L’Italia al bivio, tra Europa neocoloniale e ritorno al nesso atlantico

Oggi l’Italia sta vivendo uno dei periodi più travagliati della sua storia. Meglio detta, l’assenza di politici di rango e l’interesse spicciolo hanno fatto in modo di prediligere il ritorno, spesso anche personale, di breve termine piuttosto che un interesse nazionale generalizzato di lungo termine. Chi pianificò l’annichilimento della classe politica italiana a partire dal 1992 per impossessarsi del Paese (iniziando con Montedison), gente che sta molto vicina ai nostri confini, l’ha pensata davvero bene.

Non a caso oggi proprio un politico che fino a due anni fa NON era un politico, si trova costretto a sfidare platealmente l’EU; ossia l’entità sempre più astratta che ha dimostrato, negli anni, di aver infiltrato gli apparati dei suoi paesi satellite/competitors. Parlo del super supportato da oltreoceano, Giuseppe Conte, colui che ebbe l’onore di avere in Italia il capo della CIA, quello dell’FBI ed il segretario di Stato Pompeo praticamente in contemporanea, inviati da Trump anche per sostenerlo, con un sacco di ragioni al seguito (…). Per come va detta, Conte è infatti fortissimo, inamovibile direi. Chiaramente tale “possanza” deriva dal ritorno al nesso atlantico, con tutto quello che ne concerne: infatti l’Italia oggi non ha scelta, deve tornare dove tutto iniziò, da Cassibile. Può piacere o meno ma è così. Se poi ci pensiamo bene, è l’alternativa a spingerci verso tale lido, con forza superiore: parlo dell’asse di Aquisgrana, Francia e Germania, ossia degli stessi Paesi che – tornando a 75 anni fa – non esitarono a mandare da un lato i loro kafkiri coloniali a Montecassino non solo a combattere ma anche a stuprare le donne italiane sfregiando l’Italia, lato alleato (alleato….). O, sull’altro fronte, mistificando i propri atti di teorica amicizia all’Italia, sempre a Montecassino ossia durante il bombardamento più annunciato della storia moderna, quando dicevano di voler salvare le nostre opere d’arte dai bombardamenti alleati, solo per poi dover tristemente rilevare che le stesse opere erano state “messe in salvo” nella collezione personale di Hermann Goering, in Germania.

La storia si ripete, con sottile indolenza: ai nostri giorni l’asse reazionario tedesco, quello legato a Vichy, è di nuovo ad attentare al benessere del Paese. Mai dimenticare che Wolfgang Schauble, oggi in asse con Angela Merkel, fu quello che da ministro dell’interno ereditò nel 1990 gli apparati della Stasi poi fusi nel BND, gli stessi apparati che abbiamo visto utilizzati ad esempio per distruggere il ministro greco Varoufakis con un video “del dito medio ai tedeschi” costruito in laboratorio dai servizi segreti di Berlino e reso pubblico come video (falso) sulla TV tedesca ARD con il fine di evitare che Atene uscisse dall’euro.

La situazione attuale è davvero pericolosa, gli avversari sono forti in entrambi gli schieramenti.

Come sapete chi scrive non ha alcun dubbio con chi schierarsi, da tempo, per altro essendo stato confortato dal comportamento chiaramente neocoloniale tedesco nei confronti dell’Italia nella crisi del virus: se solo si avesse più attenzione storica si scoprirebbe che fino al 2007 l’Italia nell’euro andava meglio della Germania; poi con la crisi subprime Berlino ribaltò le regole EU ed impose a Roma di fare arrivare la troika, anche se era il suo sistema bancario ad averne bisogno, situazione che partorì il liquidatore Mario Monti, la vera causa del disagio nazionale attuale, disagio per altro da noi assolutamente previsto (https://scenarieconomici.it/diciamola-tutta-mario-monti-ha-fatto-un-disastro-ecco-perche/).
Siamo dunque qui a non voler giustamente firmare il MES imposto dall’EU franco-tedesca che rappresenta, si noti, una tessera del progetto coloniale di Aquisgrana tenuto vivo dagli uomini di Schauble in commissione EU (Klaus Regling su tutti). Anche a fronte del caos inseminato in Italia negli scorsi anni dagli stessi uomini di Schauble, ad esempio coi migranti fatti arrivare in Sicilia dalle ONG tedesche finanziate, guarda caso, da eminenti membri ex Stasi, vedasi il politico tedesco Gregor Gysi finanziatore della ONG tedesca di Carola Rackete (Sea Watch), il cui padre era ambasciatore della DDR in Vaticano e membro apicale della polizia segreta della Germania comunista durante il rapimento Moro, poi tornato in patria appena dopo l’epilogo tragico.
Chiaramente oggi Giuseppe Conte è costretto a dire NO al MES in quanto, oltre ad essere contrario agli interessi italiani, è anche contrario agli interessi del nesso atlantico, che non vuole una Germania egemone in Europa.

Non ce ne siamo accorti ma siamo già tornati alle origini, quelle di De Gasperiana e Andreottiana memoria, quando si facevano abilmente coincidere gli interessi italiani con quelli americani, diventando così la quarta potenza economica mondiale, oggi solo per evitare di diventare schiavi economici dell’EU matrigna.
Ai nostri giorni stiamo infatti andando velocemente verso una EU separata in tre blocchi, Visegrad, Nord EU e EuroMed, con l’eterno dubbio su dove si posizionerà Parigi. Chiaramente Parigi con Berlino farà la guerra a Roma, come sta facendo, post Aquisgrana.

In fondo alla fila abbiamo la società italiana, quella massacrata da globalismo e neocolonialismo europei – ed oggi dal virus – a danno dei paesi euro-deboli a favore del blocco centrale. Con il benessere italico in caduta libera, ossia con un annichilimento economico italiano letteralmente pianificato da Francia e Germania, per stare in piedi economicamente loro stessi.
Questo sarebbe il nostro futuro nell’EU, perfettamente inquadrato nel tentativo di fare arrivare la troika via MES sfruttando il disastro del coronavirus, invece che aiutarci come partner. Ossia siamo arrivati alla cuspide sociale della fatidica scelta italica: annichilire la società italiana ed il suo benessere, diventando schiavi di Aquisgrana? O tentare la carta dell’emancipazione, previa segregazione art 65 TFUE e poi verso la nuova lira? Via accordi commerciali con il mondo anglosassone…

Ma questa è un’altra storia.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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