Qualcuno imbavagli Conte (o almeno Casalino). Intanto i Ministri devono correre ai ripari

L’ha fatto un’altra volta. Erano le 21:30  di ieri sera quando è stata diffusa la notizia che il Premier Conte avrebbe parlato alle 22:30 con una diretta Facebook trasmessa dalle televisioni a reti unificate.

Gli Italiani reclusi a casa si sono messi ad aspettare e alla fine, con un’ora di ritardo, il mezzobusto – come al solito tirato a lucido – del Premier italiano è apparso sui loro teleschermi e sui loro smartphone.  Per dire cosa? Per quale straordinaria notizia da trasmettere di notte con una sola ora di preavviso? Per annunciare che, dopo essere stato messo alle strette dall’ordinanza del Governatore della Lombardia Fontana, finalmente aveva preso quella decisione che tutti invocavano da giorni, se non da settimane: la chiusura dei luoghi di lavoro non essenziali per le filiere produttive “di sopravvivenza”.

Il tutto condito da imprecisioni e confusione varia. Al punto che Andrea Pennacchioli, giornalista de La7 non certo sospettabile di simpatie sovraniste, ha commentato su Facebook: “… le soliti quattro frasette. La solita imprecisione. #Conte si è mostrato nuovamente fragile e approssimativo. La comunicazione è fondamentale in questi momenti. La politica di più. Basta siparietti da reality show. #Casalino dimettiti”.

Insomma, il delirio comunicativo di Conte e del suo portavoce Casalino si sovrappone al dramma e all’emergenza, creando ansia, confusione, ulteriore depressione tra i cittadini. Oggi tutti si interrogano sulla reale portata di questo nuova deliberazione in cui, come al solito, la confusa comunicazione mediatica ha preceduto l’emissione scritta del decreto.

Il tutto per una decisione già scontata, almeno da dieci giorni. Non bisogna essere particolarmente acuti o antagonisti per comprendere che Conte si muove con un occhio all’emergenza e con l’altro al suo futuro politico, a cui spera di approdare con una visibilità così forte da essere in grado di fondare un suo partito personale (come già fatto in passato da tutti i tecnici approdati a Palazzo Chigi).

Non solo, oggi i Ministri Speranza e Lamorgiese sono dovuti correre ai ripari: hanno dovuto emettere una nuova ordinanza urgente per impedire che, dopo lo stop delle attività lavorative annunciato da Conte, i lavoratori di origine meridionale ritornino alle loro case d’origine, portando così altro contagio dal Nord al Sud d’Italia.

Qualcuno imbavagli Conte, o almeno il suo portavoce Casalino. Ci pensi il Presidente Mattarella o qualcuno della maggioranza di governo, ma l’Italia ha troppi guai per poter sopportare anche il peso del narcisismo politico di questo Presidente per caso.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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