Le nuove mafie: Le mutazioni di un “virus” divenuto ancora più insidioso.

La Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.) ha pubblicato un’interessantissima relazione che traccia il profilo profondamente mutato della nuova criminalità organizzata.

Ne esce fuori che le nuove “mafie” sono diventate assai più pervasive ed invasive rispetto al tessuto socio-economico dell’Italia (e non solo del meridione oramai) perché, in qualche maniera, avrebbero dismesso i vecchi panni palesemente e “ferocemente” violenti adottando invece metodi di penetrazione nel tessuto sociale, civile, economico e politico apparentemente meno impattanti e crudamente violenti.

Si parla di un vero e proprio welfare alternativo rispetto a quello pubblico creato dalla criminalità mafiosa ed implementato in questo periodo di crisi e di emergenza determinato dalla pandemia.

Si parla testualmente di “sostituzione del bang – bang delle pistole e degli attentati dinamitardi con il clic del mouse” per cui si sarebbe avviato un processo di efficace “digitalizzazione” dei sistemi e dei metodi di controllo da parte della mafia, della drangheta e delle altre organizzazioni malavitose sui territori e delle attività economiche ed imprenditoriali.

Non a caso i settori in cui si registrerebbero i maggiori e meno controllati profitti, o nei quali si attuerebbe impunemente il riciclaggio di valuta “sporca”, sono quelli delle scommesse clandestine (oramai gestite su piattaforme informatiche) e dello spaccio in massa di stupefacenti che si è adeguato alla trasformazione elettronico-digitale del commercio legale con una sorta di rete clandestina di e-commerce. In questo caso la farebbero da padroni più che le droghe “tradizionali” le nuove droghe a base di anfetamine ed altri principi usati anche in farmacopea.

Secondo la coraggiosa e preoccupante relazione della DIA, l’emergenza “Coronavirus” avrebbe agevolato e facilitato l’efficacia di questi processi non solo sul versante della crisi economica sulla quale si è innestata l’offerta del  falso supporto criminoso della criminalità alle aziende in sofferenza ma anche dal punto di vista del contrasto giudiziario e delle forze dell’ordine. Infatti nella relazione si riscontra un pesantissimo rilievo sul tema della scarcerazione di tanti criminali di stampo mafioso avvenuta di recente e  motivata con il paventato rischio del contagio.

Inoltre i comuni e gli enti locali sciolti per condizionamento mafioso avrebbero superato il record dell’anno 1991 e interessano oramai tutta la penisola, anche comuni del Nord che, in quegli anni, si ritenevano esenti da certi problemi.

Insomma un virus, quello delle mafie, che ha saputo adattarsi alla nuova situazione ben meglio e più efficacemente dello Stato e di chi dovrebbe garantire il progresso economico-civile, la legalità e l’ordine pubblico.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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