuhan, alla fine dicembre sapevano del sorgere della epidemia, e contestavano la versione ufficiale dell’autorità, della “misteriosa polmonite”.

I medici dissenzienti, contro il potere dittatoriale, si erano costituiti in un gruppo, in una chat, per scambiarsi informazioni.

Le autorità di Wuhan mandarono la polizia a richiamare i dissidenti, oscurando la chat online, con l’accusa di disturbo all’ordine sociale, tanto che, come funzione in questi sistemi dittatoriali comunisti, il dottor Li fu interrogato e ammonito.

La polizia si vantò il 1° gennaio di aver neutralizzato “otto diffusori di voci”, ma il 9 gennaio la tv statale ammise che a Wuhan era stato isolato un nuovo coronavirus responsabile della polmonite. Sul web la gente cominciò a dire che gli otto medici avevano ragione.

La Corte suprema del popolo, emise una sentenza, che seppur riconosceva che il medico non aveva “fabbricato notizia”, stante l’evidenza della diffusione del virus, per non contraddire il sistema, diede del negligente al medico, che aveva sbagliato diagnosi perché non era Sars, ma un nuovo coronavirus.

Dal contesto emerge che in ogni caso, sia per un errore di laboratorio a Wan che per un fattore naturale diffuso, che la Cina ha oggettive responsabilità.

La dittatura comunista cinese ha tentato di far tacere la voce della verità, che si ribellava all’omertà di sistema, ed il dottor Li Wenliang è il nuovo eroe dopo il Rivoltoso Sconosciuto, cioè l’uomo del carro armato, un ragazzo cinese, anonimo, divenuto famoso in quanto durante la protesta di piazza Tienanmen a Pechino, del 4 giugno 1989, si parò davanti a dei carri armati impedendone l’avanzata.

Il ritardo informativo è il nesso di causa della piena responsabilità dei Dirigenti cinesi, che hanno rispettato la regola imposta dal regime di non opporsi al capo, e con il silenzio omertoso la Cina si è arrogata il ruolo di guardiano della nuova realtà mondiale.

Sussiste pertanto, il pieno diritto al risarcimento di tutti i popoli e, quindi, degli Stati che hanno subito le conseguenze della mancata e/o tardiva denuncia che la Cina doveva inoltrare tempestivamente all’OMS, stante le gravi violazioni subite e dei morti, e dell’economie.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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