La montagna ha partorito il topolino

Azzolina la “Ministra alla sciatteria”

La montagna ha partorito il topolino. Dopo l’ultima “trovata” Repubblica ha definito il ministro della pubblica istruzione Azzolina la “Ministra alla sciatteria”. Mai definizione più azzeccata da parte del giornale – simbolo della sinistra radical-chic. Ma come si fa ad accettare che dopo mesi di “studio” (sic) da parte di task force ben pagate, si debba accettare un generico inventario di possibilità e di ipotesi, gran parte delle quali irrealistiche, scaricando in periferia, sui presidi e sui consigli d’istituto, la responsabilità di scegliere quale di queste ipotesi possa ritenersi praticabile e si debba applicare?

Ciò che non sono riusciti a decidere esperti, tecnici e cervelloni, interni ed esterni a Viale Trastevere, deve essere stabilito da un dirigente scolastico, collaborato da un consiglio d’istituto in cui ci sono persone normali: genitori, alunni, rappresentanti del personale scolastico e docenti. Ci si rende conto di questa grottesca assurdità?

Qual è il frutto di tante settimane di studio da parte di questa task force appositamente assoldata dal Ministro della pubblica “distruzione”? Si è ipotizzato di far tenere lezioni di gruppi diversi di studenti ed alunni della stessa classe  in locali diversi e separati. Ma chi provvederà a far lezione al gruppo che non è con il docente titolare? Si è detto che per sdoppiare le classi si potranno utilizzare anche altri spazi, come “parchi, cortili e biblioteche. Ma sono mai stati in una scuola questi esperti? Non sanno che spesso la biblioteca coincide con un locale in cui già si fanno altre attività didattiche? O che in un parco o in cortile all’aperto, in comuni superiori ai 600 metri sul livello del mare, anche in piena estate fa freddo?

Le lezioni durerebbero dai 45 ai 50 minuti e alcune materie “simili” sarebbero accorpate per spiegazioni uniche. In pratica la qualità dell’apprendimento e dell’insegnamento è condannato ancora a scendere in picchiata verso livelli infimi e di assoluta dissoluzione educativa e formativa. Questa ipotesi di “taglio” delle materie poi contrasta e stride fortemente con la decisione, cui il Ministro caparbiamente non ha voluto rinunciare, di far partire da quest’anno l’insegnamento di una disciplina in più: l’educazione civica.

A tutto ciò si aggiunga che mentre a Roma si facevano demagogici proclami di voler assicurare il rientro in sicurezza, di voler assumere migliaia di nuovi altri insegnanti, in periferia cinicamente,nonostante il Covid e l’emergenza sanitaria suggerissero di evitare per almeno il prossimo anno scolastico le così dette “classi – pollaio” (le classi con 30 alunni e più), i direttori regionali dell’istruzione hanno mietuto ( e certamente non di loro iniziativa) classi a volontà accorpando a destra e a manca.

Non si è voluto proprio prendere in considerazione la possibilità di un discorso differenziato per regioni. Ci sono regioni in cui il numero dei contagi è sceso a zero sin da 20-25 giorni orsono. Se continua così è prevedibile che si possa ritornare con un minimo di accortezze prudenziali ad una frequenza  regolare; del resto in queste regioni ormai studenti e giovani stanno insieme e si incontrano nei parchi, nei locali, nelle piazze, ovunque. Solo a scuola non sarebbe possibile? Assumere una responsabilità del genere, con indicazioni chiare alla periferia, vorrebbe dire che le risorse si potrebbero concentrare sulle scuole situate in zone più a rischio.

Poi esiste la soluzione – principe: decidere una volta per tutte di considerare la scuola ed il sistema educativo come fattore strategico della vita nazionale e spenderci dei soldi, investirci a cominciare da quest’anno con  un piano di assunzioni straordinario che consenta di abbattere consistentemente il numero di alunni per classe.

La cosa stupefacente è che il Ministro è contestato da tutti: studenti, docenti, presidi, personale ATA, sindacati, Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione ed ella non avverte minimamente il senso di responsabilità di dover abbandonare il campo, di dover semplicemente lasciar stare perché, come si dice a Napoli, “non è cosa sua”.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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