Gli ambulanti abbandonati nella crisi economica da Governo e Comuni

A quasi due mesi dall’inizio dell’emergenza in cui si trova la nostra Nazione, le attività commerciali che operano su aree pubbliche (gli ambulanti) in ottemperanza alle misure contenitive messe in atto dal Governo, sono ancora interdette dal poter svolgere le loro attività, senza avere alcuna contezza su quando e sul come  potranno ricominciare ad operare.

Al contrario infatti, di alcune tipologie di attività merceologiche in sede fissa che hanno la possibilità di rimanere aperte , per tale comparto questa facoltà non è stata prevista nonostante vengano venduti gli stessi prodotti (abbigliamento neonati/bambini, prodotti per l’igiene personale, casalinghi, libri/riviste, generi alimentari, ecc.).

Molte famiglie che hanno sempre trovato il loro sostentamento in questo lavoro, stanno vivendo un momento di particolare smarrimento ed incertezza, per la paura di non potersi “rialzare” dopo questa drammatica crisi  che sta mettendo in ginocchio la nostra economia.

A tutt’oggi, nel gran parlare di “Fase 2”, ci si continua a dimenticare di queste piccole aziende che, nonostante le sollecitazioni da parte delle rappresentanze di categoria come ASCI-CONFIMPRESE, non riescono a trovare alcuna interlocuzione con gli organi competenti di governo per illustrare le loro problematiche e concertare le soluzioni di merito.

Emblematica, a tal proposito, la  mancata  risposta ad  una lettera-appello inviata al Presidente del Consiglio ed ai ministri dell’Economia e delle Attività Produttive, in cui questi esercizi commerciali chiedevano semplicemente lumi sul loro destino.

Ancora più scandaloso il comportamento di alcune amministrazioni locali come il Comune di Roma, che nonostante le reiterate e formali richieste da parte degli operatori, non si sono degnate di dare alcuna indicazione o risposta  su materie peraltro di loro stretta competenza.

Il comparto del commercio ambulante, proprio per la sua peculiarità, svolgendosi in luoghi aperti, con le dovute cautele, favorirebbe il contenimento del rischio sanitario, oltre a svolgere la storica funzione di calmiere dei prezzi al consumo, assolutamente opportuna e necessaria, in un momento di profonda ed allarmante crisi economica, le cui conseguenze non sono ancora calcolabili.

Dimenticarsi o ignorare le legittime istanze di una categoria che coinvolge migliaia di lavoratori ed è parte viva del nostro sistema economico-commerciale, è purtroppo sintomatico dell’approccio  irresponsabile ed inadeguato con cui troppe Istituzioni in Italia stanno affrontando la tragica  emergenza che stiamo vivendo.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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