E dopo “Tangentopoli” è arrivato il tempo di “Magistratopoli”

Dalla fine del dopoguerra ad oggi, ci è stato costantemente ripetuto una sorta di mantra, e cioè: “bisogna tutelare l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura dalla politica”.

Questo mantra è diretta conseguenza dell’assetto costituzionale, basato sulla divisione e sull’autonomia dei poteri dello Stato legislativo, esecutivo, giudiziario, pilastro fondante della nuova Costituzione Repubblicana del 1947.

Da allora, la storia della Repubblica è passata attraverso molte fasi che, per garantire questa tutela alla Magistratura, hanno visto, tra l’altro, la Riforma dell’immunità penale per i Parlamentari.

Un episodio più degli altri ha dimostrato, almeno ad una analisi di superficie, quanto il potere della Magistratura potesse essere autonomo rispetto alla politica.

Così autonomo da segnare, durante l’inchiesta “mani pulite”, ad opera di un pool di Magistrati di Milano, la cosiddetta fine della Prima Repubblica.

Segretari di Partito processati, Partiti con una grande storia alle spalle distrutti.

Un leader come Bettino Craxi addirittura morto in esilio.

Ma oggi forse dovremmo porci un’altra domanda.

L’autonomia della politica è sufficientemente tutelata da possibili interferenze della Magistratura?

In questi giorni stiamo assistendo ad un fenomeno, anche processuale, che a quanto sembra è destinato, nel tempo, ad ingigantirsi sempre più.

Ma questa volta, esso non riguarda più i Politici ma i Magistrati, al punto tale che qualcuno ha già coniato il termine “Magistratopoli”.

Una indagine attualmente pendente presso la Procura della Repubblica di Perugia, sta investigando su decine di migliaia di sms e chat, frutto di intercettazioni operate con il supporto dei cosiddetti “troyan”, su cellulari in uso ad alcuni Magistrati, primo fra tutti, Luca Palamara, membro del CSM, già Presidente della Associazione Nazionale Magistrati.

Queste intercettazioni stanno rivelando che, come emerso nell’attuale vicenda relativa a Matteo Salvini, alcuni Magistrati si attivassero per “attaccare” sotto il profilo giudiziario questo o quel politico, sulla base di un pregiudizio non fondato su reali presupposti investigativi, bensì sulla nuda e cruda volontà di penalizzare il percorso di alcuni esponenti politici, per qualche ragione invisi a questi Magistrati stessi.

L’indagine ha evidenziato il coinvolgimento anche di famosi giornalisti di importanti quotidiani come Repubblica ed il Corriere della Sera, a cui questi Magistrati, sembra dietro la regia di Palamara, dettavano la linea per la cronaca giudiziaria, che poi veniva smistata ad altri cronisti per orientare la cronaca politica.

Proprio in questi giorni, la Procura della Repubblica di Perugia, a questo riguardo, ha inviato nuove carte in Cassazione.

Palamara è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e si sta vagliando la sua posizione, per valutare se egli si sia reso passibile soltanto di sanzioni disciplinari o se debba essere sottoposto a dibattimento.

Cinque consiglieri del CSM, coinvolti nell’indagine, si sono dimessi: Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini, Luigi Spina.

Cosimo Ferri, deputato di Italia Viva, ed ex-Magistrato, parimenti sotto inchiesta, ha presentato ricorso alla Consulta, ma il ricorso è stato respinto.

A questo punto, possiamo ancora ritenere che la Politica non sia condizionabile dalla Magistratura?

Ed ancora, possiamo continuare a parlare di libera informazione?

La situazione è tale per cui il Ministro della Giustizia Bonafede sta iniziando ad occuparsi di un progetto di riforma del CSM.

Si tratta sempre di quel Ministro Bonafede che, a seguito della scarcerazione di circa 400 mafiosi, non ha ritenuto di volersi dimettere, nonostante una mozione di sfiducia presentata contro di lui in Parlamento.

Tutti ricorderanno che la vicenda delle scarcerazioni dei mafiosi, per motivi di sicurezza sanitaria legati al Covid-19, portarono alle dimissioni dell’ex capo del DAP Basentini, che pure da Bonafede era stato nominato.

A seguito delle di missioni di Basentini, Bonafede ha nominato nuovo capo del DAP Dino Petralia, già procuratore generale di Reggio Calabria.

Peccato che proprio dalle intercettazioni, effettuate sul cellulare di Palamara, è emerso che Petralia aveva chiesto l’aiuto di Palamara, per ottenere la sua nomina alla Procura di Torino, al posto di Armando Spataro nel Dicembre 2018.

