Orbán, costituzione ungherese e situazione italiana…. un bel tacer… – di Fabrizio Giulimondi

1) Come molti Governi europei e occidentali, anche il governo ungherese Orbán ha attuato un ampliamento dei propri poteri per rendere efficaci le misure sanitarie, sociali, economiche e di ordine pubblico per combattere i rischi pandemia.

2) La Costituzione ungherese prevede la promulgazione dello “stato di emergenza” (art. 53) in caso di guerra (simile al combinato disposto degli artt. 78 e 87, comma 9, Costituzione italiana) o di catastrofi naturali e industriali, ma non contempla le epidemie.

3) Queste ultime sono comprese solo all’interno di una normativa del 2011 sulla “Gestione delle catastrofi” che, al paragrafo 44/c, definisce il caso di “epidemie umane e animali che generano malattie di massa”.

4) Quindi, è evidente che le misure di emergenza anti-epidemiche non sono comprese nel rigido perimetro della Costituzione ma solo in una legge aggiuntiva; e, di conseguenza, ogni provvedimento adottato, in teoria, esce fuori dal dettato costituzionale, pur rispettando il dettato normativo.

5) Le misure decise di blocco della circolazione, divieto di attività pubbliche o chiusura esercizi commerciali, sono certo limitazioni di diritti fondamentali della persona ma necessarie alla difesa della salute pubblica, parimenti a quanto sta avvenendo in altri ordinamenti giuridici europei, come quello italiano.

6) Come ha scritto Csaba Tordai, uno dei maggiori costituzionalisti ungheresi: “In questo caso il governo ha fatto bene. Il rispetto della Costituzione non è fine a se stesso ma funzionale alla convivenza sociale e alla garanzia minima di sicurezza della vita e della proprietà.”.

7) La legge sullo “stato di emergenza” è stata votata dal Parlamento ungherese lo scorso 30 marzo 2020 con una cospicua maggioranza (138 favorevoli; 53 contrari). L’Assemblea non è stato esautorata di alcuna funzione, anche perché nel periodo di emergenza il Parlamento non può essere sciolto neppure se in scadenza di mandato.

8) L’introduzione di reati e illeciti amministrativi contro chi si rende colpevole di diffondere il contagio attraverso l’inottemperanza delle limitazioni imposte o delle quarantene, è in linea con le disposizioni attuate anche in Italia e in altri sistemi europei.

9) Lo stato di emergenza prevede il completo funzionamento della Corte costituzionale, Istituzione che ha il compito di valutare la legittimità di ogni atto legislativo del Governo, compresi i decreti di emergenza.

10) L’accusa secondo cui Orbán avrebbe promulgato la legge “sine die” è senza senso perché ogni stato di emergenza termina quando l’emergenza finisce: come può un Governo sapere quando finirà un’epidemia?

11) Secondo la Costituzione ungherese i decreti di emergenza hanno validità 15 giorni, a meno che l’Assemblea nazionale non autorizzi il Governo a prorogarli (voto, appunto, del 30 marzo).

12) In Italia l’epidemia – in termini di restrizione delle libertà fondamentali e dei diritti essenziali dei cittadini italiani –  è affrontata con la seguente “legislazione” (le virgolette non sono per bellezza), senza aver prima acceduto alle cennate disposizioni 78 e 87, comma 9, Cost. (ossia senza dichiarare lo stato di guerra, in quanto includervi anche l’epidemia sarebbe stato frutto di una interpretazione eccessivamente estensiva se non analogica, anche se avrebbe fornito certamente una copertura costituzionale più autentica ai variegati provvedimenti che il Governo italiano ha emesso dal 4 marzo in poi):  in una piccola porzione con decreti legge (23 febbraio 2020, n. 6;  25 marzo 2020, n. 19), il cui contenuto normativo è, invero, rimandato (e riempito) a (da) Decreti del Presidente del Consiglio (che costituiscono, illegittimamente, l’autentica polpa dispositiva del decreto legge, il cui contenuto – costituzionalmente legittimo – sarebbe dovuto consistere esso stesso in quanto stabilito successivamente dai successivi, numerosi e affastellati DPCM poi pubblicati); nella restante e cospicua parte, con DPCM, ordinanze, decreti e circolari ministeriali, in forza dei quali si riducono ampiamente le libertà ed i diritti previsti dagli artt. 13 (libertà personale), 16 (libertà di circolazione), 17 (libertà di riunione), 19 (libertà religiosa) e 41 (libertà di iniziativa economica privata) della Costituzione.

13) I DPCM forniscono la veste formale e procedurale ad ordinanze contingibili ed urgenti la cui emanazione, per essere legittimata costituzionalmente, necessita – come reiteratamente richiesto dalla Corte costituzionale – della loro subordinazione ai principi generali dell’ordinamento e, pertanto, ai principi posti a base della Costituzione. Siffatta subordinazione è stata considerata dalla Consulta requisito necessario ed imprescindibile di costituzionalità dei poteri emergenziali dotati – come nel caso in esame – di idoneità innovativa rispetto alle leggi vigenti: questo presupposto manca del tutto, formalmente e sostanzialmente, nei Decreti del Presidente del Consiglio (contenutisticamente ordinanze necessitate) sino ad ora emanati.

Un bel tacer……….

L’articolo è stato tratto dal blog di Fabrizio Giulimondi:

https://giulimondi.blogspot.com/2020/04/fabrizio-giulimondi-orban-costituzione.html

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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