Lo sfrondone di Palazzo Chigi

È tutto bello e commovente, la scenografia, l’atmosfera con il primo ministro Giuseppe Conte che nel suo studio di Palazzo Chigi firma in maniche di camicia l’ennesimo decreto in materia di emergenza sanitaria. La notizia riportata sul sito della Presidenza del Consiglio recita nella didascalia che il “Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il Dpcm 9 marzo 2020 recante nuove misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale”.

Abbiamo un sussulto, qualcosa stona, chiedendoci può essere? e allora rileggiamo: “per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19”. Virus Covid-19? L’occhio, speranzoso, si posa allora sul testo del decreto. Speranza delusa. La sigla compare nel comma 1 dell’articolo 1: “Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 etc” quindi nel comma 3 con richiamo alla lettera d) di un precedente decreto, là dove si legge: “contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano”.

Come può la Presidenza del Consiglio dei Ministri aver avallato un decreto con un simile strafalcione? Sì, perché la sigla COVID-19 non indica il virus quanto la malattia, al momento respiratoria, provocata dal nuovo coronavirus, oggi SARS-CoV-2, già nCoV-2019 e ancor prima virus di Wuhan, la megalopoli cinese dove si sono registrati i primi casi. Il virus si chiama, in realtà, SARS-CoV-2 per distinguerlo dal SARS-CoV, il virus della SARS, associato a una sindrome severa acuta respiratoria registratasi per la prima volta in Cina nel 2002.
Se nemmeno le istituzioni distinguono il nome di un virus da ciò che causa, l’Italia è davvero un malato grave. Urge, come direbbero i medici, una bella cura.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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