I trattati europei sono la maledizione dell’economia italiana. Presentazione del libro di Barra Caracciolo

Presentazione libro "Lo strano caso Italia"

Un corale atto d’accusa a Bruxelles nella presentazione del libro “Lo strano caso Italia” di Luciano Barra Caracciolo con Albero Bagnai e Stefano Fassina, moderato dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano. “Tutti i nostri problemi nascono dai trattati europei: la stagnazione dell’Italia prima del coronavirus e adesso l’impossibilità di uscire da questa emergenza devastante.” Questo è il punto di convergenza di tutti i relatori, sia pure con sfumature diverse. Luciano Barra Caracciolo, oltre che magistrato del Consiglio di Stato, è stato sottosegretario alle politiche economiche del primo Governo Conte. Quindi ha avuto una postazione privilegiata per valuta l’impatto delle regole di Bruxelles sulla nostra economia. Così “il libro – come ha esordito Sangiuliano – è una perfetta sintesi tra cultura giuridica e teoria economica  che ci aiuta a comprendere quello che sta accadendo  al nostro paese”. Soprattutto per evidenziare il contrasto stridente che

esiste tra i trattati europei e i principi fondamentali della nostra Costituzione. Infatti, mentre la Costituzione ha una visione solidarista, i trattati sono fondati esclusivamente sul principio di concorrenza secondo l’impostazione dell’ideologia neo-liberista. Infatti “anche nell’emergenza Covid la solidarietà europea appare solo di facciata” ha aggiunto Sangiuliano.

“Ho scommesso con diversi colleghi che fino alla fine delle anno non arriverà un euro dal SURE, il fondo europeo che dovrebbe garantire la cassa integrazione dei lavoratori” ha esordito Stefano Fassina, deputato “eretico” di Leu, che ha centrato il suo intervento sul ruolo anomalo della Banca Centrale Europea. “La BCE per il suo statuto non può fare il prestatore di ultima istanza dei debiti pubblici europei e stampare moneta per lo sviluppo, come fanno la Federal Reserve degli USA e tutte le banche centrali del mondo.” E ancora: “Anche quello che oggi viene fatto con il Quantitative Easing è solo un decimo di quello che dovrebbe essere fatto per

fronteggiare una crisi economica grave come quella del Covid.” Per concludere con questo segnale inquietante: “se la politica italiana non si sveglia in autunno rischiamo una rottura di sistema”, ovvero vere e proprie rivolte popolari per fame e disoccupazione. “Oggi la banca centrale europea dovrebbe sterilizzare i titoli di stato comprati dai vari stati europei, cioè dovrebbe sostanzialmente cancellare  il debito pubblico generato dall’emergenza Covid.”

“Non è vero che i trattati europei sono rigidi.” è stata la provocazione del senatore Alberto Bagnai, responsabile

economico della Lega, “i trattati sono fin troppo flessibili, ma sempre e solo a favore di paesi come la Francia, che da tempo viola il limite del 3% nel rapporto deficit/pil o della Germania in costante surplus commerciale rispetto agli altri paesi membri”. La realtà è che l’Italia per tornare al Pil del 2007 con queste regole e questi ritmi dovrebbe aspettare almeno il 2050. E, attenzione quando vi parlano di riforme strutturali, perché queste riforme significano una sola cosa: pagarvi di meno in termini di taglio dei salari”

Infine l’autore del libro Barra Caracciolo ha sottolineato “l’importanza della spesa pubblica per rimettere in moto lo sviluppo, non solo come investimenti ma soprattutto come spesa corrente, che significa, tra l’altro, stipendi per medici e infermieri, acquisto di materiale sanitario, necessità che abbiamo riscoperto dopo l’epidemia Covid. Ed è per questo che il MES, oltre ad essere un pericolo, non serve a niente per fronteggiare l’emergenza . È un prestito in sette anni che non può essere utilizzato per le vere urgenze della nostra sanità.” Infine un invito a non illudersi sulle flessibilità dei paesi del Nord: “La Germania preferisce sfasciare l’eurozona che rimettere in discussione i trattati”.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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