L’Europa della Troika e le metamorfosi dal Pci al Pd

 “La seniority dei crediti accesi dal MES impone il loro pagamento come prioritario rispetto al resto del debito. La conseguenza è evidente: i costi di gestione del pregresso potrebbero erodere completamente i benefici del nuovo debito più economico”.

Questa considerazione è tratta da un recente report inviato agli investitori da Citigroup, multinazionale americana di banche di investimento e società di servizi finanziari con sede a New York City: una organizzazione finanziaria tra le più grandi del mondo.

È del tutto evidente che essa, da sola, dovrebbe essere sufficiente a far comprendere a qualsiasi persona, non condizionata ideologicamente o in altro modo, che tenere la propria Nazione il più lontano possibile dal Mes è quanto di meglio si possa fare.

Tutto ciò senza tener conto del fatto che l’assicurazione dell’accesso al debito senza condizionalità è completamente vanificata dal fatto che, allo stato delle cose, il MES è vincolato alle rigide regole già codificate nei trattati il che rende l’assenza di condizionalità poco più che una benevola intenzione che vale quel che vale.

In questo quadro diventa difficile capire come e perché il partito democratico ed il suo ministro dell’Economia Gualtieri siano tanto interessati e determinati ad infilare la testa dell’Italia in un meccanismo così pericoloso e perverso già sperimentato, peraltro, sul corpo vivo della Grecia brutalizzata e ridotta alla fame dagli interventi della Troika Ue-Bce-Fmi.

A fronte di queste evidenze, bisogna, allora, cercare di capire come quello che un tempo è stato il partito della classe operaia e dei lavoratori abbia potuto trasformarsi in un partito funzionale e subordinato alle logiche dei mercati finanziari ed all’Europa di Maastricht. Organico all’Europa tecnocratica che impone politiche di austerità, con i tagli alla spesa sociale, alla sanità, ed al bilancio pubblico; che pretende privatizzazioni e delocalizzazioni, in nome del primato assoluto del mercato e del profitto.

Un ritratto molto interessante ed approfondito di quello che è diventata la sinistra ce lo fornisce Federico Rampini giornalista di sinistra, non pentito ma lucido, già dalle prime pagine del suo saggio “La notte della sinistra” pubblicato nel marzo 2019:

Ci fu un tempo in cui sinistra e popolo erano quasi la stessa cosa. Adesso in tutto il mondo le classi lavoratrici, i mestieri operai vecchi e nuovi, cercano disperatamente protezione votando a destra. Perché per troppi anni le sinistre hanno abbracciato la causa dei top manager, dell’Uomo di Davos; hanno cantato le lodi del globalismo che impoveriva tanti in occidente. E la sinistra italiana da quando è all’opposizione non ha corretto gli errori, anzi. È diventata il partito dello spread. Il partito che tifa per l’Europa ‘a prescindere’, anche quando è governata dai campioni della pirateria fiscale. È una sinistra che abbraccia la religione dei parametri e delle tecnocrazie. Venera i miliardari radical chic della Silicon Valley, nuovi padroni delle nostre coscienze e manipolatori dell’informazione. Tra i ‘guru’ progressisti vengono cooptate le star di Hollywood e gli influencer sui social media, purché pronuncino le filastrocche giuste sul cambiamento climatico o sugli immigrati. Non importa che abbiano conti in banca milionari, i media di sinistra venerano queste celebrity. Mentre trattano con disgusto quei bifolchi delle periferie che osano dubitare dei benefici promessi dal globalismo”.

A questo punto ciò che risulta ben chiaro che una simile metamorfosi non può essere avvenuta per fatti occasionali o per scelte personalistiche.

È evidentemente una questione di linee politiche, di pensiero e culturali che, in alcuni casi vengono da lontano e si sono sviluppate portando l’esito della vicenda del Pci, attraverso le sue numerose e diverse metamorfosi, (Pds, Ds, Pd) all’approdo nel porto del neocapitalismo liberista e dell’ideologia globalista. Una vicenda politico-culturale di estremo interesse che manifesta anche una sorta di inquietante eterogenesi dei fini e che merita, senza dubbio di essere approfondita e dibattuta più a fondo.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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