Difendere la libertà religiosa: la salute di un Popolo non è solo un bene materiale

In questo periodo si è fatto e sia fa un gran parlare del tema delle libertà costituzionalmente garantite, e ciò è del tutto normale, essendo esse state limitate o temporaneamente (così almeno speriamo) soppresse.

Fra queste libertà ve ne è una che ha subito un condizionamento, ed una limitazione, davvero rilevante sotto vari profili, da quello storico a quello giuridico-sociale.

Sto parlando della libertà religiosa.

La tutela che ne dà la nostra Costituzione repubblicana è relativamente recente, ed è significativo che lo Stato italiano ne garantisca la professione e l’esercizio di fede. Questo per ogni forma religiosa, non soltanto per il cattolicesimo, che viene comunque riconosciuto come religione ufficiale dello stato Italiano.

Ma certamente va evidenziato che vi è un’altra Istituzione che ha il compito di garantirne, da circa duemila anni, le migliori condizioni di sussistenza e cioè la Chiesa Cattolica, che trova il suo baricentro geografico e spirituale nel Vaticano, ed il suo principale garante nella figura del Papa, Vicario di Cristo sulla terra.

Ormai da più di due mesi non si possono più celebrare riti religiosi in Chiesa, comunioni, cresime, battesimi, matrimoni, funerali, la stessa funzione della Messa.

In alcuni casi, in presenza di piccoli episodi di obiezione, all’interno dei quali sono comunque state rispettate le misure di sicurezza previste, cioè mascherine e distanziamento, le Forze dell’Ordine sono entrate in Chiesa, hanno interrotto le funzioni religiose ed hanno penalmente perseguito sia i fedeli che i sacerdoti, evocando scene già viste purtroppo nei peggiori regimi dittatoriali.

Ma questa, si sa, era la polizia di uno stato democratico..

Proprio in questi giorni sono arrivati segnali potenti e chiari da parte della C.E.I., e di autorevoli esponenti della Chiesa cattolica che hanno segnalato come la misura sia colma.

La nota della C.E.I. è stata, però, prontamente e duramente sconfessata proprio da Papa Bergoglio che ha richiamato sia la Chiesa che i fedeli al rispetto delle disposizioni governative.

Anche volendo, è difficile non notare la stridente contraddizione all’interno della struttura gerarchica della Chiesa, e non rilevare la grande divaricazione che si è evidenziata al suo interno.

In una recente intervista, andata in onda su TV2000, Papa Francesco, in risposta ad una domanda di Don Marco Pozza (Cappellano del Carcere di Padova), dichiarava che non bisogna confondere la Chiesa come organizzazione storico-sociale, in quanto tale fallibile (tanto da essere definita dagli antichi teologi “Casta Meretrix”), con la Chiesa come Istituzione Sacra.

La sostanza di tale Istituzione, ci ricordava Papa Bergoglio, ciò che la differenzia dalla sua organizzazione temporale, sono proprio i Sacramenti. I Sacramenti, l’ufficio dei riti ad esso connessi, è la sostanza spirituale ed essenziale.

Ora, come non chiedersi: se si vieta alla Chiesa di officiare i Sacramenti, cosa ne è della sua esistenza sostanziale e funzionale?

Non hanno forse i cristiani testimoniato con la loro stessa vita, fino all’estremo sacrificio del martirio, anche in tempi recenti, questa verità?

Qual è la differenza fra altri ruoli sociali, come i medici, gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, gli autotrasportatori che garantiscono la distribuzione dei generi dei prima necessità, persino le commesse dei supermercati, che mettono a repentaglio la loro salute per il bene comune, ed i sacerdoti, cristiani e non, che hanno il compito di garantire la salute spirituale ed il benessere psico-fisico dei propri fedeli?

Perché l’importanza di questo ruolo viene negata?

La cultura della società moderna ci ha abituato a pensare che lo spirito e la materia siano cose separate; che lo spirito sia poco più di un bene facoltativo e separabile dal nostro corpo.

Ma lo spirito senza il corpo non può testimoniate la sua esistenza in forma umana, ed il corpo senza lo spirito è solo una immagine priva di vita interiore.

Religione è un antico termine, che deriva dal latino “religo”, cioè “collego”.

Collego proprio lo spirito ed il corpo, l’uomo ed il Cosmo, l’uomo e gli altri uomini in una rete di relazioni sottili e sacre, senza la testimonianza delle quali, come si può parlare di religione, e ancora di più di comunità religiosa?

Da dove una comunità religiosa deve prendere la forza di sopportare la sofferenza, la malattia, la separazione, la morte?

In questa antica ma sempre attuale visione, colui che garantisce l’efficacia di questo collegamento e lo rende possibile, lo attualizza nella storia, è il “Pontifex”, il facitore di Ponti, il Pontefice.

Al momento, purtroppo non è dato cogliere il conforto della percezione di questa unità.

La salute di un Popolo, anzi dei popoli non può essere ridotta a questione di mera sopravvivenza di gregge, deprivandola della Pratica e della testimonianza di quei valori fondanti che lo rendono degno di tale nome e che ne garantiscono i fondamenti reali e le radici spirituali.

Vorrei concludere con una citazione di Ugo Foscolo, tratta da quella meravigliosa opera poetica che sono “I Sepolcri”.

“Dal dì che nozze e tribunali ed are diero alle umane belve esser pietose di sé stesse e d’altrui..”

Questo “dì” del quale parla Ugo Foscolo, è antico di migliaia di anni, quelle migliaia di anni che hanno permesso alla nostra civiltà di essere degna di questo nome.

È lecito e doveroso non perderne memoria e testimoniarne il valore nel presente della nostra Storia.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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