Dotti medici e sapienti: popolo contro élite anche nella medicina…

Prima dell’esplosione del virus cinese, De Benoist aveva a più volte ripreso il tema del crollo delle elite, individuando in questa crisi il principale motivo dell’emergere dei fenomeni populisti e la fine del modello liberal-capitalista, fino ad ora egemone.

La pandemia ha dimostrato concretamente cosa significasse il fallimento delle elite, non solo politiche ed economiche, ma anche scientifiche. Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a livello globale, Istituto superiore di sanità (ISS) e Consiglio nazionale di sanità a livello nazionale, professori universitari di fama mondiale, chiamati dai governi a sostenerli nel corso di questo dramma, hanno fallito totalmente il loro compito. Prima sottostimando il rischio del virus cinese, poi non riuscendo ad individuare soluzioni concrete, che non fossero il distanziamento sociale. Cioè la stessa risposta che fu data all’epidemia di peste nel 1600.

In tutto il mondo, a partire dalla Cina per poi continuare con l’Italia e gli altri paesi occidentali, la risposta dei governi, consigliati dai vari “scienziati” che pian piano hanno di fatto sostituito la politica, è stata prima quella di tranquillizzare la gente descrivendo l’infezione da Covid come un’influenza più contagiosa, per poi precipitare nell’emergenza più totale, di un’epidemia mortale, difficilmente controllabile. Questo ha provocato ritardi gravissimi nell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale del personale sanitario. Con la strage conseguente di medici ed infermieri, l’esplosione degli ospedali, depotenziati negli anni dalle politiche di pareggio di bilancio che avevano provocato la riduzione dei posti letto, il dramma di anziani e giovani lasciati morire senza terapia.

Se pian piano la situazione si è andata normalizzando, il merito va cercato nella capacità della medicina territoriale, che ha reagito in autonomia, totalmente abbandonata da ASL e istituti di ricerca. Mentre infatti organizzazioni mondiali, professori in odore di Nobel, virologi di fame mondiale, riempivano gli schermi televisivi cianciando di trial scientifici dai tempi biblici, medici di base ed ospedalieri di provincia incominciavano a sperimentare sul campo protocolli terapeutici basati sulla sintomatologia dei pazienti che vedevano. Ed ottenevano risultati. Costringendo gli istituti di sanità nazionali a rincorrere la medicina territoriale. E così l’AIFA (Agenzia nazionale del farmaco) è stata costretta prima a dare il via libera ufficiale all’utilizzo del Plaquenil, poi dell’enoxaparina (clexane), in associazione con l’azitromicina, che già da giorni i medici utilizzavano anche a casa dei pazienti, off label (fuori dalle tabelle ufficiali), senza che dagli organi preposti uscisse uno straccio di protocollo ufficiale, impantanati in mille cavilli come erano. E così mentre le conferenze stampa  di protezione civile e I.S.S. si trasformavano nella contabilità asettica di una sconfitta, i soldati sul fronte cominciavano ad ottenere piccole ma significative vittorie, invertendo l’esito di una patologia che sembrava, nella sua forma più grave, una condanna a morte.

Parallelamente l’OMS, che aveva colpevolmente ritardato la dichiarazione di pandemia, doveva modificare in corso d’opera le sue indicazioni, sia sui tamponi (inizialmente affermava l’inutilità di farli a tappeto, cambiando idea poche settimane dopo) sia sull’utilizzo delle mascherine.

Insomma OMS e ISS sembravano vagare nel buio, e si trovavano a dover inseguire quanto sul territorio facevano i peones della medicina, di fatto decretando la vittoria della vecchia medicina olistica nei confronti dell’iper-specializzazione dei grandi campus, la vittoria cioè della medicina che pone al centro il paziente nella sua interezza e non la patologia d’organo.

Ed allora, prima che la situazione diventi drammatica, faccio mie le parole di Edoardo Bennato nella canzone “Dotti medici e sapienti”:

“Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola

E fra gente importante, io che non valgo niente

Forse non dovrei neanche parlare

Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto

E perciò prima che mi possiate fermare

Devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare

Di alzarsi e scappare anche se si sente male.”

 

Pubblicità

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi