L’originale Sovranismo di Mel Gibson

In questo Pantheon di precursori del Sovranismo che da qualche tempo abbiamo iniziato a ricostruire su “Qelsi”, un posto di rilievo è quello occupato non da un filosofo, da uno storico  o da uno scrittore ma da un regista cinematografico: Mel Gibson.

Per comprendere l’origine della sua “indole sovranista” è necessario riferirsi al suo retroterra familiare. Egli nasce a New York nel 1956 ma è figlio dello scrittore cattolico Hutton Gibson, con non remote origini scozzesi, e dell’irlandese Anne Reilly. A 12 anni si trasferisce in Australia. Sembrerebbe destinato a maturare una formazione cosmopolita e globalista, intrisa di tanto di spirito liberal. Invece il fatto che i genitori provengano da terre da sempre angariate dall’imperialismo britannico e che egli abbia vissuto la sua adolescenza e prima giovinezza in Australia, altro paese soggetto al Commonwealth e alla “sovranità” della Perfida Albione, probabilmente gli alimenta un forte e irreprimibile bisogno di una “patria” e di coltivare un sano e irrinunciabile sentimento patrio.

Tali aspetti egli riverserà, con padronanza tecnica di eccezione, universalmente riconosciutagli con l’attribuzione di vari Oscar, nella sua filmografia più nota e famosa: Braveheart –Cuore Impavido (1995), Il Patriota (2000), Apocalypto (2006), Hacksaw Ridge (2016).

Il “sovranismo” di Gibson, però, è particolare ed originale, nel senso che egli non fa riferimento al concetto di nazione, così come affermatosi dopo la Rivoluzione Francese. I suoi eroi rivendicano sovranità e libertà per le loro “piccole patrie”: vuoi la Scozia di William Wallace in Braveheart, sia lo stato americano confederato che il protagonista del Patriota decide, non privo di una certa riluttanza, di difendere insieme ai suoi figli unendosi al Generale  Washington e ad altri confederati durante quella che Carlo Botta definì “guerra d’indipendenza americana”. Lo stesso protagonista di Apocalypto vuole difendere la sua tribù contro l’impero Maya che vorrebbe sterminarla per sottrarle la terra.

Un altro spunto di originalità che si rinviene nelle posizioni del regista è il forte senso della famiglia, intesa come nucleo originario di ogni “patria”. A voler meglio analizzare le opere citate sembra quasi che vi sia costruita una sorta di gerarchia di sentimenti patrii. Prima viene la famiglia, poi la tribù o il clan, poi lo Stato confederato ed infine la Grande Nazione (Hacksaw Ridge), in una sequenza che molto ha a che vedere con il principio di sussidiarietà, tipico della dottrina sociale della Chiesa.

Accanto ai valori della Famiglia e della Patria si situano i valori del coraggio, dell’onore da salvare. della lealtà ed un forte sentimento religioso e senso del trascendente.

Gibson è stato spesso accusato dalla critica di cedere molto al gusto del trash con scene violente ed eccessivi spargimenti di sangue, quasi a volerne derivare, come certuni hanno fatto del resto, un culto della violenza gratuita e fine a se stessa. Tale aspetto è stato sottolineato anche per il suo capolavoro The Passion of Christ (2004).

Si tratta però di una pregiudiziale critica finalizzata a diminuire e sottovalutare la portata artistica straordinaria di Gibson. Se, infatti, si segue con una certa attenzione lo svolgersi delle vicende narrate nei suoi film, uno stilema molto ricorrente è quello che vede ogni scena definita violenta arrivare al suo climax (apice) ed essere stemperata con un’improvvisa scena di “dolcezza”.

Famosa è la scena di Apocalypto in cui al culmine delle persecuzioni e delle  violenze perpetrate dai Maya sui  suoi amici e a cui il protagonista prigioniero assiste, irrompe la delicata visione della sua donna rifugiata in una caverna che accudisce il bambino appena nato con straordinaria dolcezza.  Nello stesso capolavoro di The Passion alla seconda caduta di Cristo sulla via che lo conduce al Calvario segue il flashback in cui Egli ricorda una sua caduta da bambino e le premure ricevute dalla Madonna per consolarlo.

In tal senso si può dire che sia fortemente emblematico quanto avviene in Hacksaw Ridge, laddove riferendo di fatti veramente accaduti, Mel Gibson dimostra che si può essere patrioti anche evitando la violenza.

Per chi non ha visto il film è la storia del pluridecorato soldato americano Desmond Doss, obiettore di coscienza che vuole però essere arruolato come “soccorritore militare” perché ritiene un dovere inderogabile quello di difendere la sua patria.  Senza aver mai imbracciato un fucile e aver sparato un colpo salva ben 75 soldati americani dai giapponesi con un coraggio tale da lasciare stupefatti i suoi commilitoni; tanto che con il suo esempio li rianima e li rimotiva nell’attacco finale che porterà alla vittoria.

Anche in questo film i temi tipici di Gibson, quali il senso della famiglia e il sentimento religioso, sono magistralmente combinati con l’amor patrio. Quando Gibson si trovò a girare alcune scene di The Passion nei territori vicini a Matera e seppe che alcune di quelle contrade erano state calpestate dai briganti di Carmine Crocco Donatelli pensò di realizzare un film sulla vicenda del brigantaggio meridionale. La sua indole lo spingeva a vedere in quelle vicende una lotta per la sovranità della “piccola patria” del Sud italiano. Purtroppo non se n’è fatto niente.

Mel Gibson ha voluto rendersi indipendente dai potentati di Hollywood ed ha prodotto questi suoi indimenticabili film in proprio con una casa di produzione che non a caso ha chiamato Icon e che, nel logo, porta l’immagine un’occhio di Cristo crocifisso tratta da un’icona orientale. Un altro indiscutibile esempio di “sovranità” sulla propria arte per garantirsi libertà e incondizionabilità.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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