Probabile fine dell’euro in 8 mesi. Scenari dopo la sentenza della Corte costituzione tedesca

La sentenza della Suprema Corte tedesca ha confermato le aspettative. La traduco in termini semplici: visto che il diritto tedesco ha per definizione preminenza su quello comunitario – il contrario di quello che accade in Italia.. – la Germania non può essere nei fatti contributore netto del sistema euro. I vari QE (Quantitative Easing), che si chiamino PEPP , MT o altro, devono dunque avere l'”equilibrio” degli interventi tra i vari paesi (si chiama Captal Key, una sorta di proporzione), precludendo la possibilità di sovra o sotto esposizione nell’intervento a favore di singoli paesi dell’Unione. Per fare un esempio comprensibile, è come se la FED negli USA dovesse fare interventi monetari a mercato aperto corrispondendo i risultati sempre e comunque a tutti gli Stati USA pesati secondo il PIL. Ovvero, ad esempio, lo Stato di New York, quello col PIL maggiore, avrebbe un peso sempre proporzionale al suo peso economico potendo dunque aiutare solo limitatamente paesi come l’Idaho o l’Akansas o l’Idaho, meno abbienti.

Nonsense.

Chiaramente, così facendo, la BCE non può funzionare come banca centrale, resta infatti nel contesto attuale un mero ragioniere. Da qui l’intervento della Corte tedesca che taglia alla radice ogni possibile evoluzione della BCE verso una Banca Nazionale-Federale degli Stati Uniti d’Europa, in forza del fatto che i tedeschi in realtà vivono di asimmetria economica (ma non monetaria) e non di solidarietà in ambito euro, a danno dei paesi euro-periferici. Atene docet.

Passiamo oltre. Ieri la Corte Suprema tedesca ha dato tre mesi per adeguarsi, sia all’EU che a Berlino. Pena l’esclusione della Germania dai prossimi QE. Anzi dovendo vendere a mercato aperto anche i Bund già acquistati a tassi negativi (…).

Si sappia che questo sarà uno sconquasso. Fra tre mesi avremo due possibilità: o la Bundesbank esce dal nuovo QE chiamato PEPP, ossia da quel QE indirizzato ad aiutare i paesi affetti dal Coronavirus, guarda caso tutti paesi fuori dal nocciolo core-europe di lingua tedesca o affine. O l’Italia ad esempio – ma anche la Francia a tendere – dovranno rientrare del rapporto debito/PIL di Maastricht. Facile così.

Ci siamo chiesti due settimane fa come avrebbe fatto “Giuseppi” Conte ad arrivare a novembre prossimo, ossia alle elezioni USA del secondo mandato di Trump in grado di proiettare la vera politica trumpiana in orbita, ossia quando verranno affrontati alla radice dalla Casa Bianca i files “globalismo a danno USA”, “Cina emergente a danno occidentale” e “Germania revanscista in ambito EU”.

Ben inteso, gli USA liberi dal vincolo del successivo mandato presidenziale sono sempre in grado di raddrizzare la situazione, senza dubbio, avendo tutti gli assi in mano (…).

Fra 3 mesi saremo ad Agosto. In tale data la Germania deciderà il da farsi; nel mentre la BCE riteniamo comprerà BTP come se non ci fosse un domani. Ad agosto si dovrà invece dire stop agli acquisti.

A tal punto ci saranno due possibilità: la prima, la Germania esce dall’euro in quanto il PEPP portato avanti dalla BCE avrà emesso euro in tutta EUropa e soprattutto a favore dei paesi ”euro MED” che però potranno essere spesi anche in Germania, facendo aumentare oltre Reno l’inflazione in ambito di ridotta offerta post-COVID senza che la Germania ne abbia tratto un equivalente beneficio. Ben sapendo che se non si porranno correttivi la Bundesbank, uscendo dal PEPP, obbligherà la BCE a vedere Bund facendo salire i tassi tedeschi.

 

Si capisce come ben difficilmente l’opinione pubblica tedesca potrà accettare di dare vantaggi ai mediterranei pagando di tasca propria, essendo per altro essa stessa in recessione ed anzi dovendo subire – per colpa mediterranea – l’odiata inflazione in patria col  PEPP, derivante da carta euro proveniente dal Sud e spesa in oltre Reno. Deformazione teutonica.

Più probabilmente, ad Agosto prossimo, massimo settembre, finita la crisi del virus all’Italia verrà chiesto di ridurre del debito, precisamente il discorso fatto da Weidmann alcune  settimane fa ai media tedeschi. Questa seconda ipotesi sarà quella di elezione per l’opinione pubblica germanica.

Dunque al raggiungimento della deadline trimestrale che succederà?

Lo scenario più probabile è che Berlino, dilaniata dalle polemiche interne, come anticipato da Giulio Tremonti ad agosto prossimo dirà: Italia, “devi rientrare nei parametri di Maastricht” pena fine dei QE in superamento del Capital Key. E Roma dovrà adeguarsi. Questo succederà ad inizio agosto. Ovvero, complici le ferie, se ne parlerà agli inizi di settembre, non prima di aver terrorizzato la popolazione italica con ipotesi di confisca della ricchezza privata sotto forma di imposta patrimoniale monstre fatte girare sui media.

Per lo meno il gioco a tal punto sarà chiaro.

Ma che succederà “poi”?

Semplice, Conte avrà avuto i 4 mesi di aria che gli servono, con la BCE a monetizzare il suo debito. A Settembre, due mesi prima delle elezioni USA di novembre prossimo (un lasso di tempo ottimale), Trump farà scoppiare lo scandalo FISAgate (ovvero le trame costruire in USA e in Europa per incastrare Trump nel Russiagate) ai due lembi dell’Atlantico, con arresti in USA e richieste d’arresto in Europa ed anche in EU. Un caos. Parallelamente, molto probabilmente emergeranno le prove concrete della Cina che ha attentato all’economia mondiale col virus.

Bang! Dunque Trump ritengo vincerà le elezioni a furor di popolo.

In Italia ed in EU si piomberà invece nel caos, con Gentiloni alle strette, i renziani alle strette, mezzo PD alle strette per aver intercettato Trump nel Russiagate a favore di Hillary. E con il Presidente USA diventato davvero persona temuta in Europa (…). Dunque il rientro del debito diventerà secondario.

Or dunque, arrivati a novembre, nel caso di vittoria di Trump, comunque vada al Senato, la Casa Bianca tenderà la mano al governo italiano “No Renzi” e “No Gentiloni”, dicendo: “niente patrimoniale, i soldi li mettiamo noi come prestito non oneroso, in dollari” in forza del Memorandum post-COVID pro-Italy approvato 2 mesi fa e sbandierato da Pompeo sui media italiani. Dunque costringendo l’Italia fuori dall’euro con un governo filo-USA  in regia.

Se non sarà proprio così, la prospettiva descritta potrebbe essere un valido scenario di lavoro, fatti salvi imprevisti e forzature, sempre possibili vista la posta in gioco. Scommetto che in tale contesto la Francia starà con l’Italia (e gli USA), lasciando sola Berlino assieme a Pechino, a leccarsi le ferite. Da lì sarà terra di nessuno, con l’EU in crisi sistemica e mortale.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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