Nella tempesta della pandemia si riscopre il bisogno di un grande sistema sanitario nazionale

In questi giorni tragici per la nostra Nazione, dove i morti per il Coronavirus hanno superato quelli della Cina, abbiamo potuto toccare con mano il valzer dei decreti – ben sei in pochi giorni emessi dal Presidente del consiglio – ai quali seguivano, con una sequenza altrettanto ballerina, le ordinanze dei Presidenti delle regioni, il tutto in un ingorgo istituzionale degno di un paese non evoluto giuridicamente come l’Italia.

Abbiamo assistito a decreti, comunicati in TV ma non scritti ed emanati, che annunciavano il divieto di lasciare la propria regione e nella stessa notte treni presi d’assalto per andare dal Nord al Sud; Presidenti di regione che facevano a gara con il Presidente del consiglio a chi si inventava più divieti, fino a vedere sindaci con la fascia, come a Messina, mettersi a bloccare in prima persona le persone che arrivavano col traghetto.

Sul versante strettamente sanitario lo stesso spettacolo, venti sistemi diversi per venti regioni diverse, mascherine si, mascherine no, tamponi si in Veneto, tamponi no in Lombardia, tamponi pure ai morti come vorrebbe De Luca. Il Presidente della Campania – in uno slancio di altruismo sussidiario in salsa federalista e con marcato accento meridionale – si è spinto addirittura ad offrire posti letto a volontà per i malati della Lombardia, salvo poi (tra un ordinanza e l’altra da far impallidire anche il governatore del Texas) accorgersi che il Governo centrale si era dimenticato di fornirgli 400 ventilatori e 621 caschi di protezione. Risultato: De Luca è stato costretto ad abbandonare i toni spavaldi e, in una lettera accorata a Conte e ai ministri competenti, a denunciare l’assenza di queste apparecchiature essenziali, tanto da concludere che se permarrà questa situazione “non potremo far altro che contare i nostri morti”.

Quest’affermazione ci riporta alle responsabilità fondamentali del Governo che, sin da quando il 31 Gennaio aveva decretato lo stato di emergenza nazionale, doveva attuare una strategia in grado di contenere il contagio al Nord e nel contempo impedire la sua esplosione al Sud, perché, considerate le condizioni strutturali dei sistemi sanitari meridionali, se al Nord è stata tragedia al Sud potrebbe diventare strage.

Alla luce di queste considerazioni è di tutta evidenza come il principio di tutela della salute pubblica, sancito nella parte prima della Costituzione, non posso essere delegato alle Regioni. Quando questa terribile storia sarà finita bisognerà interrogarsi seriamente su quanto è successo dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, riforma che, in base ai vincoli finanziari europei, è diventata lo strumento per tagliare nel bilancio dello Stato la spesa pubblica destinata alla sanità, scaricando il problema sulle regioni e diradando sempre di più la programmazione nazionale.

È stata necessaria questa maledetta pandemia per farci comprendere, dal Veneto alla Sicilia, quanto sia fragile il sistema sanitario in assenza di uno Stato regolatore e programmatore. La speranza è che quando avremo sconfitto il virus, la politica impari la lezione e si possa realmente tornare a confrontarci sull’importanza vitale di un Sistema sanitario nazionale che torni a rappresentare l’universalità del welfare. Un Sistema sanitario capace di programmare ed equamente distribuire sull’intero territorio nazionale servizi sanitari e presidi ospedalieri, perché, nonostante tutto e fino ad ora, questo sistema pubblico ha fatto diventare l’Italia un modello unico al mondo, dove tutti, ma davvero tutti, possono e debbono essere curati al meglio.

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi