Scuola e trasporti in tempi di covid

In queste ultime settimane, come era del resto assai prevedibile, è scoppiata la polemica sul tema dei trasporti scolastici e del rischio che, nonostante tutte le misure e le restrizioni prese per consentire il rientro a scuola “in presenza”, tutto possa essere vanificato dai notevoli assembramenti che si registrano sui mezzi di trasporto.

Prima domanda: non si sapeva da tempo che la scuola italiana è ad alto tasso di pendolarismo per cui la prima cosa a cui si sarebbe dovuto pensare e rimediare era la priorità trasporti? Invece già da maggio-giugno scorso ci si è unicamente concentrati sulla questione dei banchi monoposto, dei banchi a rotelle col risultato, tra l’altro,  che la stragrande maggioranza delle scuole ancora oggi non ha ottenuto le forniture richieste.

Seconda domanda: a cosa potrà servire che in uno dei tanti DPCM si sia stabilito che gli autobus adibiti al trasporto scolastico non possono viaggiare con un numero di studenti superiori all’80% della capienza se nel frattempo le linee di trasporto non sono state potenziate, integrate con nuove corse, anzi, visto come si viaggiava in tempi ordinari, persino raddoppiate?

Adesso, a scuola iniziata, assistiamo allo “scaricabarile” (arte ben nota a Conte e al suo governo) sulle regioni che non si sarebbero attrezzate. Per intanto bisogna osservare che tutte le regioni, indipendentemente dal colore politico di chi le governa, anche Lazio, Campania, Puglia ed Emilia Romagna, sono in difficoltà sul tema trasporti. Quindi è un dato oggettivo che richiede provvedimenti straordinari ed emergenziali cui le regioni non possono far fronte. In verità già in tempi ordinari vi erano, soprattutto al sud, difficoltà a far fronte ai fabbisogni determinati dal pendolarismo scolastico che, anno dopo anno, soprattutto con la riduzione degli organici e la chiusura di molti plessi scolastici, andavano crescendo.

Le regioni, di converso, stanno reagendo – a nostro avviso sbagliando- chiedendo l’utilizzo della didattica a distanza per le scuole superiori al fine di ridurre la pressione di centinaia di migliaia di studenti sui trasporti. Sarebbe una soluzione di ripiego che, dopo già 4 mesi  di didattica a distanza, abbasserebbe in maniera incisiva la qualità degli apprendimenti e l’efficacia del servizio scolastico.

Le regioni, invece, devono incalzare il governo e il Ministro Azzolina, su un altro terreno. Questi continua a vantarsi di aver ottenuto per la scuola 7 miliardi, cosa, a suo dire, mai vista prima. Non dice ancora però come questi 7 miliardi si stiano spendendo. Non vogliamo pensare che vengano spesi tutti per i banchi monoposto e a rotelle e per le mascherine! Sarebbe il caso allora di destinare qualcuno di questi miliardi, se sono stati davvero stanziati, al potenziamento del trasporto scolastico che, attenzione, vorrà dire pressoché il raddoppio delle linee, con un non trascurabile risvolto positivo anche in termini di occupazione. Questo è il terreno sul quale Conte e Azzolina vanno chiamati a confronto, care regioni.

La questione invero si pone anche per il trasporto dei lavoratori in fabbrica o sui posti di lavoro, viste certe recenti scene alle stazioni ferroviarie e metropolitane. Anche lì, invece di seguire i “pallini” e le “fissazioni” di Toninelli con lo spreco dei bonus per il monopattino, andava pensato e programmato, già da quando a maggio si è iniziato a riaprire e ridimensionare il lockdown, un potenziamento serio ed efficace di quest’altro sistema di trasporto. Eppure ne stanno pagando di esperti e di task force! Forse sarebbe bastato dotarsi di un minimo di gratuito buon senso.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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