Dalla crisi industriale a quella delle PMI senza un nuovo patto nazionale l’Italia rischia il tracollo.

Il governo in questi giorni sta dando prova della sua ambiguità , della mancanza assoluta  di una strategia organica e nazionale non soltanto sulla gestione della seconda ondata del Covid, questione tutt’altro che inaspettata visto che anche i muri sapevano che ci saremmo ritrovati a doverla fronteggiare, ma questione non meno grave e chiaramente conseguente ad essa, la totale mancanza di una visione e di come affrontare un’ulteriore emergenza anch’ essa prevedibile, quella della crisi sociale ed occupazionale.

Se per contrastare i contagi  , si continua a far ricorso a DPCM, in barba alla centralità del parlamento, utilizzando gli stessi per aumentare la popolarità di chi li emana,  annunciandoli in conferenze stampa tramite media e social , salvo poi scaricare le decisioni che contano ai livelli istituzionali sussidiari , cioè regioni e comuni, dimenticando che le decisioni di emergenza sanitaria sono una prerogativa ed una competenza esclusivamente nazionale, creando cosi di fatto un groviglio di normative adottate tra ordinanze regionali e sindacali diverse da territorio e territorio senza un minimo di regia nazionale  e di un  piano di sostegno e di ristoro per le categorie più fragili, per l’ emergenza e il dramma sociale e  occupazionale il governo palesa una mancanza di coesione oltre ad una assenza totale di visione strategica complessiva .

Consentire ad una multinazionale , la Whirlpool , di licenziare 350 lavoratori  in questa particolare fase del paese, anzi del mondo, e di dismettere  uno stabilimento in una realtà già messa a dura prova come Napoli è un’ atto barbarico, ed il modo con cui la decisione sia stata sbattuta in faccia al ministro Patuanelli dimostra l’inconsistenza di questo governo a gestire le crisi aziendali e la debolezza dello stesso in sede negoziale, modus operandi che si ripete con la gestione di altre realtà di crisi industriali ad oggi irrisolte,  come la Jabil di Marcianise e la gestione degli stabilimenti di ArcelorMittal, che a Genova ha collocato altri 1000 lavoratori in cassa integrazione, e potremmo continuare con decine di esempi .

Passando dall’industria al mondo delle PMI, all’orizzonte vi è una perdita di posti di lavoro pari ad un milione nei prossimi mesi, come stimato ufficialmente dai consulenti del lavoro, e ad aggravare la situazione potrebbero essere le decisioni restrittive delle regioni circa la limitazioni orarie degli esercizi commerciali , come bar e ristoranti già messi a dura prova durante i mesi del lock down .

Come pensa il governo di affrontare questo dramma? Tra un litigio e l’altro tra i ministri che  vogliono lo sblocco immediato dei licenziamenti e chi invece vuole prorogarlo fino al 31 Gennaio ? Facendo ricorso a quel mare di burocrazia nel quale bisogna imbattersi per richiedere la cassa integrazione che migliaia di lavoratori hanno aspettato per mesi senza poter fare la spesa? Oppure decidendo finalmente di utilizzare un ammortizzatore sociale unico ed immediato come invece hanno fatto in Germania e in Inghilterra.

Sul versante dei rinnovi contrattuali l’intesa  appare in alto mare, al punto che i sindacati hanno avviato lo stato di agitazione, anche su questo sarebbe auspicabile una sensibilità da parte del governo almeno per quelle categorie come forze dell’ordine e personale sanitario che sono stati sulla linea del fuoco ed hanno garantito i livelli assistenziali e di sicurezza essenziali e salvifici in una fase delicatissima .

Occorre un salto di livello  culturale e di metodo immediato  se il paese vuole davvero evitare una crisi sociale senza precedenti, bisogna costruire una serie di provvedimenti organici e strutturali, capaci di andare oltre i provvedimenti tampone  le mancette e i bonus, basati su una rinnovata solidarietà sociale propedeutica ad un intesa sociale frutto di un patto nazionale  che veda coinvolte ed ascoltate le parti sociali , le organizzazioni sindacali e le forze di opposizione che non possono essere raggiunte telefonicamente dal premier 20 minuti prima delle sue conferenze stampa, e completamente ignorate  ,  come se dal centro destra, non vi fosse la possibilità di avere un contributo concreto e fattivo per il bene della nazione.

La Pandemia in pochi mesi  ha messo in  crisi un modello , quello della  globalizzazione, che secondo molti come Fukuyama avrebbe decretato la “fine della storia” quale modello di sviluppo  irreversibile, ma ha anche fatto emergere l’estrema fragilità di sistemi quali  la debolezza del diritto pubblico sul governo di  questioni transnazionali, siano esse di carattere industriale che  di carattere finanziario, ha messo a nudo i deficit strutturali della nostra economia e del nostro sistema sanitario nazionale mettendo a dura prova l’architrave stessa su cui si reggono settori strategici per la tenuta stessa del sistema  paese  .

Tutto questo, unitamente all’emergenza sanitaria che incombe in tutta la sua pericolosità, impone  uno  sforzo complessivo, uno sforzo a cui non può sottoporsi un governo che tra l’altro rappresenta solo una parte del paese, e che sino ad ora non ha brillato ,  occorre che si faccia appello ad  un patto nazionale, che coinvolga in uno sforzo titanico ed eroico tutta la nostra comunità nazionale  se non vorremo assistere al peggio.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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