Governo Conte: le attività ricettive muoiono e loro pensano agli immigrati

Le attività ricettive muoiono e loro pensano agli immigrati

“Guardate quanti turisti”!  La recente gaffe del vice ministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancellieri a Porto Empedocle di fronte una nave piena di clandestini, non fa che palesare le priorità di questo governo allo sbando.

Lo stesso governo che mentre paga reddito di cittadinanza e sanatorie, abbandona un settore come quello turistico che, secondo il Sole 24 ore, vale il 13% del PIL italiano.

Un recente report, frutto della collaborazione di diversi economisti coordinati da Montanino, stima che nel 2020, a patto che si riprenda durante la stagione estiva, la crisi peserà sul fatturato delle imprese ricettive per circa il 50%.

Una perdita che potrebbe ammontare a ben 10 miliardi di euro, con una perdita della liquidità di circa 2-2,5 miliardi di euro. e un patrimonio netto delle aziende del settore che si potrebbe ridurre anche di 3 miliardi di euro.

Dietro questi numeri da capogiro, però, si nasconde il dramma di centinaia di imprenditori abbandonati e di migliaia di lavoratori del turismo.

A tal proposito abbiamo deciso di intervistare il Presidente regionale di Federalberghi Emilia Romagna, Alessandro Giorgetti, chiedendogli se il governo e la regione siano intervenuti in maniera adeguata e se abbiano amministrato al meglio questa crisi.

“Si può sempre fare di più in generale, ma sicuramente la situazione è stata difficile da gestire. Forse ci si aspettava un po’di più. La crisi in cui stiamo precipitano è una crisi sia di domanda esterna che di domanda interna, quindi assai complicata. Inizialmente le restrizioni e le norme imposte erano di difficile applicazione, poi è stato necessario modificarle. Speriamo che anche la mascherina da tenere con il distanziamento, si possa evitare a breve. Per quanto riguarda le responsabilità penali e civili degli albergatori in caso di non rispetto delle norme da parte degli ospiti, sarebbe stata una questione molto semplice che si è voluta complicare in mille modi ed è un problema ancora non di poco conto. Le banche, da parte loro, hanno fatto ciò che potevano fare. Sarebbero stati necessari almeno 18 mesi di moratoria da parte dello Stato. Con la semplice moratoria, poi, si muore pagando gli interessi: servono manovre per lasciarci una liquidità di cassa senza cui non si può certamente aprire e per riuscirci servono accordi chiari con le banche. Agli stati generali hanno definito il turismo settore strategico, attendiamo di capire cosa si intendeva. Il governo regionale nel complesso ci ha ascoltati, anche se si sarebbe potuto stanziare un benefit a fondo perduto come è stato fatto da  altre parti. Chiaramente, come dicevo all’inizio, si può sempre fare di più e per quanto si sia lavorato bene sui protocolli nel dialogo regionale, si pensava che il governo centrale avrebbe potuto dar risposte idonee!

Noi purtroppo abbiamo risorse limitate, cerchiamo di spendere al meglio.”

“In un paio di anni sono moderatamente convinto che ci si possa lavorare,” conclude, “però mi preme sottolineare che non accetto il racconto di alcuni per i quali in Emilia Romagna si viene perché si spende poco. Da noi si viene perché da sempre siamo in grado di creare relazioni tra le persone. Noi forse eravamo esagerati, forse eravamo particolari, ma avevamo una particolare empatia con la gente. Speriamo che non torni un altro periodo di lockdown, continueremo in ogni caso a combattere, lo faremo perché ci crediamo e lo abbiamo sempre fatto.”

Non ci resta che sperare nelle proposte degli ultimi giorni dell’opposizione, in particolar modo di Fratelli d’Italia, perché il ridicolo bonus del governo che prevede uno sconto dell’80 per cento su 500 euro al cliente che poi verrà riconosciuto al titolare dell’hotel come credito di imposta da utilizzare in compensazione, non può essere l’unica risposta.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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