La Spagna catalana come l’Italia lombarda: l’esplosione dei casi di COVID prima a Bergamo ed ora a Lleida soffiano sul fuoco della secessione

La Spagna catalana come l’Italia lombarda

Le assonanze tra Spagna e Italia nel COVID e nei tentativi secessionisti sono davvero molti. Ed imbarazzanti: come successe per la Lombardia, ora succede per la Catalogna. Il governo d Madrid non ha maggiori risorse di Roma per sostenere la sua traballante economia azzoppata dal virus. E come Roma, anche Madrid NON vuole firmare il MES. Parimenti gli strali austeri e di macelleria sociale dell’Olanda valgono anche per gli iberici.

Causalmente in Catalogna i casi di COVID esplodono mediaticamente nel mezzo della stagione più sensibile economicamente, quella delle vacanze estive, in un periodo in cui il virus non dovrebbe proprio esserci. Ma non a Barcellona, a Lleida, l’equivalente di Bergamo per la Lombardia quando fu l’epicentro dell’epidemia lombarda “salvando” Milano: come in Italia, oggi enormi proteste si levano da parte dei catalani di Lleida che, casualmente, si trovano più che mai uniti nella loro lingua a chiedere aiuti al governo di Madrid. Aiuti che però tutti sanno che non verranno erogati in forza dei parametri euroausteri. Da qui a poco possiamo scommettere che esploderà la foga secessionista anche e soprattutto in Catalogna.

Nel mentre, quasi fosse una reazione agli eventi, l’ex plenipotenziario catalano e separatista, Pujol, finisce sotto indagine per malversazione: si parla mediaticamente di 100 milioni di euro incassati a fronte di favori durante la sua tenenza politica, le indagini sono in corso. Ma già vengono spiattellate dai media, una regia che ben conosciamo. Anche qui sembra esserci una certa qual assonanza con la Lombardia, dove sembra si stia preparando a scoppiare il caso dei favori incrociati tra politica leghista e Regione, indagati dal magistrato Eugenio Fusco a Milano e dintorni.

Sembrerebbe davvero esserci un piano tedesco ben orchestrato per colpire al cuore i paesi del sud Europa vittime del COVID, ossia per spingere alla secessione il cuore economico spagnolo ed italiano (due paesi che non vogliono firmare il MES). Ossia per indebolire i paesi EU non germanofoni e non francofoni che con le loro dimensioni specifiche – e con i loro veti comunitari – possono ammazzare il progetto dell’EU e dell’euro Progetto che, lo ricordo, è di fatto la continuazione del progetto nazista per l’Europa se le svastiche avessero vinto la seconda guerra mondiale.

Fin qui la cronaca di questi giorni.

 

Il COVID è un piano tedesco?

Ora facciamo un passo oltre, usando come strumento di analisi il famoso “cui prodest”, da cui deriva il “follow the money” inventato si dice da Rudy Giuliani, l’ex procuratore di NY. Rileviamo che l’unico paese EU che non ha avuto grossi danni dal COVID è stato la Germania ed il suo blocco; in misura inferiore la Francia. Discorso che vale guarda caso anche per la Cina, paese che in realtà emergerà come unico vincitore sulla carta dal COVID visto che la sua economia sembra essere l’unica che – sulla carta – non presenterà un PIL negativo nel 2020.

Certo, i paesi che più sono a rischio tenuta economica e sociale, i sud europei, sono anche quelli più colpiti dal virus. Virus che guarda caso ha colpito con la stessa intensità anche l’arcinemico tedesco, gli USA. Addirittura il Brexiter Boris Johnson, stra-alleato di Trump, ha rischiato di morire di COVID, quasi fosse stato anche lui un obiettivo selezionato. Non ci sono dubbi, nei fatti: tutti coloro che sono in qualche forma nemici del progetto neo-egemonico tedesco in EU sono stati colpiti duramente dal virus. Ricordiamo anche che il ceppo iniziale del virus giunto in Lombardia arrivava proprio dalla Germania, via veicolo di contagio iraniano venuto in Italia e poi sparito dopo essere tornato oltre Gottardo.

In questi giorni il gioco sporco lo fa invece la politica comunitaria e la mancata concessione dei fondi EU per i COVID da parte tedesca, con Olanda e Germania a giocare il classico ruolo di poliziotto buono/poliziotto cattivo, in apparenza. Dunque vincolando l’erogazione dei fondi emergenziali a misure socialmente distruttive e parimenti impendendo la stampa di moneta da parte dei paesi membri annichiliti dall’epidemia, impossibilitati ad aiutare le proprie popolazioni. Ovvero imponendo nei fatti la firma del MES o di qualcosa del genere; trattato che, lo ricordiamo, prevede la troika a termine. Dunque colonialismo di matrice EU a termine, come in Grecia.

Insomma, possiamo riassumere così: chi si sta avvantaggiando dal COVID è il blocco sino-tedesco; ovvero il blocco egemone in EU, per quanto riguarda il Vecchio Contente. Mente a livello globale il virus sta dando una enorme mano a Pechino ad affossare “relativamente parlando” l’economia di Washington rispetto alla propria. Infatti, come ritorsione anglo, vediamo proprio in queste ore gli USA inviare navi ed armamenti nel Pacifico a cercare di tenere botta, ovvero mantenere l’area almeno formalmente sotto il suo ombrello militare, parlo soprattutto di Taiwan. Oltre a togliere lo status economico privilegiato ad Hong Kong.

In contemporanea vediamo Pechino rispondere rinsaldando addirittura l’asse con Teheran, ossia con l’alleato ariano degli ayatollah, Berlino. Anche nel nucleare (!). Ovvero dichiaratamente contro Washington. Quasi una dichiarazione di guerra, credeteci, anche nei confronti di Israele.

 

La faglia geopolitica anti-USA attraversa il globo

Il fronte caldo globale parte dunque da Bruxelles, ammala Westminster, brucia nel sud Europa e prosegue lungo la faglia turcomanna nel Mediterraneo con un altro alleato tedesco, la Turchia neo-ottomana. Per poi continuare verso il Golfo Persico, con Iran e Qatar pronti a schierarsi contro gli anglo ossia sposando la nuova direttrice neo-imperiale Berlino-Pechino.

Non ci spingiamo a dire chi vincerà sebbene ammettiamo di avere chiare simpatie per uno dei due contendenti. Ci limitiamo a rilevare che il dominus attuale, gli USA, quello che secondo una certa scuola di pensiero dovrebbe concedere la vittoria al nuovo dominus sino-tedesco, non cederà lo scettro senza combattere.

Rammentate infatti che l’avversario degli USA non è granitico ed anzi è multiforme e multietnico; capite dunque come i rapporti di forza non siano poi così sbilanciati a favore del “nuovo” come qualcuno vorrebbe farvi credere, anzi, direi il perfetto contrario. Va inoltre ricordato che gli sfidanti devono tutt’oggi la propria sopravvivenza economica ai consumi anglosassoni dei loro prodotti, con uno squilibrio commerciale sistemico che se azzerato ammazzerebbe la macchina da export sino-tedesca.

Se poi aggiungiamo che l’incumbent anglo ha ancora una decina d’anni di vantaggio a livello di tecnologie ed armamenti rispetto ai rivali emergenti, possiamo ragionevolmente aspettarci qualche evoluzione non esattamente edificante nei prossimi 2-3 anni. A partire da settembre prossimo.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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