Il mostro del MES non è morto: se ne riparla all’Eurogruppo del 7 aprile

Come nei più classici serial dell’orrore, ogni volta che il mostro sembra ucciso, improvvisamente torna a risorgere come un terribile pericolo. Stiamo parlando del MES – il famoso fondo salva-stati – che la Germania della Merkel vuole a tutti i costi utilizzare come principale strumento europeo per fronteggiare la crisi economica derivante dal Covid-19.

Sembrava che il fronte dei paesi del Sud, capitato da quelli più colpiti dal virus, Italia e Spagna, avesse definitivamente accantonato questa ipotesi con l’appoggio della Francia. E invece niente: il MES continua a figurare al primo posto degli strumenti anti-crisi ipotizzati nei documenti di lavoro dei comitati tecnici che stanno preparando la prossima riunione dell’Eurogruppo prevista per il 7 aprile.

Non solo: pare che i tecnici che rappresentano l’Italia a quei tavoli (in particolare l’Eurogroup working group) abbiano già dato un ok di massima all’utilizzo di questo strumento. Il quotidiano “La Verità” di Maurizio Belpietro punta l’indice accusatore su Alessandro Rivera, Direttore generale del Tesoro che ricopre molti ruoli chiave nel rapporto tra l’Italia e la UE in campo economico.

La Francia di Macron intanto – come avevamo ampiamente previsto e come ha sempre fatto – si è sfilata dal fronte italiano per rinnovare ancora una volta il nefasto asse con la signora Merkel.

Il cavallo di Troia di tutte questa manovre sono le “condizionalità”, ovvero le condizioni che consentono ad un paese membro l’accesso ai fondi contenuti nel MES.

Secondo il Governo italiano queste condizionalità dovrebbero essere azzerate in un momento di emergenza come l’attuale. Il che è già una contraddizione di termini: l’esistenza di condizionalità è condizio sine qua non per l’utilizzo del Fondo salva-stati, in base al Trattato sul funzionamento della UE e in base alla logica stessa di questo strumento, che l’Italia non avrebbe dovuto mai accettare neanche prima dell’epidemia. L’unico modo di utilizzare i 410 miliardi congelati in questo fondo senza condizionalità, sarebbe proprio quello di abolire il MES e destinare queste risorse ad altri utilizzi.

Allora il trucco dove sta? Sta nelle condizionalità “attenuate” o “sospese” su cui si starebbe trattando in vista dell’Eurogruppo del 7 aprile: un compromesso tra l’entrata nella trappola del MES e la promessa di un “trattamento morbido”. Ma quanto morbido e per quanto tempo morbido? Valdis Dombrovskis, vice Presidente della commissione europea, è categorico: “bisogna rispettare la legalità” e “i governi devono prepararsi a far rientrare il deficit quando la crisi sanitaria sarà passata”.

Vedremo il 7 aprile la nuova la nuova puntata del serial dell’orrore, ma abbiamo molta paura non solo per quello che vi abbiamo già detto, ma perché il 5 maggio la Corte costituzionale tedesca si pronuncerà sulla legittimità dell’utilizzo del quantitative easing (QE)  da parte della Banca Centrale europea. Se, con questa pronuncia, i tedeschi ci fanno saltare anche questo scudo finanziario, sarà molto dura per un governo debole come quello di Giuseppe Conte e un Commissario inesistente  come Gentiloni trovare una via d’uscita nel parco degli orrori chiamato Unione Europea.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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