Per governare bisogna conoscere l’Italiano

Ezra Pound, che Thomas Stearn Eliot definiva “il miglior fabbro”, per il suo talento nel cesellare termini, parole ed espressioni poetiche, sosteneva che un legislatore o un governante deve conoscere bene la lingua nella quale scrive le sue leggi e i propri decreti. Basterebbe un errore o uno scambio di termini per ingenerare un atto di malgoverno. Al riguardo egli forniva l’esempio dell’ossessione linguistica dei mandarini confuciani al servizio degli imperatori cinesi.

Esempi se ne troverebbero anche nella nostra storia, basterebbe pensare al ruolo di Pier delle Vigne nella corte di Federico II, poeta-estensore delle “Costitutiones Melphitanae”, oppure del “segretario fiorentino”, autore de “Il Principe”,  al servizio della Repubblica gigliata. Certo quel che stanno facendo i legislatori ed i governanti di questa maggioranza giallorossa non è minimamente paragonabile agli “allori” che hanno cinto gli esempi testé citati oppure al modello poundiano.

Già il fatto di annunciare decreti che escono in Gazzetta Ufficiale ad una settimana di distanza da quando ne è stata dichiarata la firma la dice lunga su questo tema e su come si giochi tanto all’improvvisazione e all’approssimazione. Almeno che si fossero forniti, tra i componenti delle numerose task force , di qualche consulente linguistico e di qualche esperto e sollecito “scrittore” di fonti legislative!

Un esempio di come l’imprecisione e l’approssimazione linguistica genera un atto di malgoverno? I 600 euro che l’INPS avrebbero dovuto dare ai lavoratori del comparto turistico-alberghiero sono stati negati a migliaia di lavoratori di quel settore perché nel decreto si cita testualmente il termine “lavoratori stagionali” e molti operatori che erano semplicemente stati assunti a termine, anche se i termini coincidevano con la stagione turistica, non sono rientrati in quella definizione e si sono visti comunicare dalla Previdenza Sociale l’esito negativo della loro istanza. Già era un’elemosina, poi viene lesinata con questa pedanteria burocratico-linguistica… Il risultato finale di “malgoverno” è stato quello di far aggiungere all’ampia platea dei lavoratori autonomi che non hanno ancora ricevuto l’elemosina governativa anche questa ulteriore platea.

Il Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 che, all’articolo 28, sospendeva i viaggi d’istruzione e le gite scolastiche, prevedeva l’obbligo del rimborso delle somme anticipate “ovvero” dell’emissione di un voucher di pari importo. Inizialmente le agenzie hanno inteso quell’ “ovvero” come sinonimo di “cioè” rifacendosi alla sua accezione originaria e non a quella largamente in uso oggigiorno col senso di “oppure”. Per questo fatto le Agenzie si sarebbero sentite automaticamente autorizzate all’emissione di un voucher escludendo il rimborso in danaro liquido e mettendo in difficoltà sia le scuole che le famiglie. Ci sono volute altre due modifiche decretali e legislative per stabilire che si trattava di due distinte opzioni.

Poi c’è stata discussione alquanto surreale sull’interpretazione del termine “congiunto” ai fini della possibilità di poterci uscire insieme e andarlo a trovare a domicilio dopo le prime misure di allentamento del lockdown.

Ma possiamo pretendere tanta precisione ed accuratezza da gente che si diletta con “gli imbuti da riempire” o che, pur essendo meridionale, situa Matera in Puglia “scippandola” alla Basilicata? Difficile esigerlo, purtroppo, da tanta crassa e beata ignoranza.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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