Covid tra paura, potere e attitudine totalitaria

Troppo poco  si riflette sull’abuso dell’emergenzialità e sugli atti di un premier semiabusivo che, a dispetto del cognome nobiliare, nessuna nobiltà porta ed anzi ci condanna all’isolamento e alla morte civile prima che materiale.

I suoi DPCM hanno assunto, in barba alla Costituzione, valore e potenza di leggi eccezionali e comportano limitazioni continue alle libertà fondamentali e insopprimibili, dal quella di movimento, intrapresa, al lavoro, all’istruzione, alla manifestazione delle idee, al culto.

Decreti strabordanti di contraddizioni e parole inutili, di centinaia di pagine, pretendono di normare la vita di ognuno di noi: e traboccano di eccessi (dalle decine di moduli di autodichiarazione al distanziamento sociale, ai muri di plexiglass),  di scelte cervellotiche e incomprensibili, per cui era bisogno primario tenere aperte le tabaccherie ma chiudere le chiese…

C’è una battuta, amara, che ormai da settimane circola tra gli italiani, tutti reclusi in questa sorta di arresti domiciliari collettivi originati dall’”emergenza covid”: “Per non farci morire di virus, ci faranno morire di fame”

Ed è vero.

Hanno parlato di “potenza di fuoco” per il sostegno economico agli italiani. Altri paesi hanno immesso direttamente liquidità sui conti correnti dei propri cittadini; qui da noi nessuno o quasi ha visto un euro e lo Stato anzi ti ha suggerito di andare a indebitarti ancora.

E la paura inizia a serpeggiare. Nelle prossime settimane  e nei prossime mesi salteranno migliaia di aziende, milioni saranno gli italiani licenziati e gettati in strada. Non si può far finta di non saperlo. Chi ha riaperto la propria azienda fa firmare dichiarazioni di scarico di responsabilità per non essere domani denunciato dai propri dipendenti per aver diffuso il virus; chi ha chiesto inutilmente aiuto alle banche si è visto chiudere le porte in faccia perché i soldi vengono dati a chi già li poteva avere; vengono esclusi quelli ritenuti “in difficoltà”, col risultato di chiudere o andare dagli strozzini, che di questi tempi prosperano.

Sembra tutto un gigantesco film di fantascienza malata, Orwell peggiorato all’ennesima potenza, con tanto di futura app sul telefonino per sorvegliarti meglio. Altro che tasse sospese, ripartono le cartelle esattoriali, e poi si schiera in strada così tanta polizia che mai l’avevamo vista: cittadini ai domiciliari, mafiosi pure ma fuori dalle carceri; riprende l’invasione migratoria per terra e per mare, mentre esercito, elicotteri e droni vigilano su noi reclusi: avanti a multare la gente per un mascherina storta, per un abbraccio a un “non congiunto”, per un caffè “di sfroso” a margine di un bar semiaperto. Poi domani avremo i muri di Berlino (ma trasparenti) al ristorante o sulle spiagge… follia!

Sull’uso della paura da parte del Governo ha detto alcuni giorni fa parole chiarissime Giuseppe De Rita, presidente del Censis: “La comunicazione del Governo ha determinato un accentramento di poteri”. Chi dimenticherà i bollettini lugubri e monotoni del capo della Protezione Civile? E i monologhi del Conte Vlad a reti unificate?

Alla paura del contagio seguirà la paura della fame e la comunicazione dell’emergenza ha favorito la paura: “È un meccanismo non casuale, ma scelto. Se alimento sempre la paura la gente fa come dico io” chiosa De Rita.

Giordano Bruno Guerri, intellettuale raffinato e certo non estremista dice: “Alimentando sempre di più la paura, il governo ha  esercitato poteri dittatoriali. Quando la paura cesserà, scoppierà la rivolta”.

Se la meriterebbero. Conte e tanti altri.

La paura ed il virus sono globali, e anche la tendenza totalitaria è globale. Un amico all’estero mi segnala che un autorevole giornale spagnolo, scrive proprio di ciò. Accade lì, come in Italia, come in Cina: “E’ preoccupante la rapidità con cui i governi hanno usurpato un potere quasi dittatoriale in un’allarmante involuzione di diritti e libertà – scrive Expansion – Il confinamento è un esperimento totalitario”.

Dice il professore di biologia a Stanford e premio Nobel, Michael Levitt: “Analizzando tutti i dati, il danno prodotto dal confinamento eccederà enormemente qualunque beneficio”. Nella sua analisi l’economia somiglia più a un sistema biologico che ad una macchina, per cui la privazione brutale delle attività può assimilarsi all’anossia, la mancanza quasi totale di ossigeno, che conduce rapidamente ad un deterioramento organico irreversibile: con uguale celerità lo stop economico produce un danno permanente e irreversibile.

E un filosofo “rosso” ma fuori dagli schemi come Massimo Cacciari preconizza: “Nulla sarà più come prima. Sarà infinitamente peggio! Più disoccupati, più poveri, una Italia oberata da un debito che tutti sanno che non potrà pagare”.

Anche lui si arrende, poco speranzoso sulla solidarietà europea. “O c’è una Europa che riscopre forti principi di solidarietà, sennò sarà infinitamente peggio. E a tirarci fuori dalle pesti non ci sarà l’uomo della provvidenza, neanche il tanto invocato, e capace, Mario Draghi.  Per provare a risalire, dobbiamo partire dalla consapevolezza, drammatica certo ma fondata sulla dura realtà, che siamo arrivati al fondo politico che sta diventando un abisso economico”.

Personalmente la penso così: usciremo dal Covid come dalla fine di una guerra. Abbiamo poco da sperare negli aiuti altrui. Dovremo fare da soli. Di solito dalle grandi crisi scaturiscono poi le grandi rivoluzioni: saremo costretti a tirar fuori il meglio di noi, nell’economia, nell’inventiva, nelle capacità, nel lavoro, anche nella politica che tornerà ad avere la dignità che le compete perché finirà quest’ora buia di nani: siamo Italiani, “gente di mille primavere”, coraggio!

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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