Per quel posto, furono presentate 14 domande, fra cui quella di Palamara stesso.

Inizialmente, come risulta dalle intercettazioni, Petralia chiese al Giudice reggino Tommasina Cotroneo di intercedere presso Palamara, il quale la rassicurò, dicendo “cercheremo di fare tutto il possibile”.

Successivamente Petralia decide di chattare direttamente con Palamara, allo scopo di perorare la sua richiesta di appoggio per la nomina alla Procura di Torino, ma nove giorni dopo il caso Palamara esplode, e Petralia, il 17 Giugno, revoca la domanda che aveva presentato per Torino.

Sul momento, questa revoca fu letta come l’intento di dissociarsi dagli oscuri intrecci che stavano emergendo dalle intercettazioni.

Ma oggi noi sappiamo che Petralia sapeva  che il suo nome e le sue conversazioni sarebbero venute alla luce, e sarebbero divenute oggetto di investigazione da parte del pool dei P.M. di Perugia.

In queste intercettazioni emerge anche un altro fatto.

Petralia aveva fatto pressioni con Palamara per far nominare il suo amico, Vito Saladino, come Presidente di Sezione del Tribunale di Marsala.

Petralia fece questa richiesta a Palamara, mentre ancora ricopriva il suo incarico al CSM.

Saladino, il 4 luglio 2018, venne nominato dal CSM come alla Procura di Marsala.

Naturalmente, tutto questo non evidenzia necessariamente una responsabilità penale a carico di Petralia.

E’ giusto lasciare al pool dei Magistrati di Perugia il compito di investigare compiutamente su questo come su altri aspetti della vicenda giudiziaria, connessa alle intercettazioni.

Certamente, non possiamo non chiederci quanto la scelta operata dal Ministro Bonafede sia stata oculata, anche in considerazione del fatto che lo stesso Ministro aveva nominato Petralia, indicandolo come il Magistrato giusto per sanare il clima di dubbi e di sospetti, che si era determinato nell’ambito del DAP, dopo le dichiarazioni di Di Matteo e le dimissioni di Basentini.

Probabilmente, il Ministro Bonafede si sarà sentito soddisfatto di questa nomina, anche perché sappiamo che, anche nelle situazioni più scabrose, sentirsi soddisfatto sembra non risultargli così difficile.

Questa vicenda, che forse è giusto chiamare “Magistratopoli”, è soltanto agli inizi e potrebbe disvelare in futuro scenari imprevedibili.

Tanto che il giudice Alberto Cisterna ha dichiarato in una intervista al Riformista che, se si dovesse arrivare al dibattimento nei confronti di Palamara, ci sarà un vero e proprio “bagno di sangue”.

A proposito di connessioni fra Politica e Magistratura, è emerso anche che il Ministro Francesco Boccia chiese sostegno a Palamara per la sua candidatura nelle elezioni del 2018, come emerge da un sms, pubblicato da La Verità, che cita testualmente: “Ciao ti mando un po’ di informazioni utili per sostenere la mia candidatura al Congresso”.

E che dire della ex ministra della salute Beatrice Lorenzin, che era in contatto con Palamara, stando a quanto riporta La Verità, tanto che lo invita anche alla presentazione di un libro. “Mi farebbe molto piacere averti con noi. Serata informale, divulgativa e spero stimolante”. Palamara non conferma, ma rilancia: “Organizziamo presto e stiamo a cena insieme?”. Lorenzin risponde entusiasta: “Siii”.

E in tutto questo, come si fa a non notare la mancanza di azioni incisive da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che come è noto è anche Presidente del CSM.

Recentemente ha dichiarato che il compito di riformare il CSM spetta comunque al Parlamento, limitandosi ad un breve comunicato di condanna di quanto sta emergendo dalle inchieste.

Certamente sì, ma qualche parola in più, e forse anche qualche azione in più, da parte della guida morale dello Stato, forse non dispiacerebbe.

Anche perché in una intercettazione fra il giudice Palamara ed Antonello Venditti, a quanto pare grandi amici e tifosi della Roma (andavano allo Stadio insieme), emerge una frase, come riportato da Il Corriere, detta da Venditti a Palamara: “Mattarella è uno di noi”.

In chiusura si affaccia, in attesa dei futuri sviluppi di “Magistratopoli”, una domanda, inquietante, prepotente e necessaria, la stessa domanda che si pone il giudice Alberto Cisterna: quanto ha influito la ricerca della carriera, da parte di alcuni Magistrati, sulle indagini, sulle inchieste, ed aggiungiamo noi, sull’esito di alcuni processi, che hanno riguardato Politici invisi?

Restiamo in attesa di risposta, che siamo certi, arriverà.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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