Recovery Fund = Recovery Fake

Man mano ch passano i giorni anche gli sponsor più motivati di questa Europa iniziano a rendersi conto dei tanti aspetti problematici e poco rassicuranti del “recovery fund” che, in un primo momento, era stato presentato con tanta enfasi retorica e, in taluni casi, anche con toni esaltati.

Carlo Bonomi, neopresidente di Confindustria, ha parlato di “strada ancora lunga e tortuosa” ha aggiunto che “Noi dovremo presentare alla Commissione un piano di riforme credibili e rigorose, se no quei miliardi non li vedremo mai”. Alla faccia di chi sostiene che questo sia un “fondo” privo di vincoli e di condizionamenti. E se ricordiamo l’esperienza del Governo Monti, capiamo benissimo cosa si intenda per “riforme credibili e rigorose”, in pratica un salasso che sarebbe applicato ad un corpo già dissanguato ed agonizzante.

Giunge infine il raggelante proclama del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco:<< I fondi europei non potranno mai essere gratuiti in quanto il debito europeo è debito di tutti.>>.

Entriamo allora un po’ nel merito di questa sorta di “recovery fake” più che “recovery fund”, andando oltre la similitudine fonetica ed allitterativa e rivelandone i contenuti essenziali. Innanzitutto il “fondo” dovrebbe essere “manzonianamente” erogato all’Italia non prima di marzo 2021. Poi inizierà tutta la fase procedurale e burocratica italiana a partire dai DPCM o dai Decreti legge, annunciati in pompa magna in TV e pubblicati settimane dopo sulla Gazzetta Ufficiale.

A ciò si aggiunga, come sostiene Bonomi che i fondi arriveranno “a rate” in relazione a quanto avremo avviato e realizzato. Il vicepresidente Dombrovskis ha precisato: «Le tranches di aiuti saranno soggette al completamento degli investimenti. Se un Paese non effettua l’investimento, sarà difficile che potremo trasmettergli denaro».

Già questi sono aspetti fortemente problematici. Da dove gli imprenditori prenderanno i soldi per gli investimenti se giungeranno loro dopo gli investimenti? Non abbiamo sostenuto che è importante partire subito e a pieno regime perché nel frattempo il tessuto economico potrebbe collassare?

All’Italia dovrebbero in teoria toccare 172 miliardi, dei quali 96,3 in prestito (pari al 4,7 del PIL italiano) e 81,8 in “sussidio” cioè “a fondo perduto”. Per ottenere questa erogazione, l’Italia, tra il 2021 e il 2027 dovrà versare all’Europa 96,3 miliardi di euro; in pratica quello che daremo all’Europa per costituire il “fondo” è di 14,4 miliardi superiore a ciò che ci arriverà “a fondo perduto”. Il prestito invece sino al 2058 lo dovremo restituire ad interesse. Sapete trovarci la grande convenienza?

Inoltre siccome il fondo sarà costituito anche con “emissione di debito comune”, per necessità oggettiva il reciproco controllo (che vuol dire la “spada di Damocle” sulla  testa della nostra economia) sarà destinato ad intensificarsi e ad aumentare, quando la gente reclama invece di svincolarci da alcuni condizionamenti, di rinegoziare i trattati o, addirittura, di “uscire dall’Unione”.

Avremo ancora “più Europa” che vuol dire “più vincoli”, “più condizionamenti”, “più rigore”, “più asfissia” per la nostra economia. Luigi Di Maio  e Laura Castelli, dopo la notizia sul “recovery fund”, in un eccesso di esaltazione, avevano affermato di poter usare quelle risorse per abbassare le tasse, subito contraddetti e “raffreddati” nei loro eccessi di entusiasmo dal Ministro Vincenzo Amendola il quale ha affermato che:<< i sussidi e i prestiti del Recovery plan sono destinati a investimenti non alla spesa corrente.>> . A tutte le problematicità del “fondo europeo” si aggiunge pure la precarietà, l’improvvisazione e le lacerazioni della nostra compagine governativa.

Per noi rimane la via maestra (Luciano Barra Caracciolo, Giulio Tremonti ed Ettore Gotti Tedeschi), non esplorata ancora, dell’utilizzo del risparmio privato italiano finalizzato a “nazionalizzare il debito” e a ridurlo, quindi ad aver consistenti margini per gli investimenti. Quando dobbiamo pagare interessi da versare all’Unione Europea per avere risorse con una caterva di vincoli, perché non pagarli ai risparmiatori italiani? L’esito dell’ultima asta di BTP è al riguardo un incoraggiante segnale di disponibilità.  Questa operazione però esige credibilità e affidabilità del quadro governativo. Tutto possiamo dire e sostenere però, tranne che il governo giallo-rosso dei Conte, dei Di Maio, dei Gualtieri e dei Bonafede sia percepito dagli italiani come credibile ed affidabile.

 

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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