Scuola: improvvisazione e pressapochismo

Sono i termini esatti per definire quanto sta combinando il governo giallorosso, Ministro
Azzolina in testa, nel mondo della scuola. In parecchie regioni le scuole si sono riaperte, in diverse altre regioni riapriranno il 14 o il 24 settembre, proviamo dunque a tracciare un bilancio di quanto fatto perché esse possano riaprire in sicurezza e riducendo al minimo il rischio contagio per studenti, insegnanti, personale ATA.

Quando si è pensato di riaprire le scuola si è molto superficialmente data priorità alla questione banchi e ad un lungo e specioso dibattito, a metà strada tra tecnico e politico, sulle distanze. Se doveva trattarsi di una distanza tra banco e banco, il che voleva dire automaticamente avere pochissime aule adatte alla riapertura, oppure se doveva trattarsi della cosi detta “distanza buccale” tra bocca e bocca di studente. Se infine dovesse rendersi obbligatorio l’uso delle mascherine.

Il risultato è che ancora si è ben lontani dall’aver fornito alle scuole i banchi monoposto  ritenuti necessari e i lavori per sistemare l’edilizia scolastica ancora languono e certamente non finiranno (in alcuni casi non inizieranno) per l’apertura dell’anno scolastico. Altrettanto si può dire per il reclutamento dei docenti e del personale ATA necessario a far ripartire le lezioni dal primo giorno di scuola. Il Ministro e i “5 Stelle” vantano però di aver stanziato una volta 5 altre volte 7 miliardi per la scuola.

Eppure ci voleva solo un po’ di buon senso ed umiltà per comprendere sin da maggio (quindi avendo il tempo a disposizione per rimediarvi) che le prime priorità erano i trasporti e la modalità di accertamento che chi entra a scuola non abbia sintomi e febbre. Si sa che gli autobus che fanno il trasporto scolastico, soprattutto da città a città, dato il forte tasso di pendolarismo, trasportano spesso più alunni in piedi che seduti. Quindi il primo investimento per spendere quei 5 o 7 miliardi (fateci capire quanti sono per favore) doveva essere fatto almeno raddoppiando le corse studentesche.

Si sapeva che misurare la febbre ad alunni, docenti e personale ATA con il termo scanner “a pistola” implica tempi tali da rendere impossibile un ingresso puntuale, ordinato ed agevole a scuola. Allora bisognava spendere altre risorse di quei 5 o 7 miliardi per dotare le scuole di “barriere termo scanner” per ogni ingresso. Poi si doveva pensare ai banchi accettando anche la possibilità di riutilizzare banchi biposto facendoli occupare ad un solo studente, senza generare altri costi di smaltimento di banchi comprati magari qualche mese prima.

Si sapeva che sarebbero occorsi più docenti e più personale ATA, perché non si è seguita la procedura di immettere in ruolo i docenti che avessero maturato almeno 3 anni di insegnamento posponendo il concorso a fine anno scolastico? Perché già da aprile, come si è fatto per decenni, non è stata ripubblicata le medesima ordinanza di sempre per le graduatorie provvisorie? Siamo in situazione straordinaria non si può perdere tempo a discutere su “quisquilie” e dettagli. Oggi avremmo già le graduatorie definitive e assegnati i primi incarichi, come è accaduto tre anni fà, sei anni orsono e così via a ritroso.

Si trincerano dietro la straordinarietà della situazione e dietro il fatto che gli oppositori non fanno proposte. Queste cose di buon senso le abbiamo sentite fare a diversi oppositori, ad alcuni sindacati e a componenti del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, miserevolmente “bypassato” da task force, comitati tecnici ed esperti incompetenti ed improvvisati. La verità è che sono, come si dice al mio paese, “ciucci e presuntuosi”.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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