Diventare troppo Conservatori: un pericoloso errore tattico

“Tra 2016 e 2018 una serie di eventi – la Brexit, i successi elettorali di Trump, Bolsonaro, Salvini, ecc. – hanno fatto parlare di una “ondata populista”. Quest’ondata c’è stata, l’asse politico occidentale ha avuto un marcato spostamento verso destra, ma diversamente da come molti credevano, auspicavano o temevano, si è trattato di un fenomeno contingente e nient’affatto definitivo.” Scrive in un interessante post Daniele Scalea, presidente del Centro Studi Machiavelli.

E continua: “Ma la Sinistra è sempre stata maestra nel mobilitarsi in piazza, poi alle urne vince la maggioranza silenziosa, obietteranno gli scettici. Vorrei avessero ragione, ma i segnali vanno in altra e più preoccupante direzione. Il programma radicale e la condotta violenta dei manifestanti, negli Usa, non ha finora portato a una reazione di senso contrario: il Presidente Trump, che si appella a legge, ordine e retaggio nazionale, sta andando a picco nei sondaggi. Forse per novembre si sarà ripreso e otterrà la riconferma, ma è già segnale rivelatore che, di fronte a chi vuole abolire la polizia, ripudiare la storia nazionale, colpevolizzare una razza intera addossandole la responsabilità atavica di colonialismo e schiavismo, l’opinione pubblica non si sia rivoltata ma guardi con una certa simpatia agli estremisti.”

“Il politologo Eric Kauffman, conducendo un’indagine statistica tra maggio e giugno scorsi, ha registrato sia un rapido spostamento generale verso sinistra, sia il radicalismo insito nelle convinzioni di coloro che si professano “liberal” (equivalente al nostro “progressista” o “di sinistra”): una larga maggioranza di costoro ritiene che vadano cambiati l’inno, la costituzione, i musei, i libri di storia, le statue e gli edifici pubblici pur di riflettere la “diversità” e valorizzare le componenti non d’origine europea della società.” (…) “In Italia come vanno le cose? A parte la polemica e il vandalismo sulla statua di Montanelli, via dell’Amba Aradam e il busto del Generale Baldissera, poco si è mosso. Eppure, la doccia fredda ce l’ha data il sondaggio realizzato da EumetraMR per “Quarta Repubblica”. Posti di fronte all’iconoclastia anti-occidentale che abbatte statue e censura film, ben il 38% degli intervistati ha dichiarato di approvarla e condividerla, poco meno del 45% che invece la trova sbagliata o eccessiva (e giudicarla “eccessiva” significa approvarla comunque in parte). L’inquietudine è ancora maggiore osservando il dato solo del campione sotto i 35 anni: al suo interno ben il 50% sostiene la tendenza iconoclasta, con appena un 35% di contrari.”

“Signori: ci siamo adagiati sugli allori dell’ondata populista e ci risvegliamo increduli nel pieno di una rivoluzione culturale di matrice progressista.” Conclude Scalea che attribuisce questo rovesciamento di fronte alla scarsa attenzione della ‘destra’ rispetto al lavoro metapolitico e culturale, in cui è sempre stata maestra la ‘sinistra’: “Siamo nel pieno di un nuovo Sessantotto. Quello riuscì a ridefinire in maniera duratura la visione del mondo, i valori e i costumi occidentali, spostandoli decisamente in direzione progressista. Cambiò insomma la cultura occidentale…”

Assolutamente vero, ma non sufficiente. Il vero cuore di questo problema è che il fronte sovranista in questi ultimi tempi, nell’illusione di conquistare il ‘centro moderato’, sta ripiegando ideologicamente e comunicativamente su posizioni troppo ‘conservatrici’. Assistiamo alla ‘riscoperta’ della Thatcher e di Reagan, come se la loro ‘rivoluzione liberale’ non avesse spianato la strada al globalismo neo-liberista di cui oggi stiamo subendo le conseguenze. Sentiamo sempre più prevalere slogan “legge e ordine” e “Dio, Patria e Famiglia”, slogan giusti ma che hanno il sapore della conservazione dello “status quo”, al contrario delle parole d’ordine tipicamente sovraniste di critica alla globalizzazione e di attacco all’Unione Europea che invece parlano di ‘cambiamento’ se non di ‘rivoluzione’.

Ieri i sovranisti attaccavano le istituzioni internazionali che governano il globalismo, mentre i progressisti difendevano lo status quo ereditato da Bruxelles e dal “Washington Consensus” (Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e poi Wto).

Oggi i progressisti “Antifa” abbattono le statue e i simboli della “civiltà occidentale” e “bianca”, mentre i conservatori si limitano sempre più a difendere personaggi e vicende che sono storie di grandezza ma anche di forte ambiguità.

Cristoforo Colombo è un grande, quello che hanno fatto l’imperialismo spagnolo contro gli indigeni nel Sud America e la cavalleria yankee contro i pellirossa non è altrettanto grande. Indro Montanelli è stato un importante giornalista, ma quando lo scontro tra centrodestra e centrosinistra in Italia è diventato frontale, da bravo liberale si è schierato contro Berlusconi. I più convinti conservatori difendono tutto il passato, anche quando è molto poco difendibile. Giusto difendere le statue e la Storia, ma non basta e non può diventare il principale atteggiamento.

La “civiltà bianca” ha due volti: quello di una indiscutibile grandezza che non deve chiedere scusa a nessuno (tantomeno mettendosi in ginocchio) e quello di una rincorsa materialista e consumista che ha costruito passo dopo passo il turbo-capitalismo e il globalismo tecnocratico, di cui stiamo oggi vivendo gli effetti catastrofici con un impoverimento planetario e con  una devastazione ambientale che non esiste solo negli incubi di Greta Thunberg.

I profeti del potere globalista hanno capito che se continuavano a “difendersi” dall’attacco sovranista sarebbero stati travolti dalla realtà dei fatti e allora, attraverso il movimentismo, hanno costruito potenti “armi di distrazione di massa”. Sono andati all’attacco, in Italia con le Sardine, nel mondo prima con l’ambientalismo di Greta e poi con il “Black Lives Matter”, mescolando le carte e cercando di interpretare la voglia di cambiamento che circola nel Pianeta.

“Portarsi non là dove ci si difende, ma là dove si attacca” scriveva Julius Evola (non propriamente un progressista) in “Cavalcare la tigre”. Vincerà chi interpreterà prioritariamente il bisogno di cambiamento, la rivolta contro uno “status quo” sempre più inaccettabile, chi farà propria una “questione sociale” che ormai riguarda tutto il ceto medio. E il sovranismo rappresenta il vero cambiamento contro il globalismo dominante e la sua ideologia neo-liberista.

Ecco perché atteggiarsi troppo a Conservatori è un pericoloso errore tattico, prima ancora che strategico…

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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