Le mani delle mafie sul commercio italiano

Giorgio Sangalli, presidente di Confcommercio, ha lanciato il suo grido di allarme sulla situazione del piccolo e medio commercio e della ristorazione. I dati sono impietosi: dopo la chiusura di 75 giorni, alla ripresa, la clientela è diminuita mediamente del 60%, le spese di gestione, per gli adeguamenti “anticovid”, sono cresciuti mediamente del 30%. Più del 30% degli esercenti non ha nemmeno provato a riaprire.

La mancanza di qualsivoglia erogazione di contributi a fondo perduto durante l’emergenza, il mancato scorporo di spese inerenti alle utenze elettriche, idriche, informatiche e telefoniche, il solo ed inutile rinvio delle scadenze fiscali (tanto non avendo liquidi gli esercenti si sarebbero “concessi” da soli questi rinvii) hanno letteralmente messo in ginocchio questo comparto che, in alcune zone d’Italia, sud ed isole soprattutto, rappresenta il tessuto  connettivo della loro struttura economico – sociale.

Di questa situazione estremamente emergenziale, secondo Sangalli, ma l’avevamo già prevista in precedenti articoli, sta approfittando la criminalità organizzata, da una parte, e la grande distribuzione, che si libera definitivamente della concorrenza di questi esercizi, dall’altra. Le mafie, infatti, dopo un primo momento in cui per guadagnare consenso sociale si sono dimostrate “disponibili e pronte” ad intervenire in sostegno di commercianti, artigiani e ristoratori in difficoltà, adesso stanno passando all’incasso acquisendo la proprietà di gran parte di quegli esercizi che non sono riusciti a rialzare le saracinesche.

A questo si aggiunga il rischio conseguente, e nemmeno tanto improbabile,  che i vecchi proprietari, non avendo altra fonte di reddito, potrebbero accontentarsi di diventare lavoratori dipendenti (e forse malpagati) dei nuovi padroni contribuendo oggettivamente ad allargare le maglie del reclutamento di addetti da parte delle mafie.

Questo pericolo, in piena fase di crescita, riguarda soprattutto il sud e le isole ma non esclude anche il nord; quel nord che da qualche anno è sede di traffici e di riciclaggio di danari sporchi da parte della drangheta calabrese. L’occasione è parsa particolarmente ghiotta per implementare l’azione, già ampiamente ed intensamente diffusa, della “ripulitura” di capitali di dubbia provenienza da parte dell’organizzazione malavitosa calabrese.

Questo governo, che non ha saputo cogliere l’occasione della crisi per investire produttivamente e per un serio rilancio dell’economia gli ingenti capitali confiscati alle mafie ( si parla di circa 30 miliardi di euro), adesso con la propria imbelle inerzia e paralisi, sta stendendo un tappeto d’oro a questa endemica piaga d’Italia che è la criminalità organizzata.

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Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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