Il Covid-19 non deve essere un’altra scusa per togliere risorse al Sud

840 Miliardi di Euro in 17 anni, questa la somma che è stata sottratta al Sud per essere destinata alle altre aree d’Italia, lo hanno denunciato lo SVIMEZ e Eurispes nelle loro ultime relazioni, 46,7 miliardi di Euro ogni anno che si sarebbero dovuti usare per realizzare opere pubbliche, università, strade, ferrovie nel mezzogiorno e che sarebbero stati un moltiplicatore per l’occupazione e il reddito di cui avrebbe beneficiato l’intera nazione.

A queste somme vanno aggiunte le quote dei fondi FAS utilizzate fuori dal Mezzogiorno, con i soldi per il Sud è stato ripianato il disavanzo delle Ferrovie dello Stato, sono state realizzati i trasporti sul lago di Garda e di Como, è stato realizzato l’aeroporto di Vicenza, sono stati coperti gli sconti della benzina per le regioni vicino alla frontiera settentrionale, i contratti di servizio con Trenitalia per l’alta velocità (che al Sud non arriva), l’alta velocità Milano-Verona e Milano-Genova, la Metropolitana di Bologna, il tunnel del Frejus, la pedemontana Lecco-Bergamo e il MOSE di Venezia. Infine, anche le risorse per il Job Act di Renzi sono state prese dai fondi FAS.

Senza voler contare tutta la vicenda legata al Banco di Napoli con risorse sottratte all’economia meridionale e destinati ad implementare il fondo Atlante destinato ad operazioni a favore delle banche del Nord che hanno privato il Sud di qualsiasi istituto di Credito.

Insomma, per anni i fondi destinati al Mezzogiorno sono stati utilizzati in larga parte per il Nord e non per gli scopi per i quali gli stessi venivano dati all’Italia.

Oggi, mentre tutti i meridionali sono distratti dalle sciocche quanto vacue parole di Feltri, il Governo si accinge, secondo le parole del Ministro Provenzano, non solo a ridurre ulteriormente le quote di investimento per il Mezzogiorno dei fondi ordinari ma anche ad utilizzare il fondi strutturali per le misure per la ripartenza su tutto il territorio nazionale.

Un vero è proprio scippo ai danni del Mezzogiorno che si vedrebbe negata la possibilità di accedere alle proprie risorse per la ripartenza dopo la chiusura imposta dal Governo Conte.

È necessario ribadire con forza che non soltanto quota 34% deve essere mantenuta e deve essere estesa a tutto il settore pubblico allargato (compreso le partecipate e le imprese pubbliche) ma deve essere investita tutta la somma dei fondi strutturali nelle regioni meridionali.

La maggiore libertà d’azione nella spesa di questi fondi, infatti, non deve essere l’occasione per sottrarne ulteriormente al Mezzogiorno ma deve essere l’occasione per dare alle Regioni meridionali la libertà di spendere come meglio credono i soldi che dall’Europa vengono loro destinati, una libertà di azione, non una modifica di territorialità nella spesa che sarebbe francamente insopportabile.

Il Sud ha la grande occasione di diventare il motore dello sviluppo per l’Italia e per l’Europa intera: interesse nazionale di tutta l’Italia sarebbe investire nella zona d’Europa che ha maggiormente dimostrato capacità di resistere all’epidemia di Covid-19, anche in considerazione della centralità che il Mediterraneo sta tornando a rivestire negli scambi globali.

Dicono che questo sia il Governo con il maggior numero di ministri meridionali della storia ma la differenza tra classe politica e classe dirigente è un’antica lezione di Gramsci che non è possibile dimenticare: se il governo tenterà ancora di sottrarre risorse al Sud, ci dovrà essere la rivolta di tutti i parlamentari e tutte le forze sociali del Mezzogiorno.

La Questione meridionale è quanto mai attuale e una classe dirigente meridionale non può rimanere silente rispetto a quanto sta per avvenire. Questo non soltanto per una logica territoriale ma perché è nell’interesse nazionale sviluppare il Mezzogiorno allo stesso livello delle altre aree della Nazione.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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