Proroga delle concessioni e blocco delle delocalizzazioni per non uccidere il commercio ambulante

Nell’ambito del piccolo commercio, già di per sé massacrato dalla concorrenza della grande distribuzione organizzata, esiste una “terra di nessuno” ancora più dimenticata – quando non discriminata – dalle amministrazioni pubbliche. Stiamo parlando del commercio ambulante.

L’emergenza del Covid-10 ha aggravato il dramma degli operatori commerciali su aree pubbliche (gli ambulanti, appunto) che svolgono quotidianamente la loro attività nei mercati rionali, nelle feste e sagre patronali, nelle rotazioni, e nei posteggi fuori mercato.

Per tali attività, è prevista la scadenza delle  concessioni al 31 Dicembre 2020, ovvero tra pochi mesi.

Nell’evidente difficoltà creata dall’emergenza che stanno vivendo tutte le realtà aziendali della nostra Nazione, nel comparto del commercio ambulante la decadenza dei titoli assume il contorno di una beffa. Quale banca, infatti, si può rendere disponibile a concedere ad attività che rischiano di scomparire tra meno di un anno, il modesto e micragnoso prestito fino a 25.000 euro garantito dallo Stato, così  come previsto nel decreto “ Cura Italia”?

Questo interrogativo lo giriamo ai grandi “tecnici” dei ministeri dell’economia e delle attività produttive, permettendoci di dare una soluzione che, per quanto temporanea, può essere utile in questo drammatico frangente.

Sulla falsariga della già prevista estensione delle concessioni marittime fino al 2033 per aggirare la Direttiva Bolkestein, il Governo deve necessariamente posporre la scadenza delle concessioni degli ambulanti almeno per il prossimo biennio.

Questa richiesta, peraltro avanzata dalle rappresentanze di categoria come ASCI CONFIMPRESE ITALIA (sulla cui pagina Facebook potete approfondire la questione), consentirebbe tempi minimi necessari per la ripresa delle attività, per l’eventuale restituzione dei prestiti bancari, e non ultimo per dare tempo al legislatore di emanare le  attese direttive nazionali del  settore ancora non definite.

Oltre alle dimenticanze degli organi di governo nazionale, assistiamo poi in molte realtà locali a comportamenti, da parte di diverse amministrazioni Comunali, discriminanti e vessatorie nei confronti del mondo dell’ambulantato.

Ci riferiamo alle questioni inerenti le delocalizzazioni delle strutture commerciali, oggetto di annose interlocuzioni tra le parti, e che oggi alcuni Comuni vorrebbero definire in assenza dei necessari sopralluoghi.

È notizia di questi giorni, ad esempio, che alcuni Municipi di Roma vorrebbero imporre agli operatori, di individuare le postazioni alternative su Google Maps, facendo finta di ignorare che le nuove allocazioni devono tenere conto dei flussi di passaggio oggi non rilevabili a causa dell’emergenza sanitaria, e che comunque operazioni del genere non possono essere trattate come una spensierata partita di Risiko.

Il buonsenso, consiglierebbe il congelamento di tali spostamenti alla scadenza dei titoli concessori.

In questo particolare momento storico, è quanto mai necessario un impegno unanime di tutte le forze produttive della Nazione, per recuperare quanto perso, non solo in questi mesi di emergenza, ma in questi anni di crisi e di declino. Ma tale impegno sarà possibile solo sostenendo e  favorendo le nostre piccole e medie imprese del territorio, che sono quelle che danno più occupazione e che, al contrario dei grandi gruppi, mantengono e manterranno sempre la loro sede fiscale in Italia.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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