L’era della globalizzazione è finita. Parola di Donald Trump

“La pandemia di coronavirus dimostra che l’era della globalizzazione è finita” questo ha detto Donald Trump in un’intervista a Maria Bartiromo di Fox Business. E per scendere nel concreto il presidente Usa ha anche detto che non rinegozierà l’accordo commerciale con la Cina: “in questo momento non voglio parlare con il leader cinese Xi Jinping. Potrebbe essere difficile avere partnership con Cina, ma per me va bene così”.

Queste poche parole hanno gettato nel panico i globalisti di tutto il mondo, mentre in Italia – come al solito – scendeva la coltre del silenzio su questa decisiva esternazione del Capo della Casa Bianca. Donald Trump che si esprime come Giorgia Meloni e Matteo Salvini? Brividi di terrore tra gli imbonitori da tempo impegnati a nascondere una realtà che tutti stanno cominciando a vedere.

Insomma sembra che, dopo la fine della presidenza Obama, a difendere politicamente le utopie globaliste siano rimasti solo la Germania con i suoi Stati satelliti (compresa la UE), la Cina e le organizzazioni del multilateralismo (Onu, Oms, Fmi, ecc.). Ovvero i due grandi Stati esportatori (i primi nel mondo come export) e chi sulla globalizzazione ci guadagna lauti stipendi e ricche consulenze (commissari europei e dirigenti delle organizzazioni multilaterali).

Infatti a pensarla più o meno alla stessa maniera di Trump ci sono Putin (che ha anche detto che il “liberalismo è finito”), Boris Johnson (che ha portato il Regno Unito fuori dalla Ue), Narendra Modi (primo ministro dell’India), Shinzo Abe (premier Giaponese) e Jair Bolsonaro (Presidente del Brasile).

Raccontata così la partita sembrerebbe già vinta, ma in realtà la vera forza del globalismo non è nella politica (che ancora deve rispondere al Popolo), ma nell’economia, nella cultura e nell’informazione.

Dietro i governi e le istituzioni democratiche opera la fitta rete degli interessi finanziari e delle corporation multinazionali che, a suon di finanziamenti mirati e selettivi, condiziona le produzioni culturali e accademiche e padroneggia il sistema dei media. Non è un caso che tutti i leader politici prima elencati, a cominciare da Trump, vengano presentati nel circuito mediatico e culturale come dei personaggi rozzi e pericolosi, sempre in bilico tra il ridicolo e la demonizzazione.

Per cui la partita è tutt’altro che chiusa e l’emergenza Covid-19 la sta maledettamente complicando, perché tutti i governi sovranisti del mondo sono sotto attacco e spesso appaiono (non solo attraverso il filtro della disinformazione mediatica) fragili e confusi, soprattutto di fronte all’incedere della pandemia. L’esempio-simbolo di questa fragilità è stato proprio Boris Johnson, finito sotto contagio e in ospedale dopo aver superficialmente predicato l’“immunità di gregge”.

Il più lucido appare proprio Donald Trump: ci duole ammetterlo dopo anni di anti-americanismo, ma è proprio così. Il Presidente USA ha capito che le dinamiche della globalizzazione avrebbero finito per emarginare la potenza statunitense, trasferendo il potere mondiale in prima istanza nella mani della finanza cosmopolita e in seconda istanza in quelle del totalitarismo cinese. E infatti lui combatte oggi su due fronti: contro il sistema finanziario-mediatico – un nemico ancora in larga parte interno perché si identifica con l’opposizione democratica e i grandi media americani – e contro la Cina, destinata – se le regole del gioco globale non cambiano – a diventare la prima potenza planetaria. Il prossimo novembre, con le elezioni presidenziali USA, si deciderà la partita e c’è veramente da sperare che Trump la spunti contro i suoi detrattori.

Per noi Italiani, senza andare troppo lontano, rimane da assimilare bene il messaggio che “c’è vita” fuori dall’Unione europea e contro la globalizzazione. E quindi – senza farci troppo spaventare dalle minacce che arrivano da Bruxelles e da Berlino – prepararci a fare delle grandi scelte strategiche realmente funzionali solo all’interesse nazionale del nostro popolo.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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