Governo Draghi? Un rischio tanto grave quanto inutile

Timeo Danaos et dona ferentis, chiunque abbia studiato l’Eneide conosce questo verso, questa brevissima frase che Virgilio fa pronunciare a Lacoonte e che, se fosse stata ascoltata, non avrebbe comportato la fine di Troia. Davanti al cavallo di legno la voglia di festeggiare la fine della guerra era superiore a quella di ragionare sul fatto che un nemico resta un nemico anche quando offre regali.

Timeo Draghi et dona ferentis, dovrebbe essere la frase che ogni politico di ogni schieramento dovrebbe tenere ben fissa nella mente per evitare di lasciare che il legittimo desiderio di veder terminato l’assedio dell’austerità e della crisi economica possa offuscare la mente e dimenticare che le parole suadenti non sono sempre foriere di verità.

Draghi, nella sua recente intervista sul Financial Times, parla di superamento dell’austerità, di immissione di liquidità, di obblighi per le banche di contribuire alla ripartenza, sembra lanciare un messaggio keynesiano che oggi, nelle case degli italiani chiusi e con il lavoro sospeso, lascia sperare che qualcuno possa portarci oltre il guado. Dice quello che ciascuno di noi vorrebbe sentire.

L’entusiasmo unanime è sempre foriero di sventure e ricorda troppo da vicino il consenso che accolse Monti, l’esperto in loden che nel 2011 doveva rispondere al “fate presto” del quotidiano di Confindustria.

Un Governo immobile ed incapace lascia sperare che qualsiasi soluzione sia una soluzione migliore, in parte è vero, in parte no. La soluzione dei problemi sanitari e di ordine pubblico non è una competenza di Draghi, la soluzione dei successivi problemi economici sicuramente si.

Conte, Di Maio, Casalino sono il peggio che potesse capitarci in una fase delicata come questa, Draghi rischia di essere il cavallo di Troia che brucerà le mura della nostra Nazione e renderà schiavi i suoi figli migliori.

Aumento della spesa pubblica e del debito pubblico sono sicuramente una ricetta ma molto dipende da cosa ci facciamo con questa spesa pubblica e come finanziamo questo debito pubblico.

Draghi è sicuramente di scuola neo-keynesiana ma questo non deve suscitare facili entusiasmi. Nel 2008 Francesco Cossiga si schierò contro l’ipotesi d’incarico a Palazzo Chigi per Draghi, accusandolo di essere l’uomo del Panfilo Britannia sul quale si decise la svendita del sistema industriale italiano.

Al di là delle teorie complottiste, su quella riunione sul Britannia del 1993 si è espresso chiaramente Fulvio Contorti sulla rivista “nuova antologia” per i 70 anni di Mediobanca secondo cui “fu un poderoso aiuto di Stato alle banche di affari straniere organizzato da Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro”.

E, sempre superando ogni ipotesi di complotto ma attenendosi ai fatti, è proprio la Legge Draghi che consente prima la privatizzazione e, poi, la cessione della Borsa Italiana alla London Stock Exchange.

Può essere adatto a rilanciare l’Italia nelle sfide del futuro, l’uomo che ha voluto più di chiunque altri la distruzione del sistema delle imprese pubbliche su cui si reggeva l’economia mista che ha creato il boom economico italiano?

Probabilmente il mondo che i nostri occhi vedranno dopo la pestilenza sarà quello della fine della globalizzazione. Le Nazioni dovranno prendere atto (spero che lo stiamo facendo anche noi italiani) che non è possibile importare tutto dai paesi dove la manodopera costa meno, che non si può dipendere dall’estero e che si deve garantire una sana autosufficienza dell’economia nazionale.

Gli Stati Uniti di Trump hanno già iniziato, prima che il virus arrivasse, a percorrere questa strada, la Russia di Putin non è da meno e la Cina utilizza il suo capitalismo di Stato come strumento d’imperialismo economico.

La nostra Nazione non ha altra ricetta che riscoprire la formula italiana inventata da Beneduce e tenuta in piedi in modo efficace dai governi democristiani del primo dopoguerra: l’economia mista e il monopolio pubblico nei settori strategici (comunicazioni, trasporti, energia, etc..).

Draghi, per quanto detto fino ad ora, è l’esatta antitesi di questo modello e il rischio più evidente è che voglia aumentare la spesa pubblica ed il debito pubblico per misure di spesa corrente, finanziandosi con la svendita di ciò che resta del patrimonio industriale pubblico italiano.

In pratica l’aumento della spesa pubblica italiana sostenuta da Draghi potrebbe essere come la ricetta economica familiare di chi vende la casa al mare per fare qualche mese di vacanze lussuose, sicuramente divertenti per qualche tempo ma che eliminerebbero per sempre la possibilità di andare in vacanza.

Certo Draghi avrebbe un’autorevolezza superiore a qualsiasi leader politico per essere ascoltato fuori dai confini nazionali, rendendo così meno sofferto il nostro indebitamento ma, considerato che dopo la pandemia il cambiamento del sistema economico sarà un’esigenza mondiale, non credo che nessuno Stato potrà sottrarsi da queste esigenze, a meno che non ci si voglia consegnare al capitalismo imperialista cinese. E, quindi, credo che incaricare Mario Draghi sia sostanzialmente un rischio tanto grave quanto inutile.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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