Covid e famiglia

<<Da bambini ci insegnarono che la famiglia è il focolare, ora è il focolaio, non luogo primario degli affetti ma degli infetti. La casa. Da covo a Covid.>> L’ironica espressione di Marcello Veneziani ben riflette l’operazione mediatica che si sta facendo in questi giorni partendo dai dati preoccupanti del contagio: far passare subliminalmente, e non solo, il concetto che il contesto in cui avviene e si diffonde il contagio è la famiglia per cui bisognerebbe agire sulle relazioni familiari realizzando anche lì una forma di “distanziamento”.

Un’analisi più attenta, meno ideologica, e più concreta dovrebbe invece individuare nella mobilità e nel ritorno incontrollato alle relazioni e ai contatti con persone estranee e meno prossime al contesto familiare la causa primaria della ripresa dei contagi. Quindi se ci si doveva preparare adeguatamente a quello che veniva paventato come il “ritorno autunnale del virus” si doveva intervenire, investendo le risorse necessarie, su questo versante che invece è stato trascurato e sul quale nulla è stato fatto se non proclami e regole del tenore di quelle richiamate dalle “grida” manzoniane.

In fondo in fondo, nella negatività della pandemia, era latente un punto virtuoso: che la gente rinsaldasse i legami e le relazioni con le persone delle quali poteva fidarsi di più: congiunti, parenti ed amici; che si ritornasse a frequentare posti e località che, per essere più prossime e vicine, conosciamo meglio e sui quali si potesse azzardare un rischio minore e notevolmente più contenuto. Si poteva in altri termini concretizzare un sano e proficuo ritorno ai legami e alle relazioni naturali.

Forse proprio perché è stato compreso questo risvolto positivo e virtuoso, il “politicamente corretto”   è passato a questo vero e proprio attacco alla famiglia basato sulla paura e sul terrore di essere contagiati. E’ strano che mentre ogni giorno vengono sfarinati i dati (generici e non comparati in verità) dei contagi; nessun dato è stato pubblicato sull’aumento delle sindromi psicologiche, psichiatriche e depressive a partire dalla chiusura di marzo sino ad oggi? Pensate al destino di tanti anziani e malati ospedalizzati che non possono vedere i parenti da mesi e spesso muoiono in assenza di un benché minimo conforto da parte loro. Sembra di rivedere la scena in cui la madre di John il Selvaggio, nel “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley muore  eutanasicamente e con l’aggravante della privazione del saluto del figlio.

A nostro avviso la cosa potrebbe non finire qui. Ogni tanto ci dicono che non possiamo strofinarci gli occhi, toccarci il naso o la bocca. Su questa accortezza (che non contestiamo in sé e per sé) potrebbe innestarsi il tentativo, dopo averci indotto a distanziarci da amici e familiari, di distanziarci da noi stessi realizzando il sogno ( o l’incubo?) transumanista di “esternare l’intelligenza fuori dalla mente umana, organica”[1].

[1] Questa espressione  è del filosofo transumanista Derrick De Kerckhove.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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