Omotransfobia, una legge verso il dominio dell’ideologia Gender

Con l’emergenza pandemica in corso e nel silenzio totale della stampa, in questi giorni è in discussione il ddl Zan-Scalfarotto. Il disegno di legge sulla omotransfobia, attualmente in Commissione Giustizia, è pronto ad approdare in aula e mira ad estendere nel nostro ordinamento giuridico il reato di omofobia.

Un simile progetto di legge fu già presentato nel 2013 e, dopo essere stato approvato alla Camera, fu bloccato in Senato grazie all’intervento in extremis della CEI che in quell’occasione espresse forti perplessità verso un provvedimento che avrebbe leso il valore e il concetto stesso di famiglia. Anche adesso la CEI è intervenuta, ma forse troppo tardi. O forse la presenza dei 5 Stelle rende questa maggioranza sorda al richiamo con una Chiesa, che – oltretutto – si è più volte schierata a sostegno delle scelte del Governo.

Quindi oggi il terreno sembra essere fertile e il seme pronto per essere piantato.

Con l’accordo tra Partito Democratico e Pentastellati e con l’attenzione di cittadini e forze di opposizione puntata sulla crisi economica vi sono seri rischi che il ddl giunga al termine dell’iter legislativo con gravi conseguenze per le nostre libertà individuali.

Infatti, il disegno di legge introduce il reato di omofobia ma senza definirne il concetto giuridico. In assenza di criteri oggettivi chi potrà definire se un dissenso rispetto all’omosessualità può essere assunto come reato omofobo?

In mancanza di una chiara definizione del termine omotransfobia verrà considerato omofobo ogni atto che sarà percepito come tale, passando in fase di giudizio dall’utilizzo di criteri oggettivi a criteri soggettivi.

Premesso che sia la Carta Costituzionale che la legge ordinaria prevedono già degli strumenti di tutela della parità tra tutti i cittadini e contemplano quali aggravanti le offese, ingiurie e violenze perpetrate con fini di discriminazione sessuale, a oggi non si sente l’impellenza di un simile provvedimento.

Pertanto appare chiaro l’intento di alcune forze politiche di creare i presupposti per diffondere e, nel contempo, blindare la teoria Gender contro coloro che difendono i valori etici della nostra società.

Come non mai, è sempre più vicino la realizzazione di un disegno, a tratti oscuro, per l’affermazione di uno Stato dittatoriale nel quale la teoria Gender assurga a dottrina fondante di una nuova società che elevi il LGBT a classe sociale, classe tutelata dalla legge e dalla magistratura.

L’obbiettivo è di condizionare il modo di pensare e di agire dei singoli imponendo la visione univoca del pensiero unico dominante.

Si vuole destrutturare il concetto di famiglia, quale cellula fondante della società, per innestare un nuovo modello “multiforme”, la famiglia arcobaleno,in cui i confini tra i ruoli diventano sbiaditi e privi di valori etici.

Si tenta di depredare i genitori del diritto di educare i propri figli sui valori morali, etici e religiosi che contemplino il concetto di uomo e donna e istituendo una educazione livellata e uniforme.

Attraverso la strumentalizzazione della legge per fini ideologici, condotta dalle lobby mondiali del LGBT, si attenta ai valori etici e religiosi intaccando le convinzioni e i valori della nostra società. Tutto ciò che non sarà conforme con la teoria Gender diverrà reato. Criticare l’omosessualità sarà reato. Verrà compromessa la liberta di opinione. Affermare che la famiglia è composta da un uomo e una donna sarà reato e che un bambino ha bisogno di un padre e una madre sarà reato.

Manifestare contro l’accesso degli omossessuali all’istituto dell’adozione potrà diventare reato.

Voler trasmettere dei valori e dei principi ai figli verrà parificato a reato.

Si aprirà una caccia alle streghe con tribunali inquisitori pronti a sanzionare e tramutare tutto in reato, agitando lo spettro della discriminazione e assoggettando l’intera società alla dottrina Gender avviando così l’umanità verso una nuova fase in cui gli individui saranno privi di orientamento e facili prede dei grandi interessi internazionali.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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