Il caos che nasce dall’assenza di una vera classe dirigente

I più convinti complottisti hanno sempre visto un grande burattinaio che, da dietro la tenda appena scostata di una finestra, controllava sornione la gestione del Caos. Con picchi controllati (di caos), tra disservizi sociali alle classi meno abbienti, tumulti ben orchestrati, governicchi balneari (così si chiamavano) fino ad una lotta armata tra neri e rossi. In un mettere e levare, a seconda del momento, degno del più grande direttore di orchestra.

Diamine quello si che era un bel caos! Voluto (infami!), orchestrato, gestito, virile, oserei dire. Con picchi, in contraltare, di orgoglio italico, dalla salvaguardia del prodotto italiano e delle sue aziende, che garantivano posto di lavoro e identità, a politiche e rapporti internazionali dove mai era  in discussione la posizione di una Italia allora settima (o addirittura sesta) potenza economica mondiale.

Il caos di un tempo era uno splendido stallone nero montato da un fantino disgustoso quanto capace.

Ed oggi? Oggi il caos è un cavallo scosso, direbbero i Senesi. È subìto il caos di oggi. Non è più un mezzo immorale per la gestione di potere, ma la sintesi dell’improvvisazione, della navigazione a vista senza neanche conoscere il porto di approdo. Ed ecco che ti ritrovi un venditore di bibite a gestire i più grandi sgarbi internazionali subiti dall’Italia nel dopoguerra, con i meno giovani a pensare a Moro, Andreatta, Fanfani, Andreotti, Nenni e Sforza come predecessori del bibitaro.

Ti ritrovi un Paese, attaccato da un nemico nuovo ed intangibile, governato da un avvocato più esperto di stiratura di pochettes, che di gestione di una macchina complessa come il nostro Stato, avvocato a sua volta imbrigliato e gestito da un esaltato da tastiera che gestisce con una piattaforma un partito comunque allo sbando, e da un partecipante del grande fratello.

Davvero un bel quadretto. Con la grandissima responsabilità di chi gli ha fatto da spalla: Lega e PD in testa. Con Forza Italia pronta a far vedere quanto possa essere “responsabile”.

In seno a tutto ciò, il caos più spontaneo ha ragione di nascere e di vivere, con classi sociali e lavoratori alla fame, con privilegi ottenuti involontariamente da dipendenti statali o parastatali, ben tutelati dal lavoro casalingo, contro gli affamati lavoratori del turismo, ristorazione, terzo settore, moda, libere professioni, cultura, arte, solo per citarne alcuni, che cominceranno (cominciano) a guardare in cagnesco chi ha la  certezza della sopravvivenza con lo stipendio garantito.

È caos altresì nel settore della salute, dove i tagli lineari tanto voluti dall’Europa e applicati da Monti & c. hanno sulla  coscienza la maggior parte dei nostri morti. E non oso quantificare il costo, in termini di perdite e di spesa, dell’interruzione della prevenzione sanitaria. Pensate voi, con gli ospedali inaccessibili, quanti tumori all’utero, alla prostata, alla mammella non saranno diagnosticati in tempo per essere debellati.

E come gestirà il caos delle acciaierie di Terni il ministro del Mise? Facendo il mediatore, il  sensale, cercando col cappello in mano un acquirente, come sta tentando goffamente?

E la riforma fiscale? In mano ha un ministro delle finanze che ancora sostiene come il Mes sia una risorsa? O vogliamo parlare delle stupidaggini a raffica della ministra dell’istruzione, con la chicca delle classi acquario che svetta come la più imbecille.

Ed eccolo il Caos, spontaneo quanto pericoloso, che scende dal monte facendo tremare la vallata. Per niente arginato da potenze di fuoco di soldi solo promessi, con una classe politica che urlava “onestà” e che oggi sta barricata a palazzo con una doppia morale davvero becera.

Nervi saldi e tanta forza per resistere: passerà anche questa, ma l’ultima chiamata prima dell’oblio passa anche dalla presa di coscienza di tutto ciò, cercando la prossima volta di non votare solo chi ti promette l’ampliamento del tuo terrazzo, o l’eliminazione di 100 stipendi da parlamentari. Abbiamo bisogno di altro. Tutti, figli di bibitari compresi.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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