Lettera aperta di un medico ai suoi pazienti

Pubblichiamo ampi stralci di una lettera aperta postata dal dott. Giordano Fanton su Facebook, perché rappresenta emblematicamente lo stato d’animo di gran parte della classe medica del nostro paese.  Ci associamo all’invito finale di non dimenticare quando tutto sarà finito.

Caro/a Paziente,

per la prima volta nella mia vita e nella mia carriera, ho deciso di rivolgermi a Lei per mezzo di una lettera aperta. Le scrivo in qualità di medico, di cittadino ma soprattutto di confidente.

Come avrà notato in sovrimpressione sulle principali reti televisive nazionali, ieri la Protezione Civile ha aperto un bando di 24 ore per il reclutamento volontario di trecento medici. Sono rimasto semplicemente basito. Ho ricordi simili solo per il concorso di Miss Italia. “Hai più di 18 anni? Sei carina? Partecipa anche tu!” Esistono infatti gli Ordini dei Medici, l’Istituto Superiore di Sanità ed il Ministero della Salute. Perché si riduce a farlo la Protezione Civile? E ancora: a fronte di oltre 2900 sanitari positivi, la richiesta di una “task force” di 300 nuove risorse è basata su quali analisi?

Noto nei suoi occhi stupore ed indignazione. Si starà domandando: “Ma perché mai, Dottore, è così negativo? È il vostro dovere. Dovrebbe essere fiero di aiutare il nostro Paese in un momento così grave! Non è certo il momento di far polemica!”

Lei ha perfettamente ragione. La nostra non è semplicemente una Professione, ma un’Arte sotto giuramento. I Dottori si prendono cura della gente per vocazione e non soltanto per mestiere. Mi creda: noi curiamo le Persone, non le malattie. Siamo ben lieti di farlo e lo abbiamo scelto anche a costo di affrontare almeno dieci anni di duro percorso formativo. I nostri sacrifici e le nostre rinunce le abbiamo imposte, di fatto, anche alle nostre famiglie. E proprio ora come allora, in piena pandemia, è alle nostre famiglie che dobbiamo rendere conto delle nostre scelte. Ciononostante abbiamo risposto alla chiamata in 7923, un numero enorme. Giovani e pensionati, ospedalieri e universitari, sumaisti e liberi professionisti, precari e borsisti, specializzandi e frequentatori volontari. Nessuno si è tirato indietro. Oggi avrà letto ovunque le “sbrodolate” di elogio agli Eroi della “parte bella del nostro Paese” (cit). In realtà non siamo affatto degli eroi. Semplicemente vogliamo fare il nostro dovere. Il Paese chiama: “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”. E noi abbiamo risposto numerosissimi, anche per dar sollievo ai Colleghi che davvero sono allo stremo delle forze. Sembrerebbe dunque tutto risolto.. E invece no! Non questa volta. Mi permetta di spiegarLe perché.

Per oltre vent’anni, tutti i Governi espressi dai vari schieramenti politici, hanno avuto un minimo comune denominatore: i tagli alla spesa pubblica. E siccome oltre l’80% del Prodotto Interno Lordo (PIL) viene messo a costo in Sanità, la prima voce da tagliare siamo stati noi. Gli stessi medici che oggi sono chiamati ad arruolarsi volontariamente nel cosiddetto “Esercito di Ippocrate”. Si è domandato perché mancano i respiratori nei nostri reparti? Si è chiesto perché gli ospedali non hanno abbastanza turnover di medici e ci costringono a fare turni di servizio disumani? Glielo spiego volentieri: per colpa della ben nota “Spending Review” e delle manovre europee “lacrime e sangue”. E mentre i vitalizi dei nostri politici continuano a crescere (l’Italia ha il costo della politica più alto d’Europa), i nostri contratti collettivi non vengono più aggiornati. Per anni non sono stati indetti concorsi di assunzione nei vari reparti. Ora, a causa dell’emergenza, tutti sono ben lieti di “chiudere un occhio” su tutto (…parola di oculista). È stato abolito persino l’esame di stato abilitante alla professione. I neolaureati vengono assunti (con contratto a tempo determinato di un anno) e mandati al fronte. A proposito di “fronte”… Addirittura l’esercito ha pubblicato un bando diretto per Ufficiali Medici con ferma volontaria di un anno.

