MES: denaro italiano per salvare nuovamente le banche tedesche

E così PD e M5S salvano le fragili e mal gestite banche tedesche!

Conte e Gualtieri tornano dal Consiglio Europeo con un compromesso buono solo per realizzare nuovamente, dopo quanto avvenne con il buon Mario Monti, quanto sopra a spese dei contribuenti italiani.

Vi ricordo che sotto Monti avvenne il salvataggio della Grecia che però finì per salvare le banche tedesche.
“L’Italia ha aiutato Berlino a salvare le banche tedesche durante la crisi della Grecia” così due giorni fa si è espresso l’ex ministro delle Finanze di Atene Eukleidīs Tsakalōtos.

Le banche tedesche e francesi erano esposte per 200 miliardi verso la Grecia e per 500 verso la Spagna.

In tutta fretta, l’allora Fondo Salva Stati fu trasformato in Fondo Salva Banche. Monti non oppose resistenza alcuna a un simile cambiamento, contrariamente a quanto, sino al famoso Golpe Bce, stavano facendo Berlusconi e Tremonti. Col cambio di funzionalità del MES l’Italia regalò circa sessanta miliardi a tedeschi e francesi affinché salvassero le loro fameliche e pessime banche (le nostre non erano esposte in modo da comprometterne il futuro in caso di Grexit).

Il 23 settembre 2018 Libero, nel pezzo “Banche, la Germania ammette dieci anni dopo: istituti marci, così vi abbiamo rovinato” riporta l’ammissione di Jens Weidmann (presidente della Banca centrale della Germania) che i colossi tedeschi del credito furono i veri protagonisti della crisi del 2008.

Ora siamo di nuovo nella stessa situazione.

Il 31 marzo 2020 Fitch taglia il rating complessivo delle banche tedesche (da AA ad AA-), assegna Outlook negativo a Deutsche Banke (portato a tripla B lo scorso anno) e assegna la tripla B a Commerzbank.

Vi ricordo che l’Europa è caratterizzata per un sistema industriale sorretto dalle banche e, come tale, il recente lock-down, avvenuto anche in Germania, non tarderà a trasferirsi dalle aziende al sistema bancario e ciò potrebbe penalizzare ulteriormente il fragile sistema bancario tedesco con esplosione dei Non Performing Loans (NPL).

E parliamo di banche già piene di derivati, di NPL e il cui valore delle azioni sui mercati era azzerato nonostante l’ingresso dello Stato nel capitale sociale.

La Germania potrebbe uscire dalla Pandemia con le ossa rotte se non trova il modo di arginarne il collasso.

Che le banche tedesche siano così malridotte lo comunica l’EBA (Autorità Bancaria Europea) nel suo recente rapporto sulla stabilità delle banche europee.

Secondo tale rapporto, nessun indice di solidità complessiva assume valore positivo:

  • Il loro Return on Equity è all’ultimo posto con lo 0.3% (Italia 8,5%);
  • Il capitale delle banche tedesche è con 13,8% inferiore sia a Italia sia a Francia (14 e 14,5%);
  • Il rapporto costi/ricavi in Germania è 84% contro Francia e Italia assestati a valori molto più contenuti (72 e 64%).

Capite perché la Merkel doveva portare a casa la riforma del MES? Era necessario approvare sistemi in grado di attivare immediatamente tante risorse. Cosa migliore di un “forno” composto di meccanismi europei, sostenuti da ignari e ignoranti “fratelli” europarlamentari, per spalmare su un intero continente i danni da gestione allegra degli avidi banchieri tedeschi?

La novità decisiva è stata rendere legale per il MES sostenere il Fondo di Risoluzione unico per le banche. Si è venuto a creare un vero e proprio paracadute dei fondi privati interbancari.

Proprio ieri, Standard &Poor ha emesso un comunicato riguardante un downgrading dei corsi dalle banche tedesche in conseguenza dei rischi da Covid-19.

Guarda caso, proprio ieri i governi europei hanno concesso ai tedeschi il cappello del MES, adesso tutta la liquidità dei vari paesi aderenti potrà andare verso le loro banche.

Li salviamo per la seconda volta.

In cambio cosa otteniamo? In cambio avremo un presunto“Recovery Fund”.

Così, se la prima volta per far contenti gli europeisti ci abbiamo rimesso circa sessanta miliardi (58 per la precisione), stavolta scommetto che andrà molto peggio.Come mai penso questo?

Seguitemi nel ragionamento:

  • La potenza autorizzata del MES è di 704 miliardi € (capitali sottoscritti anche se non versati) e la quota assegnata all’Italia è 125 miliardi di euro
  • Il Mes può contare solo sul capitale versato.
  • La parte (dei 704 miliardi) non versata è richiamabile in qualsiasi momento in caso di necessità. I paesi membri s’impegnano a fornire il finanziamento corrispondente con breve preavviso.

La Germania ne ha bisogno, il versamento sarà sicuramente richiesto!

In cambio di questo secondo immenso esborso, Conte ha ottenuto solo la promessa di un fondo che sarà garantito dal bilancio dell’Unione Europea, che richiederà ulteriori tasse e che non potendo andare contro i trattati potrà operare sempre e solamente con apposite condizionalità.

Questa soluzione consente però a quei “scappati di casa” al governo di poter dire pubblicamente che forse l’UE sta diventando una comunità (Beppe Grillo) e che si sta pertanto rendendo concreto un “sogno” (Enrico Letta), in realtà siamo solo alla presenza di una condivisione, a livello europeo, dei costi del rilancio economico.

Questo strumento, fa giustamente notare Marco Zanni, implicherà un’eurotassa sulle aziende di esclusiva competenza UE. Nel documento “A recipe for a sustainable and legitimate new EU/EA fiscal instruments”, a pagina 2, si legge:

“Member states could be obliged (contractually) to transfer an amount corresponding to 1-2%  of the profits of their corporation to the new EU Fund”. (Gli Stati membri potrebbero essere obbligati (contrattualmente) a trasferire un importo corrispondente all’1-2% degli utili della loro società sul nuovo Fondo UE).

E con i fondi raccolti grazie a tale nuova tassa:

“New resources obtained in this manner could finance common EU/EA priorities, such as the recovery fund being discussed by the Eurogroup”. (Le nuove risorse ottenute in questo modo potrebbero finanziare le priorità comuni UE/EA, come il fondo per il recupero discusso dall’Eurogruppo).

Insomma, come vedete, stiamo regalando soldi alla Germania per salvare le loro banche e la loro economia e in cambio abbiamo ottenuto solamente la promessa di un fondo di rilancio economico che però sarà coperto da ulteriori tasse (che come ben sappiamo hanno natura recessiva).

Poveri noi, in che mani siamo!

Ad maiora.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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