Mentre ai medici viene giustamente richiesto di “armarsi e partire”, i nostri politici che esempio ci danno? Il nostro Parlamento si riunisce soltanto una volta alla settimana. Viene da chiedersi: ma proprio ora, mentre il Paese è in ginocchio e ha bisogno di certezze e rassicurazioni? Mentre la gente si ammala, perde il lavoro e piomba nella disperazione più nera? Le faccio un altro esempio. Ha presente i 600 euro di indennità mensile previsti per fronteggiare la crisi economica conseguente al lockdown? Ebbene, l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri (ENPAM) ha fatto sapere in una nota che non sono contemplati aiuti per i liberi professionisti e gli autonomi. Pensi che abbiamo dovuto preoccuparci di interrogare le nostre compagnie assicurative per capire se, in caso di esposizione a Covid19, saremmo stati coperti dalle nostra polizze RC professionale oppure se tale rischio esulava dal nostro mansionario. Ci han risposto tardi, male e in modo disomogeneo su suolo nazionale. E mi creda: non ci siamo posti il problema per noi stessi. Lo abbiamo domandato per le nostre famiglie, per i nostri figli e per le nostre mogli. Perché siamo chiamati ad anteporre ancora una volta le esigenze di salute del nostro prossimo a quelle dei nostri cari.

Ora Le chiedo: si ricorda, su quelle stesse reti televisive, la pubblicità martellante contro la “malasanità”? Centinaia di preclari studi legali ed associazioni di categoria, fino a ieri mattina, tuonavano sul web con violentissimi slogan: “Se pensi di essere stato vittima di malasanità, ci pensiamo noi! Ti seguiremo gratuitamente tutelando i tuoi diritti!” Erano stati installati dei banchetti persino negli androni degli ospedali di tutta Italia e noi ci sfilavamo mestamente davanti entrando in servizio ogni mattina…

Ebbene mi domando: dove sono ora quei dottori della legge che fomentavano il contenzioso contro i medici? Come mai non mostrano la stessa verve mediatica nel difendere l’incolumità di chi è chiamato a far fronte a questa emergenza? E mi permetta un’ultima domanda. Dove sono le nostre zelanti associazioni di categoria che dovrebbero imporre i test obbligatori per TUTTO il personale sanitario? Perché sa, alcuni politici han preso il virus blaterando di “una banale influenza” mentre sorseggiavano aperitivi in piena Zona Rossa. Al primo colpo di tosse, però, sono stati subito sottoposti a tampone (risultando peraltro positivi). I medici invece (da Bergamo a Torino, da Lodi a Milano) si sono ammalati (e in alcuni casi sono morti) per curare Lei ed i suoi cari, mentre l’Istituto Superiore di Sanità li pugnalava alle spalle dichiarando di dover “capire se il grande numero di operatori sanitari che si sono contagiati abbia contratto il virus in ambiente di lavoro o fuori” (cit). Nel frattempo niente test: se “fortunati”, quarantena volontaria a casa (… a contagiare i familiari di cui sopra).

Scusi lo sfogo, ma siamo stanchi e stremati. Stanchi dei turni infiniti in condizioni estreme. Stanchi di non poter sbagliare perché le nostre coscienze non ce lo perdonerebbero. Stanchi di dover scegliere (a causa della miopia di qualcuno) tra la Sua salute e la nostra incolumità. Stanchi di dover essere dibattuti fra scienza e coscienza, tra ragione e sentimento, tra stato di necessità e sicurezza personale. E se ci stanchiamo, rischiamo di non essere lucidi come vorremmo. Questo non sarebbe accettabile, perché a pagare sarebbero gli innocenti come Lei. In ogni caso, non Le ho scritto per sfogarmi, ma per chiederLe un enorme favore. #RestiACasa come Le ordinano. #CiAndiamoNoi in corsia. Ma per favore… #NonDimentichi!

Quando avremo sconfitto il virus – e mi creda, #CeLaFaremo – ci aiuti a cambiare le cose e a chiedere conto di quanto è successo. Perché noi, Medici e Pazienti, contrariamente a quanto Le han fatto credere per decenni, siamo dalla stessa parte, contro un nemico comune: la malattia, qualunque essa sia.

Dott. Giordano Fanton

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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